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Cronaca
20 Maggio 2025 - 19:19
Non aveva l’astuzia del delinquente navigato. Entrava nei negozi senza coprirsi il volto, senza pianificare, spesso sotto l’occhio delle telecamere. Rubava pochi spiccioli, un telefono, qualche banconota lasciata incautamente vicino alla cassa. Il suo era il gesto confuso di chi non sa più come stare al mondo.
Lo faceva di fretta, con goffaggine quasi infantile. Le telecamere lo inchiodavano ogni volta, senza bisogno di chissà quali indagini. I carabinieri lo identificavano subito, lui non opponeva resistenza. Alessandro Giovanetto, oggi 29 anni, nato in Ucraina e cresciuto a Castellamonte, è stato condannato oggi dal Tribunale di Ivrea a 1 anno e 10 mesi di reclusione per una sfilza di furti commessi tra il 2023 e il 2024. Con la sentenza è scattata anche la revoca della condizionale, già concessa nel 2020 per una precedente condanna.
Ma oggi la storia che ha preso corpo in aula ha travolto i fatti penali, portando al centro il dolore — e forse anche la salvezza — di un ragazzo che da bambino era stato “addestrato per rubare” e che ora, per la prima volta, dice di voler cambiare davvero.
Alessandro era arrivato in Italia quando era piccolo. Proveniva da una famiglia disgraziata, devastata dalla miseria e dalla devianza. A raccontarlo è l’avvocata Tiziana Porcu, suao legale di fiducia: “Fin da piccolo, i genitori biologici lo costringevano a compiere furti. Era il loro modo di sopravvivere. E per lui era diventato un comportamento normale, un automatismo”. Poi l’adozione: una famiglia piena d’amore, attenta, presente, che ha provato in ogni modo a ricucire quel buco nero di partenza. Ma l’adolescenza ha riaperto la frattura. Alessandro ha iniziato a usare sostanze, ha smesso di studiare, ha perso l’orientamento. E il furto è tornato nella sua vita, come un’abitudine riflessa.

Gli episodi per cui oggi è stato condannato sono sei, e sembrano fotocopie. A luglio 2023, a Ivrea, ha rubato da un'auto parcheggiata vicino a un kebab. A fine agosto ha tentato di forzare la finestra del salone “Primo Piano Acconciature” per arrivare alla cassa. A ottobre, a Pavone Canavese, ha portato via 300 euro da una gelateria, l'incasso della giornata.
A maggio 2024, a Favria, ha preso un cellulare e pochi contanti. In un altro colpo, ha tagliato la zanzariera di una finestra per accedere a una cucina e svuotare un salvadanaio. Una scia di piccoli reati, “dilettantistici e disperati” come li ha definiti l’avvocata Porcu, “commessi sempre a volto scoperto, sotto le telecamere, senza alcun tentativo di nascondersi”. Un comportamento che non appartiene a un criminale di mestiere, ma a una persona che non riesce più a controllare il proprio malessere.
Durante l’udienza, Alessandro ha ammesso tutto: “Ero sotto effetto di sostanze. Ora sono in carcere a Ivrea, ma ho iniziato un percorso con il Sert. Mi sto disintossicando, sto cercando di tornare a stare bene”. Le sue parole, pronunciate con tono fermo, sono state raccolte con attenzione dalla giudice Marianna Tiseo, che ha riconosciuto le attenuanti generiche ma ha disposto la revoca della condizionale. Il passato lo ha raggiunto, ancora una volta. Ma non è più solo. La sua famiglia adottiva continua a stargli vicino, anche ora che si trova dietro le sbarre. E il carcere, paradossalmente, potrebbe rappresentare la sua prima vera occasione di rinascita.
“Alessandro ha capito — ha concluso l’avvocata Porcu —. Sta bene nella comunità carceraria, ha acquisito un livello di consapevolezza che prima non aveva. Per lui, questo arresto è stata una salvezza”. Una frase che, detta altrove, sembrerebbe un paradosso. Ma in questa storia no. Perché a volte solo toccando il fondo si può cominciare a risalire.
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