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22 Maggio 2025 - 16:12
Un impianto sportivo abbandonato, un bando scritto con i piedi e una Giunta comunale che predica bene e razzola malissimo. A Ivrea, il caso del campo da tennis di via Cascinette diventa politico, sociale e, soprattutto, simbolico. A raccontarlo con toni duri, ma documentati, è una mozione presentata dai consiglieri comunali Elisabetta Piccoli, Paolo Noascone e Tony Cuomo, che puntano il dito contro l’ennesima gestione approssimativa firmata Matteo Chiantore & Co.
La storia è vecchia, ma si ripete con inquietante regolarità. Il primo tentativo di rimettere mano all’impianto risale all’agosto 2024: la Giunta delibera un bando per la riqualificazione dell’area sportiva, ma – dettaglio non da poco – si dimentica completamente di coinvolgere l’opposizione.
Risultato? Il bando va deserto. Neanche un’associazione, nemmeno una, si fa avanti per prendersi in carico un progetto evidentemente irricevibile. Ma in Comune nessuno si scompone.
Nel frattempo, il campo sportivo, un tempo luogo di aggregazione e attività, diventa terra di nessuno. I consiglieri parlano apertamente di occupazioni abusive, rifiuti da bivacco visibili persino dalla strada, mancanza totale di controlli e una recinzione che definire “simbolica” è un eufemismo. Tutto ciò mentre il DUP – il Documento Unico di Programmazione – canta le lodi dello sport come strumento di inclusione sociale e centrale nella vita cittadina. Peccato che la realtà dica tutt’altro.
Ed eccoci al secondo atto della tragicommedia. Il 16 maggio 2025 esce una nuova manifestazione di interesse, e qui si raggiungono vette di surreale creatività amministrativa. Stavolta, il Comune si ricorda di mettere sul piatto 50 mila euro. Ma sono briciole.
“Una cifra ridicola per un intervento così ampio, che dovrebbe comprendere almeno la messa a norma degli impianti, la riqualificazione dei campi da tennis e la sistemazione della club house”, scrivono Elisabetta Piccoli, Paolo Noascone e Tony Cuomo.
E lo fanno notare con amara ironia: mancano persino gli allegati tecnici di base. Nessuno studio di fattibilità, nessuna stima dei costi da parte del Comune. In compenso, si chiede alle associazioni interessate di fare tutto loro. Compreso redigere computi metrici dettagliati, relazioni tecniche, piani economici, e pure farsi asseverare il piano finanziario da una banca o da un tecnico abilitato. Il tutto in meno di 30 giorni.
E qui siamo alla farsa: il termine per il sopralluogo è il 3 giugno. Il progetto completo (con allegati, firme, asseverazioni) va consegnato entro il 16 giugno. Non c’è nemmeno il tempo di prendere le misure. Ma c’è di più: nel bando si parla di concessione da 5 a 20 anni, mentre a pagina 10 – guarda un po’ – si fissa un limite massimo di 10 anni. Quale delle due è vera? Mistero degno di una spy story. Ma in Comune, evidentemente, nessuno rilegge ciò che scrive.
E poi il dettaglio che fa saltare il banco: manca una clausola di buon senso. Nulla vieta, infatti, che a partecipare siano soggetti che siano stati radiati da una Federazione sportiva, anche recentemente. Altro che promozione dello sport: qui si rischia di affidare un impianto pubblico a chi non avrebbe neanche diritto a entrare in campo.
La mozione chiede, con fermezza e precisione, di intervenire subito. E cosa propone? Di chiarire una volta per tutte la durata della concessione (10 o 20 anni? scegliete!). Di escludere chi è stato radiato da una Federazione sportiva negli ultimi 15 anni (una norma minima di garanzia). Di redigere uno studio preliminare serio da parte del Comune per stimare l’entità degli interventi e rapportare ad essi il contributo economico. Di aumentare i fondi disponibili, perché con 50 mila euro si può giusto rifare una recinzione, altro che club house. Di dare più tempo alle associazioni, almeno due mesi, per presentare proposte che abbiano un minimo di senso e qualità. Infine – ma forse è il punto più politico – di convocare una commissione consiliare per discuterne insieme, coinvolgendo anche l’opposizione, che finora è stata sistematicamente esclusa da ogni fase del processo.
