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Cava di San Bernardo. In consiglio due mozioni e un ordine del giorno

Consiglio comunale a Ivrea: sfida tra mozioni sul futuro della cava di San Bernardo, tra netti "no" e potenziali compromessi, con interessi politici e civici in gioco.

Protesta a San Bernardo (foto archivio)

Protesta a San Bernardo (foto archivio)

Lunedì 26 maggio a Ivrea andrà in scena uno di quei Consigli comunali destinati a lasciare il segno. La seduta si preannuncia tesa, affollata, osservata con attenzione non solo dai cittadini ma anche dalla Città Metropolitana di Torino. Sul tavolo, infatti, ci sarà un tema che da mesi infiamma il dibattito pubblico: il possibile rinnovo della concessione per l’apertura di una cava in località Fornaci, nel quartiere di San Bernardo. Ma soprattutto ci saranno tre documenti politici, tre strade diverse, tre modi di dire “no” – o di non dirlo abbastanza forte.

La prima è una mozione presentata dai consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Andrea Cantoni e Marzia Vinciguerra. La seconda è firmata dai tre capigruppo della maggioranza, Barbara Manucci (Partito Democratico), Andrea Gaudino (Laboratorio Civico Ivrea) e Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea). La terza non è tecnicamente una mozione, ma ha lo stesso peso, forse di più: è un ordine del giorno redatto e presentato direttamente dal Comitato No Cava.

Tre testi, un solo obiettivo: difendere il territorio. Ma le differenze sono tutt’altro che marginali, perché ciò che è in gioco è non solo il futuro di San Bernardo, ma anche la credibilità della politica locale, la sua capacità di rappresentare e rispondere a un malessere civile ormai esploso.

La mozione firmata da Cantoni e Vinciguerra è, finora, il documento più esplicito: un no secco, privo di tentennamenti. “Quando la qualità della vita dei cittadini è messa in pericolo in questo modo, è necessario che la politica risponda chiaramente”, si legge nel testo.

Viene espresso dissenso totale rispetto al progetto di cava così come presentato dalla ditta Cogeis, e impegna il Sindaco a portare questa posizione in tutte le sedi, coinvolgendo i cittadini direttamente e senza mediazioni.

Una presa di posizione netta, che ha il merito di sgomberare il campo da ambiguità. Ma sarà sufficiente a costruire una maggioranza in Consiglio? Il rischio, come spesso accade, è che un’opposizione isolata finisca per parlare da sola.

Sul fronte opposto, la mozione della maggioranza cerca una mediazione tra la necessità di tutelare i residenti e la consapevolezza dei limiti procedurali dell’ente comunale. Il testo elenca numerose criticità: il cambiamento urbanistico dell’area rispetto a 11 anni fa, l’aumento del traffico pesante, le barriere anti-rumore alte 7 metri che danneggerebbero il paesaggio e il valore immobiliare, l’inquinamento acustico. Tuttavia, non arriva mai a pronunciare un no diretto. Piuttosto, si limita a impegnare l’Amministrazione a “porre in atto tutte le azioni necessarie al fine di impedire il rinnovo”.

Una formulazione diplomatica, che alcuni interpretano come una strategia prudente, altri come una mancanza di coraggio. Di fatto, il Sindaco Matteo Chiantore ha già scritto alla Città Metropolitana chiedendo una rivalutazione, ma il Consiglio è ora chiamato a ribadire – o a correggere – quella posizione con un atto collettivo.

E poi c’è il documento del Comitato No Cava, inviato al Presidente del consiglio comunale Luca Spitale.

Non si sa se verrà preso in considerazione o considerato "carta straccia". Presentato come ordine del giorno ma con un linguaggio e una struttura che lo rendono, di fatto, una mozione dal basso. Un testo rigoroso, dettagliato, pieno di riferimenti tecnici e urbanistici, firmato da cittadini che conoscono il quartiere casa per casa, pietra su pietra...

Quel che si legge è netto e il dito è puntato sulla richiesta di rinnovo da parte della Cogeis, formalizzata il 4 novembre 2024. Non è mai stata comunicata alla cittadinanza, che ne è venuta a conoscenza solo pochi giorni prima della conferenza dei servizi del 5 marzo.

"In questi dieci anni - denunciano -  la cava non è mai stata attivata, né sono state realizzate le opere promesse (come l’allargamento di via delle Fornaci o il semaforo), mentre l’area circostante si è trasformata in zona residenziale...".

E non basta ancora. Il dito è puntato anche sulla variante urbanistica PRGC 2030 approvata dal Comune nel giugno del 2024.

Per poter dire che la cava è compatibile con il quartiere di San Bernardo dal punto di vista acustico, cioè del rumore che produce, il Comune ha infatti dovuto modificare le regole (la cosiddetta zonizzazione acustica), peggiorandole. In pratica ha deciso che quella zona – che prima era considerata tranquilla, residenziale – ora può sopportare più rumore.

Ma non solo: questa modifica crea un forte contrasto tra la cava (che farebbe molto rumore) e le case vicine (dove il rumore dovrebbe essere basso). Questo tipo di situazione è definita dalla legge come “accostamento critico”, ed è di norma vietata dalla normativa regionale (L.r. 52/2000), proprio per proteggere chi vive vicino a impianti rumorosi.

"L’iter di revisione della zonizzazione acustica, di prossima attivazione - si legge nel documento - prevederà costi a carico della collettività, sottraendo risorse comunali ad altre priorità. Verrà inoltre avviato prima che la ditta COGEIS Spa abbia fornito garanzie sulla reale fattibilità di opere connesse alla cava (ampliamento strada e canali di scolo acque) che insistono su terreni privati di cui la ditta non ha mai acquisito la disponibilità...".

Per la cronaca nelle scorse settimane il Comitato ha raccolto 221 firme in pochi giorni, allegandole ad un documento e lunedì, in aula, ci saranno anche loro. Non con i toni accesi della protesta, ma con la determinazione di chi difende il proprio futuro. Chiedono solo una cosa: che il Consiglio dica chiaramente cosa pensa. Che si esprima con un voto forte, politicamente rilevante, e non si rifugi nella giungla delle competenze burocratiche.

“Noi non siamo contro lo sviluppo, ma questa cava non ha più senso. È un errore urbanistico che non va ripetuto. Il Consiglio ha l’occasione per correggerlo”, spiegano dal Comitato.

Il vero nodo ora è politico: riusciranno maggioranza e opposizione a trovare un testo condiviso, magari fondendo le tre proposte in un unico documento che dica chiaramente “no” alla cava? O si arriverà in aula divisi, con due votazioni diverse e il rischio concreto che nessuna ottenga la maggioranza assoluta?

Nel frattempo, la Città Metropolitana osserva. E attende. Se da Ivrea arriverà un messaggio confuso, il pericolo è che venga interpretato come un via libera implicito. E a quel punto, le responsabilità ricadrebbero su chi oggi ha la possibilità – e il dovere – di scegliere.

Lunedì 26 maggio, alle ore 18, nella sala del Consiglio comunale, si giocherà una partita decisiva. Non solo per San Bernardo, ma per la capacità di un’intera città di ascoltare se stessa.

L'ORDINE DEL GIORNO DE COMITATO NO CAVA

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