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Santo Bambino, l’ultima doccia fredda: accuse, silenzi e una città che si scopre più fragile

Mentre alcuni ospiti chiedono ancora qualche giorno per lasciare la struttura senza riscaldamento, in consiglio comunale infuria lo scontro tra Massimiliano De Stefano e l’assessora Patrizia Dal Santo: accuse di manipolazione, gestione fallimentare e la minaccia di dimissioni all’orizzonte

Santo Bambino, l’ultima doccia fredda: accuse, silenzi e una città che si scopre più fragile

La vicesindaca Patrizia Dal Santo e il consigliere comunale Massimiliano De Stefano

Il 14 febbraio 2025, in un silenzioso pomeriggio di San Valentino, firmata da don Arnaldo Bigio, a nome della Fondazione Istituto Canonico Cuniberti e dell'associazione L’Orizzonte, veniva recapitata a una trentina di ospiti della residenza autogestita "Santo Bambino" di via Varmondo Arborio una lettera che avrebbe cambiato tutto, presente e futuro.
"A motivo di improrogabili lavori di ristrutturazione della struttura e di riorganizzazione dell’accoglienza – si leggeva e ancora si legge – comunica che la 'residenza' dovrà essere totalmente libera e, pertanto, la S.V. dovrà lasciare il S. Bambino entro il 25 aprile 2025."

Una scadenza che sembrava lontana, ma che, giorno dopo giorno, si è avvicinata senza che nessuno alzasse un dito.
Febbraio passa. Silenzio. Marzo passa. Silenzio. Solo a ridosso del 25 aprile, la bomba esplode pubblicamente.

Per due lunghi mesi nessuno si è mosso. Nessuno ha raccontato nulla. Nessuno ha sollevato polveroni.
Fino a quando Massimiliano De Stefano, consigliere comunale, non lo viene a sapere e, senza pensarci due minuti di troppo, scatenando il finimondo, denuncia pubblicamente quello che stava succedendo.

Non completamente soddisfatto, presenta anche un’interpellanza all’assessora Patrizia Dal Santo.

E lo fa senza sconti.

"In che data  - scrive - l'assessore alle Politiche sociali Patrizia Dal Santo è venuta a conoscenza della questione? Ha informato la Giunta e in quale data? Quando il sindaco è stato informato? Ci sono stati incontri diretti o telefonici con Don Bigio e/o con gli ospiti nella settimana successiva al 14 febbraio? Cosa è stato fatto, da quale data? E quali aiuti, oltre alla ricerca di una casa, sono previsti per queste trenta persone? Con quale criterio sono stati selezionati gli ospiti da sistemare in altre strutture, al di là della famiglia con due minori?".

foto archivio

foto archivio

Domande pesanti come macigni.
Domande che, a quanto pare, non sono piaciute.

È di poche ore fa un comunicato stampa furibondo di Laboratorio Civico, la lista civica a cui si rifà Dal Santo, che condanna senza mezzi termini le "manipolazioni e speculazioni" che sarebbero state orchestrate da De Stefano e da alcuni media (noi?!?) sulla vicenda.
Secondo Laboratorio Civico, "malgrado la mancata comunicazione tempestiva da parte del gestore della struttura, la situazione è stata affrontata e quasi completamente risolta con la necessaria cura e attenzione per i bisogni delle persone coinvolte."

"Questo caso" – incalzano – "non è che la punta dell’iceberg di una drammatica situazione di emergenza abitativa che gli uffici delle Politiche sociali del Comune di Ivrea affrontano quotidianamente e che richiede risposte strutturali, non più emergenziali."
E a sostegno dell'operato dell’assessora, ricordano che "fin dall’inizio del mandato ha lavorato alla costruzione di una rete di servizi, coordinata dal Consorzio Socio Assistenziale InReTe, coinvolgendo enti e organizzazioni capaci di offrire risposte diversificate al bisogno abitativo."

Tra i fiori all’occhiello sventolati nel comunicato c’è "l’istituzione dell’Osservatorio Abitare", che "di fronte a questa emergenza ha permesso di coordinarsi rapidamente, reperire risorse, strutture, personale e offrire soluzioni personalizzate per quasi tutti gli ospiti."

Laboratorio Civico infine accusa chi ha "strumentalizzato la vicenda" di aver "manipolato persone fragili", e ringrazia pubblicamente tutto il personale coinvolto: "gli Uffici Casa, le assistenti sociali di InReTe, l'Associazione Circoli Virtuosi, l'Associazione Mastropietro, la Cooperativa Sociale Pollicino, la Caritas, la Fondazione Ruffini, la Comunità CISV di Albiano e la stessa vicesindaca Dal Santo."

Tutto chiarito? Non proprio.

Massimiliano De Stefano respinge al mittente ogni accusa con parole che sanno di sfida.
"Io manipolatore? - stigmatizza - Il mio obiettivo era dare voce a chi non ne ha, fare casino, come diceva Papa Francesco. Speculato? Solo perché ho chiesto attenzione per la povera gente?"

E rincara: "L’ho fatto, e solo allora è venuta a galla tutta la verità. Non mi risulta che in Giunta ci fosse qualcuno informato…"

Poi la stoccata:"L’Osservatorio si è riunito alla chetichella dopo la mia denuncia. Eppure non si trattava di una quisquilia..."

Secondo De Stefano, la gestione della crisi è stata un disastro.
"Non tutti i casi sono stati gestiti - rinfaccia -  e tutti invece lo sarebbero dovuti essere. Se stanno lì, è perché qualche problema c’è. Se una persona finisce in un dormitorio significa che era un caso da seguire e da gestire. L’assessora canta vittoria, ma non ha risolto nulla. Ha solo trovato soluzioni di facciata."
E ancora:"Ha richiesto soldi all’ultimo minuto offrendo sistemazioni-tampone che non risolvono nulla. Smisterà, dividerà le persone e, quando il problema per alcuni di loro si ripresenterà, nessuno ne saprà nulla. Li ha trasformati in invisibili. È un fallimento delle politiche sociali."

De Stefano, come San Tommaso, ora vuole vederci chiaro.
Sta aspettando risposte da ATC e Regione, a cui – secondo lui – la vicesindaca avrebbe dovuto rivolgersi fin da subito.
Vuole sapere "esattamente quando ha fatto la prima telefonata.". E avverte: "Se necessario, chiederò le sue dimissioni in consiglio comunale."

Intanto, mentre fuori dalle aule e dai comunicati la vita continua, dentro il Santo Bambino la situazione si fa sempre più dura: la caldaia non funziona più. Chi vuole farsi una doccia deve farlo con acqua gelida.
Molti ospiti hanno già lasciato la struttura.
Alcuni sono ancora lì, chiedono qualche giorno in più prima di sloggiare, tra una doccia fredda e l’altra.

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