Il tutto, si legge nel documento, per evitare l’ennesima occasione persa. Perché, diciamolo chiaramente, “questo centro sportivo è un punto di riferimento strategico importantissimo per la vita dei Cittadini” e merita ben altro trattamento.
Ma il rischio, concreto, è che anche stavolta la montagna partorisca un topolino. Un topolino con la racchetta in mano, costretto a giocare tra le sterpaglie e i rifiuti, aspettando che qualcuno in Comune si accorga che lo sport, a Ivrea, è diventato l’ultima ruota del carro.
C’erano una volta quattro campi da tennis in terra rossa, due campi polivalenti in erba sintetica, una club house, spogliatoi e perfino un angolo verde. Tutto a Ivrea, in via Cascinette 8, dove lo sport di base era di casa. Oggi quell’impianto è chiuso, inutilizzato, in stato di abbandono. Ma ora, come in una fiaba moderna, il Comune tenta di scriverne un nuovo capitolo. E lo fa con un avviso pubblico appena pubblicato all’albo pretorio: una chiamata rivolta alle associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro per prendere in carico la riqualificazione, l’ammodernamento e la gestione dell’impianto.
L’amministrazione, insomma, cerca un soggetto capace di restituire vita e dignità a un pezzo di patrimonio sportivo della città, promettendo in cambio una concessione gratuita e un contributo economico una tantum fino a 50.000 euro. In cambio, però, chiede molto. Forse troppo.
Si tratta del secondo bando. Il primo pubblicata il 5 agosto 2024 con scadenza al 30 settembre è, infatti andato deserto. Nessun partecipante, nessuna offerta. Solo silenzio e desolazione.
L’avviso, questa volta, è dettagliato, quasi chirurgico. Il gestore dovrà garantire, con risorse proprie, il recupero di almeno due campi da tennis, realizzare spazi per altri sport (padel, pickleball, beach volley, pallacanestro, pallavolo...), zone d’ombra e socializzazione, coperture invernali, risparmio energetico, tariffe agevolate, tariffe scontate per residenti e disabili, 50 ore gratuite per il Comune, un piano economico-finanziario asseverato, e persino un cronoprogramma che divida gli interventi in due fasi, con una prima riconsegna dell’impianto entro 60 giorni e completamento dei lavori entro un anno.
Ma non basta: serve dimostrare di aver gestito impianti sportivi per almeno 3 anni negli ultimi 10, di essere regolarmente iscritti al registro delle attività sportive dilettantistiche, di non avere debiti con l’amministrazione, di non avere conflitti d’interesse, di non essere mai stati inadempienti in passato.
E bisogna aver già fatto un sopralluogo obbligatorio, da prenotare entro il 3 giugno, altrimenti niente candidatura.
Insomma, più che una manifestazione d’interesse, una corsa a ostacoli. Dove l’ostacolo più grosso resta uno: trovare davvero qualcuno disposto a investire su un impianto che oggi non vale nulla, nella speranza che domani diventi un punto di riferimento per lo sport eporediese.

Il sindaco Matteo Chiantore
Il Comune promette una concessione gratuita della durata minima di cinque anni e massima di venti, legata al valore dell’intervento. Ma non basta: l’intero costo della gestione ordinaria e straordinaria — manutenzione, bollette, vigilanza, assicurazioni, personale — è totalmente a carico del concessionario. Tutti gli eventuali utili? Dovranno essere reinvestiti nell’impianto, previa approvazione dell’amministrazione. E non solo: il piano economico dovrà contenere anche analisi finanziarie sofisticate (VAN, TIR, DSCR) e sarà oggetto di valutazione severa da parte di una Commissione tecnica nominata dal Comune.
