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Le Opposizioni chiedono il Daspo urbano

Sicurezza in città, Fratelli d’Italia e De Stefano all’attacco: “La Polizia Locale è abbandonata. Il sindaco risponda”

Chiantore dimettiti. Lo chiedono, sui social, i Fratelli d'Italia

Matteo Chiantore

A Ivrea si vive con la paura di camminare in alcune zone della città. Lo dicono i cittadini, lo confermano i commercianti, lo scrivono nero su bianco i consiglieri comunali Andrea Cantoni, Marzia VinciguerraMassimiliano De Stefano, Paolo Noascone e Tony Cuomoin una nuova e durissima interpellanza che farà capolino al prossimo Consiglio comunale. Sotto accusa, ancora una volta, la gestione della sicurezza pubblica e, in particolare, il ruolo della Polizia Locale. Ma non solo. Al centro del documento anche le dichiarazioni del sindaco Matteo Chiantore, definite a tratti offensive e svilenti per lo stesso corpo di agenti eporediesi, e la mancanza di una strategia concreta per fronteggiare l’ondata crescente di mico-criminalità.

I tre firmatari partono da un dato che ormai è sotto gli occhi di tutti: “Ivrea sta affrontando un crescente allarme per la sicurezza pubblica”, con episodi di criminalità diffusa che non risparmiano più nessun quartiere. Rapine, aggressioni, atti di vandalismo, furti e minacce che – si legge nell’interpellanza – “preoccupano cittadini e commercianti” e stanno “alimentando un clima di paura”. Non è un’esagerazione politica. Lo dimostrano le oltre 2.000 firme raccolte dai commercianti eporediesi, esasperati, che chiedono a gran voce un intervento immediato: più pattuglie della Polizia Locale, maggior presidio nelle zone a rischio, installazione di telecamere di videosorveglianza e un potenziamento dell’illuminazione pubblica.

Ma se la richiesta dei cittadini è chiara, altrettanto non si può dire delle risposte dell’Amministrazione comunale. Al centro della contestazione c’è una frase pronunciata pubblicamente dal sindaco Chiantore. A suoi dire gli agenti della Polizia Locale sarebbero “disarmati, ex bibliotecari o provenienti da personale amministrativo” e “non addestrati per affrontare situazioni critiche”. L’interpellanza sottolinea come tali affermazioni siano gravemente lesive della dignità e del lavoro svolto dagli agenti, che – ricordano i consiglieri – in base all’articolo 57 del Codice di procedura penale sono “agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria” con compiti ben precisi e responsabilità rilevanti sul territorio.

Alla luce di queste premesse, la richiesta politica è una sola: chiarezza. E l’elenco delle domande rivolte al sindaco Chiantore è lungo e dettagliato. I consiglieri vogliono sapere se tutti gli agenti oggi in servizio abbiano effettivamente sostenuto le previste prove concorsuali e se ricoprano i loro incarichi secondo quanto stabilito dalla normativa vigente. Ma anche se il personale attualmente in servizio sia armato, quali strumenti di autotutela siano in loro possesso e se abbiano tutti completato i corsi obbligatori di formazione e addestramento previsti dal piano regionale.

Non solo. Viene chiesto conto anche dell’aspetto operativo: con quale frequenza gli agenti si esercitino all’uso delle armi, in quale poligono di tiro e se esista un piano formativo supplementare, pensato per aggiornare e consolidare competenze operative che, in un contesto urbano sempre più esposto alla microcriminalità, diventano fondamentali.

Ma la questione, dicono i consiglieri, non è solo organizzativa o interna al comando di Polizia Municipale. È anche e soprattutto politica. Perché chi governa una città ha il dovere di mettere in campo tutte le azioni possibili per garantire sicurezza. E allora l’interpellanza si spinge oltre e chiede al sindaco se l’Amministrazione abbia preso in considerazione – o almeno stia studiando – l’attuazione delle misure previste da tre strumenti legislativi fondamentali in materia di sicurezza urbana.

Il primo è la Legge 125 del 2008, ovvero il cosiddetto Decreto Maroni, che offre ai sindaci la possibilità di adottare ordinanze straordinarie per il controllo del territorio e la tutela dell’incolumità pubblica. Il secondo è la Legge 48 del 2017, conosciuta come Decreto Minniti, che ha introdotto il concetto di sicurezza urbana integrata e ha ampliato i poteri dei primi cittadini in materia di daspo urbano e ordinanze anti-degrado. Il terzo è il Decreto Ministeriale del 28 aprile 2022, che promuove la cooperazione tra le Forze di polizia e la Polizia Locale, permettendo l’accesso condiviso alle banche dati e la condivisione operativa delle informazioni.

“Ivrea sta affrontando una situazione delicata”, si legge nel documento. “E il Comune non può permettersi di rimanere fermo o di affidarsi solo a dichiarazioni stampa che, oltre a non risolvere nulla, rischiano di compromettere il lavoro degli agenti in prima linea”.

Con questo atto politico, Cantoni, Vinciguerra e De Stefano chiedono che la questione venga affrontata “senza ambiguità e senza retorica”, ma con dati, impegni concreti e – soprattutto – “con il rispetto dovuto a chi indossa una divisa per tutelare la collettività”.

Toccherà ora al sindaco rispondere, punto per punto, davanti all’aula e, idealmente, anche davanti a quei duemila cittadini che hanno già chiesto un cambio di passo.

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Commenti all'articolo

  • Sovietico Eporediese

    21 Maggio 2025 - 21:13

    Chissà chi ha fatto e fa tagli alle Forze dell'ordine ai danni del Comune e delle varie caserme del territorio eporediese e canavesano. Care Opposizioni però perché non ci si prende le proprie responsabilità tipo di abbandonare le zone critiche e chiudere le attività sempre più presto? Oltre al fatto che viene sempre evitato il discorso di prevenzione e cultura dai criticoni.

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