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01 Maggio 2025 - 16:40
Elisabetta Piccoli
Un piccolo aggiustamento al regolamento, quasi un dettaglio tecnico. Così l’assessore al Bilancio Fabrizio Dulla ha introdotto la modifica alla TARI 2025, l’altra sera in Consiglio comunale. Una variazione necessaria per integrare il nuovo bonus Tari previsto dal Governo, che prevede uno sconto del 25% sulla tassa rifiuti per le famiglie più in difficoltà: automatico per chi ha un ISEE fino a 9.530 euro, e fino a 20.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico.
Una misura nazionale che si finanzia con una quota fissa di 6 euro a carico di tutte le utenze – domestiche e non – indipendentemente dai consumi, dalla superficie o dalla produzione effettiva di rifiuti. Una vera e propria “componente perequativa” che, di fatto, spalma i costi sociali su tutti i contribuenti.
“È una modifica dovuta – ha spiegato Dulla – ma attenzione: nel nostro Comune gli sconti per i nuclei con ISEE fino a 8.000 euro erano già del 45%, ben oltre il 25% previsto a livello nazionale. Il decreto rischiava di farci tornare indietro, ma noi continueremo a coprire la differenza. Per le famiglie numerose, invece, abbiamo scelto di non cumulare il bonus statale con quello comunale, che prevedeva già uno sconto del 15% per i nuclei con almeno due figli.”

Fabrizio Dulla
Tutto lineare. Tutto coerente. Ma non per la consigliera comunale Elisabetta Piccoli.
“Apprezzo lo sforzo sulle famiglie – ha esordito – ma continuo a vedere una scarsa attenzione verso le utenze non domestiche. Si è mantenuto lo stesso criterio dello scorso anno, senza nemmeno pensare a una revisione dei coefficienti. E intanto negozi, capannoni e attività artigiane chiudono. La Tari non è una patrimoniale: chi più inquina più deve pagare, non il contrario.”
Nel suo intervento, Piccoli ha messo nel mirino il criterio adottato per il calcolo della tassa.
In sintesi: si fa pagare anche a chi produce poco o nulla in termini di rifiuti. E rispetto al passato – ha sottolineato – sono stati eliminati gli sconti che erano presenti fino al 2023.
“Ci ritroviamo a riversare costi impropri sulle aziende – ha continuato – Il sindaco, lo scorso anno, ha detto chiaramente che non vuole fare sconti: preferisce usare le risorse per eventi e manifestazioni. Ma i capannoni e molti artigiani e commercianti degli eventi non se ne fanno nulla. Loro hanno il problema di pagare le bollette che sono salate. Ecco perché dico che è una visione troppo sbilanciata sul sociale, che dimentica le imprese. Il commercio soffre e noi rincariamo la dose. È assurdo.”
Poi, a microfoni spenti, la consigliera ha rincarato la dose.
“Sono seriamente intenzionata a lanciare una raccolta firme. Da qui al prossimo anno voglio andare tra commercianti, artigiani, imprenditori, per chiedere se anche loro ritengono giusto pagare così tanto. Se il Comune non vuole intervenire, sarà la città a farlo.”
Un monito che suona come l’inizio di una mobilitazione. Un’iniziativa che, se confermata, potrebbe agitare non poco le acque.
Intanto, la delibera è passata. Con i suoi “piccoli aggiustamenti” e i suoi grandi malumori.
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