E se a rispondere all’avviso sarà solo un soggetto? In quel caso sarà la Giunta comunale a decidere se il progetto merita il riconoscimento del “pubblico interesse”. Altrimenti, niente concessione. Nessuna prelazione, nessun automatismo.
Certo, per una realtà sportiva ben strutturata, con visione, esperienza e voglia di investire su Ivrea, l’occasione potrebbe essere ghiotta. Anche perché la destinazione urbanistica dell’area (SV18) — parco, gioco, sport — è perfettamente compatibile, e l’area, secondo il CDU, si trova in una zona “mista” ma non critica sotto il profilo geologico.
La scadenza per presentare le candidature è il 16 giugno alle ore 12, via PEC. I tempi sono stretti. Le richieste sono molte. Ma l’impianto, se risorge, potrebbe diventare un simbolo di rigenerazione urbana e sportiva. A patto che qualcuno sia pronto a raccogliere la sfida.
E se nessuno si facesse avanti? Resterà l’ennesimo bando disertato, e via Cascinette 8 continuerà a raccontare una storia di declino senza epilogo.
Fin qui, il presente. Ma perché i vecchi gestori se ne sono andati?




La risposta è tutta in una delibera di giunta del 16 maggio 2024, che certifica un accordo transattivo tra Comune e ASD Tennis Club. L’associazione rinuncia alla causa intentata presso il TAR Piemonte, il Comune rinuncia alla pretesa di un credito da 23.769 euro. E così, il Circolo saluta Ivrea e emigra a Bollengo. Fine del braccio di ferro, ma anche fine di un’epoca.
Tutto nasce nel novembre 2022, con una decisione dell’allora amministrazione guidata da Stefano Sertoli. L’ASD Tennis aveva sottoscritto un contratto di locazione di 6 anni + 6 anni, eseguito lavori, attirato clienti. Ma alla fine del primo periodo, l’Amministrazione si accorge – con colpevole ritardo – che quel contratto non era valido. Perché?
Perché l’impianto è iscritto tra i beni patrimoniali indisponibili del Comune. Tradotto: non si può affittare, ma solo concedere tramite evidenza pubblica. Lo scrive l’avvocato Dal Piaz in un parere legale che sembra uscito da un trattato di diritto bizantino: “Su tali beni insiste un vincolo funzionale coerente con la loro vocazione naturale ad essere impiegati in favore della collettività”.
Risultato: contratto revocato, affidamento in concessione temporanea fino al 31 luglio 2023 per un canone di 14.740 euro IVA compresa, e via al contenzioso davanti al TAR. In un gioco di carte bollate e delibere a raffica, il Comune si copre le spalle: se il TAR avesse dato ragione all’associazione, ci sarebbe stato un rischio risarcimento per mancato guadagno. Così, nel dubbio, meglio permettere l’attività fino a luglio 2024, giusto per non compromettere la stagione sportiva.
Poi l’accordo. Ognuno si paga il proprio avvocato, si stringono le mani (più o meno), e si volta pagina.
Una vicenda triste, gestita peggio. Dove a rimetterci sono stati gli sportivi, i cittadini, l’associazione storica guidata da Vittorio e Marcello Crotta, che per 25 anni hanno rappresentato il tennis eporediese.
Commenti all'articolo
Sovietico Eporediese
23 Maggio 2025 - 13:20
L'opposizione è la stessa che c'era nella precedente amministrazione Comunale che ha fatto di tutto per impedire i bandi e le assegnazioni e minacciando associazioni e facendo proprio pasticci e non sfruttando il periodo di Pandemia per fare tutti i lavori di ristrutturazione e di manutenzione ordinaria e straordinaria.
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