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16 Maggio 2025 - 19:26
Non è un miracolo, ma quasi. A Ivrea, città di confine e snodo giudiziario strategico per tutto il Piemonte, tornano finalmente ad arrivare rinforzi. Nove magistrati in carne e toga, assegnati da Roma attraverso l’ultimo concorso nazionale. Sette prenderanno posto nel Tribunale, due affiancheranno la Procura eporediese, che da anni lavora in apnea. Una notizia che ha il sapore del sollievo, ma che nessuno si è sognato di scambiare per una risoluzione definitiva. Perché qui, tra fascicoli che si moltiplicano e personale che si riduce, l’aria che si respira è ancora quella di un’emergenza normalizzata. E il discorso della dott.ssa Luisa Mazzola, componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura, lo dice senza troppi orpelli: “A Ivrea siamo al 50% di scopertura dell’organico. La situazione è gravissima, da anni. Ma il CSM c’è e ci sarà”.
La cerimonia è quella dell’insediamento della nuova presidente del Tribunale, Antonia Mussa, ma la scena, per una volta, non è solo celebrativa. È concreta, piena di nomi, date, numeri, responsabilità istituzionali chiamate per nome. E anche di speranze. Perché Mussa non è una figura calata dall’alto, ma una magistrata che Ivrea la conosce, l’ha scelta, e su cui oggi si concentrano aspettative altissime.
Luisa Mazzola (CSM): “Questo ufficio è stato dimenticato. Ora basta: serve un cambio di passo”
Il suo è un intervento lungo, appassionato, a tratti severo. Mazzola, già consigliera della Corte d’Appello e oggi eletta togata del Consiglio Superiore della Magistratura, non fa sconti a nessuno: “La presidenza del Tribunale era vacante dalla fine del 2023. Il Consiglio si è mosso con urgenza, io stessa ho calendarizzato la procedura. Ma tra ricorsi al TAR e pastoie burocratiche, l’arrivo di Antonia Mussa è stato più travagliato del previsto. E nel frattempo l’ufficio è rimasto privo di guida, privo di risorse, privo di voce”.
Cita la strage di Brandizzo come esempio della mole di lavoro eccezionale che grava sulla Procura, riconosce l’impegno “esagerato” di chi lavora nel circondario, ma avverte: “Non bastano la dedizione e il sacrificio personale. Servono strumenti. E se la Procura eporediese ha uno dei carichi pro capite più alti d’Italia, non è tollerabile che continui ad avere un organico al di sotto del minimo. Questo vale anche per il Tribunale, che riceve direttamente gli effetti di quel sovraccarico”.
Poi si sofferma su Antonia Mussa: “È giovane, ma ha un curriculum che vale doppio. Ha girato i Tribunali del Piemonte, ha lavorato a Crotone, ad Asti, a Biella, a Novara, a Vercelli, a Ivrea. È stata anche nel Consiglio giudiziario. È brillante, concreta, organizzata. Ha uno spirito di servizio autentico. E questo fa la differenza”.

Edoardo Barelli Innocenti (Presidente Corte d’Appello Torino): “Ivrea è il secondo tribunale del Piemonte, ma non ha neanche un dirigente amministrativo”
A prendere la parola, con tono affettuoso e a tratti accorato, è anche il presidente della Corte d’Appello di Torino, Edoardo Barelli Innocenti, che da anni – e non si fa fatica a crederlo – ha fatto di Ivrea un suo pallino istituzionale: “Ogni anno, nei discorsi ufficiali, parlo di Ivrea. Perché questo Tribunale merita molto di più. Non è pensabile che un ufficio con questo bacino d’utenza, con questa mole di lavoro, non abbia nemmeno un dirigente amministrativo previsto in pianta organica. È assurdo. E bisogna continuare a ripeterlo”.
L’arrivo di Mussa, a suo avviso, è un punto di svolta: “Non sarà sola. La Corte d’Appello sarà sempre al suo fianco. Ma la sfida è dura. Essere presidente non è una carica onorifica, è una sfida quotidiana con la realtà. E lo è ancora di più in un contesto dove la giustizia rischia di diventare un privilegio per pochi. A Ivrea si lavora con uno spirito sabaudo, vero, istituzionale. Ma anche lo spirito, da solo, ha bisogno di ossigeno”.
Non manca un passaggio di gratitudine per chi ha retto l’ufficio in questi mesi difficili: “Grazie al dottor Scialabba e a tutti i magistrati e il personale che non si sono mai tirati indietro. Gli ispettori ministeriali sono rimasti colpiti dall’abnegazione che hanno trovato qui. Questo è un patrimonio da preservare”.

Gabriella Viglione (Procuratrice Ivrea): “Non abbiamo bisogno di miracoli. Abbiamo bisogno che qualcuno si accorga di noi”
Il suo discorso è uno dei più intensi. Gabriella Viglione, procuratrice capo di Ivrea, prende la parola senza formalismi. Conosce Antonia Mussa “da quando ha mosso i primi passi in magistratura”, ne apprezza la competenza ma soprattutto la scelta: “È venuta qui per volontà. E questo vale doppio. Sapeva a cosa andava incontro. Ha conosciuto questo territorio, ha lavorato nel Consiglio giudiziario. Nessuna delle criticità la coglie di sorpresa”.
Ma il cuore del discorso della procuratrice è una denuncia netta: “Le piante organiche sono ferme a quando questo Tribunale aveva un terzo del circondario attuale. È incommentabile. Lavoriamo in condizioni pesantissime, e la cosa più grave è che lo sanno tutti. Lo dicono da anni il Presidente della Corte, i procuratori generali, lo scrivono nero su bianco. Ma nulla cambia”.
Parla della necessità di coordinamento e dialogo tra uffici, afferma che “non possiamo permetterci conflitti interni, dobbiamo ottimizzare ogni risorsa”, ma sottolinea che la situazione resta “gravissima”. E chiude con amara lucidità: “Spero che Mussa abbia non solo tutte le virtù che già possiede, ma anche tanta fortuna. Perché senza quella, qui non basta neppure l’eroismo quotidiano. Serve che qualcuno ci veda. E decida di intervenire, finalmente”.
Una nuova fase per Ivrea. Ma ora servono scelte politiche vere
Nove magistrati sono una buona notizia. L’insediamento di una presidente giovane, brillante e pragmatica come Antonia Mussa è una speranza concreta. L’attenzione del CSM, della Corte d’Appello, della Procura sono un segnale forte. Ma non bastano.
Lo ha detto Mazzola con parole pesate ma decise: “Il lavoro della giustizia non si può fare con metà organico. E non si può pretendere che i magistrati suppliscano alle mancanze dello Stato”.
Lo ha ribadito Barelli Innocenti: “La giustizia non si può riformare a costo zero. Altrimenti il costo lo pagano i cittadini”.
E lo ha gridato, con passione, Gabriella Viglione: “Il miracolo non possiamo farlo noi. Tocca a chi ha il potere e il dovere di agire”.
Ivrea riparte. Ma per arrivare davvero a destinazione, servono decisioni politiche, investimenti, assunzioni, scelte strutturali. Altrimenti, ogni nuovo arrivo rischia di essere solo una goccia in un fiume che da troppo tempo scorre a secco.
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