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Ascensore sì, fondazione forse: il paradosso di piazza di Città

La Fondazione ignora il testamento di Lucia Guelpa, il patrimonio evapora, i reperti vagano e la cultura cittadina annaspa. Intanto si discute su come installare un ascensore nel palazzo di piazza di Città. Il Consiglio d’amministrazione tace, il Comune preleva, e il futuro è sempre più incerto

Ascensore sì, fondazione forse: il paradosso di piazza di Città

Il consigliere comunale Andrea Cantoni, il presidente Bartolomeo Corsini e Lucia Guelpa

Ai tempi del sindaco Stefano Sertoli si parlava un giorno sì e l’altro pure di Fondazione Guelpa, dell’ex Istituto Cena, di soldi, lasciti e della buonanima. Un tormentone continuo. Un’ossessione. Un tema fisso del dibattito pubblico cittadino. Poi è arrivato Matteo Chiantore. E improvvisamente è calato il silenzio. Quelli che un tempo sollevavano dubbi, firmavano interpellanze e soffiavano sul fuoco delle polemiche, sono diventati assessori. E da quel momento, più niente. Un blackout.

A due, forse addirittura tre anni dall’ultima discussione degna di questo nome, qualcosa si muove. C’è una mozione — primo firmatario Andrea Cantoni — in cui si chiede alla Giunta di smetterla di utilizzare il lascito ereditario di Lucia Guelpa come un bancomat buono per tutte le stagioni culturali. Perché — e qui le parole contano — quei soldi, per volontà espressa e cristallina della signora Guelpa, dovevano servire a una sola cosa: Museo e Biblioteca. Non fiere, non mostre estemporanee, non eventi spot.

In sottofondo si aggiunge un fatto nuovo. Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Guelpa — formato dal presidente Bartolomeo Corsini, dalla vicepresidente Daniela Broglio, dai consiglieri Giacomo Bottino, Giancarlo Guarini e Sabrina Gonzatto — ha deciso di non perdere tempo con la ristrutturazione dell’alloggio di Lucia Guelpa in piazza di Città, tra le altre cose litigando con i condomini per la costruzione di un ascensore. 

Il tutto, mentre la politica cittadina continua a non chiarire quale sarà il destino futuro della Fondazione.

Il paradosso? Se si immaginasse una chiusura della Fondazione non si capirebbe davvero il senso di un ufficio di rappresentanza da 300 metri quadri con vista sul Municipio. E anche se la Fondazione restasse attiva, che se ne farebbe di uno spazio simile considerato che il Consiglio di amministrazione si riunisce — quando va bene — una volta al mese?

Niente che non fosse già scritto, nero su bianco, nel bilancio di previsione.

E son parole che non lasciano spazio a interpretazioni.

“La Fondazione Guelpa  - si legge - si dedicherà alla redazione del bando internazionale per la progettazione esecutiva del Polo culturale di Piazza Ottinetti, alla ristrutturazione della residenza di Lucia Guelpa (Casa Guelpa) e ai vari passaggi per l’iscrizione al Registro del Terzo Settore (RUNTS)… La Fondazione conferma così il suo impegno culturale: non più solo ente erogatore, ma anche promotore di progetti, cercando risorse e promuovendo accordi sul territorio… Con questo spirito, inoltre, il CdA si impegna, anche per il 2025, nel recupero dell’immobile che fu residenza della fondatrice, restituendolo alla città come 'Casa Guelpa', luogo di incontro e ricerca.”

Tutto molto bello, sulla carta. Ma c’è chi si ricorda ancora di quelle interminabili discussioni del maggio 2023 su questo (e non tutti erano d'accordo), sul progetto Campus Groma e sulla cittadella culturale presentata nel corso di una riunione da Corsini e dall’architetto Patrizia Bonifazio. Un lavoro da un centinaio di pagine, elaborato da sei studenti dell’Alta Scuola Politecnica — Vesna, Luca, Luis, Morena, Davide ed Eugenia — affiancati da docenti e tutor, con l’ambizione di unire la nuova biblioteca al Museo Garda.

Nel frattempo, mentre le carte del Campus giravano di mano in mano, l’ufficio tecnico del Comune autorizzava il trasloco del materiale custodito all’ex Istituto Cena (compresi i 2.300 reperti del Museo Etnografico del Canavese) nell’ex sala lettura situata sopra la biblioteca e all’ex centro cottura di via San Nazario. 

Peccato che avviata la rimozione dell’amianto, tutto si sia fermato e dell’abbattimento dell’ex Cena non si sia più saputo nulla, salvo gli annunci. “Adesso abbattiamo! Domani abbattiamo! Stanno per partire i lavori!”.

Per la cronaca, in numeri, la Fondazione ha deliberato lo stanziamento di 5 milioni di euro a favore del Comune. Una cifra enorme, che ridisegna completamente il profilo patrimoniale dell’ente. Secondo il bilancio, a fine 2025 — se e solo se l’abbattimento sarà completato — resteranno in cassa circa 1.415.000 euro. Una cifra irrisoria rispetto al passato. Un patrimonio ormai agli sgoccioli.

E dire che nel 2014 la Fondazione Guelpa disponeva di 7,2 milioni di euro. Il solo rendimento finanziario garantiva 700 mila euro all’anno di interessi. Tanti soldi, ben distribuiti: 150 mila euro per le associazioni, 150 mila euro per il Museo Garda, il resto a fare cuscinetto. Oggi? Appena 59 mila euro di interessi. Una cifra che non copre nemmeno le spese correnti.

Il problema è uno solo: il patrimonio si sta consumando. A colpi di prelievi, ristrutturazioni, progetti irrisolti e contributi una tantum, ci si avvicina alla soglia critica. E prima o poi — come nelle favole — le cicale smetteranno di cantare e resterà solo il nulla.

Oggi, la mozione di Andrea Cantoni suona come un atto d’accusa e un grido d’allarme.

“Siamo stati spinti a presentare questa mozione da una seria preoccupazione per l’andamento delle politiche culturali cittadine – dichiara Cantoni – Dopo l’anno di Ivrea come Capitale Italiana del Libro, terminato proprio a ridosso delle elezioni amministrative del 2023, la nostra Città ha subito una grave inversione di rotta: forse proprio per il timore del confronto, la maggioranza non ha raccolto, nemmeno a parole, quell’eredità ricevuta. In compenso, sembra che il Sindaco Chiantore — che avremmo pensato decisamente più attento alla cultura, visto il suo pregresso — si stia limitando a elargire contributi a progetti non messi a sistema, segnale di grave miopia politica.”

Cantoni punta il dito anche contro il recente acquisto dell’auditorium della Serra, effettuato senza alcun progetto concreto di utilizzo, e contro il progressivo abbandono della Sala Cupola, sempre più vicina al degrado definitivo. In questo contesto, la Fondazione Guelpa potrebbe diventare la risposta, non il problema. A patto che venga liberata da un destino da sportello bancomat dell’assessore alla Cultura.

“Un radicale cambio di paradigma — conclude Cantoni — può trasformarla in un vero faro delle politiche culturali eporediesi. Come? Smettendo di attingere al patrimonio lasciato dalla Signora Guelpa per le iniziative dell’Amministrazione (salvo emergenze), e spingendo il CdA a sviluppare progetti duraturi, anche cercando fondi esterni. Bisogna invertire la rotta: i soldi non durano in eterno. E la cultura, se non respira aria nuova, muore.”

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