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Cronaca

Violenza sessuale su una sedicenne a Ivrea: accertamenti sui cellulari per ricostruire la notte dell’orrore

E' indagato un ragazzo tunisino appena maggiorenne. Ad eseguire gli accertamenti è stato il Nucleo Cyber Investigation del comando provinciale Carabinieri

Violenza sessuale su una sedicenne a Ivrea: accertamenti sui cellulari per ricostruire la notte dell’orrore

foto archivio

È una notte che Ivrea non dimenticherà. Quel 25 marzo inghiottito tra le scale fredde del parcheggio del Movicentro, dove una ragazza di appena sedici anni sarebbe stata prima drogata e poi violentata. 

Un racconto atroce, ricostruito pezzo dopo pezzo da chi ha avuto il coraggio di parlare, tra cui la stessa vittima, accompagnata dalla madre dai carabinieri di Banchette.

Aveva compiuto 16 anni solo due mesi prima. L’indagine è ora in una fase delicatissima: lunedì 12 maggio, presso il Nucleo Investigativo – sezione Cyber Investigation – del Comando Provinciale dei Carabinieri, sono stati eseguiti gli accertamenti tecnici sui telefoni cellulari della ragazza e del giovane al centro dell’inchiesta. 

Un ragazzo di poco più grande, tunisino, maggiorenne solo da una manciata di mesi, ora formalmente indagato per violenza sessuale aggravata.

A guidare l’indagine è la Pm Elena Parato della Procura di Ivrea, che ha ordinato i controlli per ricostruire gli spostamenti dei due ragazzi nelle ore precedenti all’arrivo della giovane al pronto soccorso, dove è scattato il codice rosso. 

Fondamentali saranno i dati raccolti: localizzazioni, messaggi, interazioni. Le analisi digitali promettono di fare chiarezza là dove i ricordi vacillano e il dolore offusca tutto.

Il ragazzo indagato è difeso dall’avvocato Fabio Di Salvo del Foro di Genova. 

La vittima - che essendo minorenne è rappresentata per legge dalla madre - è assistita dall’avvocato Filippo Amoroso, del Foro di Ivrea. 

Intorno a loro, una città ferita, dove il silenzio è diventato colpevole.

Già nelle prime ore successive al fatto, la storia era circolata con inquietante rapidità: una studentessa ritrovata senza conoscenza, con il corpo martoriato dai lividi, ricoverata all’ospedale di Ciriè per due giorni. Secondo le testimonianze raccolte in quelle ore, la violenza si sarebbe consumata nella notte di martedì 25 marzo, mentre in città si parlava ancora della rissa avvenuta poche ore prima in stazione tra due bande rivali e culminata con l’accoltellamento di un cane. In mezzo, sempre lui: il Movicentro. Crocevia di degrado e illegalità, zona grigia dove lo spaccio incontra l’abbandono, teatro di incontri tra giovanissimi e adulti invisibili.

La magistratura mantiene il riserbo, ma le ipotesi sono gravissime: abuso aggravato per la giovanissima età della vittima . Ma l’inchiesta non esclude nulla, neppure la somministrazione di sostanze per stordire la ragazza.

Le reazioni politiche

Cos’è successo a marzo? Mentre la Procura indagava, la politica in città si spaccava tra accuse, silenzi e proclami. 

La proposta di Daspo urbano lanciata dal consigliere Massimiliano De Stefano accendeva un dibattito feroce, ma l’impressione era che Ivrea stava solo cominciando a fare i conti con un fallimento più profondo: di una città che non riesce più a proteggere i suoi figli.

Ai piani alti del potere l’imbarazzo era palpabile. C’è chi prendeva tempo, chi difendeva campagne informative che suonavano lontanissime, chi accusava l’altra parte di “strumentalizzazione” e i giornalisti di non aver verifcato le notizie. 

Tutt’intorno il silenzio era quello delle scale del Movicentro, dei vicoli senza luce, delle panchine. Ed era un silenzio che faceva e fa ancora paura.

Gli accertamenti sui cellulari potrebbero essere la chiave per rompere questo muro. Per capire cosa è successo davvero e dove. Per restituire alla ragazza, almeno, il diritto a un’indagine piena, onesta, coraggiosa. Che guardi in faccia la verità, qualunque essa sia. Perché dietro ogni violenza c’è una città che ha il dovere di interrogarsi. E di non dimenticare.

L'avvocato Filippo Amoroso del Foro di Ivrea

Ecco cosa dice la legge

La Procura della Repubblica di Ivrea procede nei confronti del giovane con l’ipotesi di reato prevista dagli articoli 609-bis e 609-ter del Codice Penale. 

Si tratta della violenza sessuale, uno dei reati più gravi del nostro ordinamento, aggravato da circostanze che ne aumentano la pericolosità e il disvalore.

L’articolo 609-bis c.p. punisce chiunque costringa un’altra persona a compiere o subire atti sessuali attraverso violenza, minaccia, abuso di inferiorità fisica o psichica, oppure inganno. La pena base va da sei a dodici anni di reclusione.

Il richiamo all’articolo 609-ter c.p. segnala che i magistrati ipotizzano una o più aggravanti tra quelle previste dalla norma: potrebbero riguardare – in linea teorica – il concorso di più persone, l’uso di sostanze per alterare la volontà della vittima, oppure altri elementi come l’età della persona offesa o il contesto del fatto. 

Ma allo stato, non è dato sapere quale sia, nello specifico, l’aggravante contestata.

In ogni caso, la presenza di un’aggravante comporterebbe l’aumento della pena, che salirebbe da un minimo di otto fino a un massimo di quattordici anni di reclusione.

Un elemento centrale, nel quadro attuale, è anche l’età dell’indagato: appena diciottenne al momento dei fatti. 

Un dettaglio che non impedisce la piena imputabilità penale, ma che potrebbe essere considerato in sede di giudizio per l’eventuale concessione di attenuanti generiche, soprattutto se l’indagato è incensurato. 

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