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23 Aprile 2025 - 10:55
Giancarlo Brino e Chiara Gaiola
Avete presente Love Boat? Quel telefilm anni ’80 dove a ogni puntata c’era un amore che finiva, uno che cominciava e tutti a sospirare e chiedersi chi si sarebbe accoppiato con chi? Ecco. In Municipio a Settimo Torinese, nel regno incontrastato di Elena Piastra, siamo messi più o meno allo stesso modo. Solo con meno mare, meno sapore di mare, meno profumo di mare, più mozioni, e un tasso di emotività degno di un reality show ambientato tra l’Aula Consiliare e gli uffici.
Prima la telenovela zuccherosa dell’annuncio – rigorosamente su Facebook – del matrimonio tra il consigliere Alessandro Scopel (nel frattempo passato dal PD al PSI, ché si sa: amore e socialismo procedono a braccetto) e la collega Katia Albanese. Selfie, sguardi ammiccanti, abiti da sposa, promesse di fedeltà e cuoricini più grandi delle circolari protocollate. La politica che si fa amore. L’amore che si fa storytelling. Like a raffica, approvazione trasversale. Tutto molto bello, tutto molto Instagrammabile.
Sembrava il massimo. Poi è arrivata la vera bomba.
Dalle fedi... ai pannolini.
Chiara Gaiola, assessora ai diritti, all’infanzia, alle pari opportunità, ha annunciato ai colleghi di giunta la sua gravidanza. E fin qui, nulla di sconvolgente. Ma il colpo di scena arriva quando si scopre l’identità del padre: Giancarlo Brino, Vice Sindaco. Collega. Stessa giunta. Stesso banco. Solo che lui ha 69 anni.
Premessa: l’amore non ha età e loro, stando a chi ne sa, si vogliono un mondo di bene. Nessuno lo mette in discussione. Ma quando due assessori della stessa squadra – una sotto i 40, l’altro quasi settantenne – mettono in cantiere un bebè, non è solo una storia privata. È una notizia. E di quelle che ti fanno rivalutare la lettura dei verbali come attività di cronaca rosa.

Brino, vicesindaco dal passo felpato, ha in mano mezza città: inclusione sociale, disabilità, anziani, sport, servizi demografici, politiche agricole, benessere animale, rapporti con il Consiglio. Una specie di assessore omnicomprensivo. Uomo pacato, da sempre definito “mediatore”, che ora si ritrova in una mediazione nuova: quella tra generazioni. E tra culla e consiglio.
Gaiola, invece, è la punta progressista della giunta: asili nido, scuola, famiglie, giovani, donne, diritti LGBTQIA+, pari opportunità, tutela dei minori, lotta alla violenza di genere. Insomma, l’intersezionalità fatta assessorato, solo che nessuno si aspettava che l’intersezione avvenisse... nel palazzo municipale.
E adesso? Che si fa? C’è chi propone di fondere le deleghe in un unico assessorato alla “Genitorialità Istituzionale”, con tanto di bonus poppata. Qualcuno ha già suggerito di trasformare il primo piano del municipio in un asilo nido ad uso interno. Altri scommettono su una mozione per approvare il nome del nascituro con votazione a scrutinio segreto.
Nel frattempo, l’amministrazione si barrica nel silenzio. Nessun comunicato (ci mancherebbe), nessuna conferenza stampa (non scherziamo), nemmeno una story con fiocco rosa o azzurro. Anche perché, non è dato sapere il sesso del nascituro.
La città, intanto, osserva. C’è chi approva: “L’importante è che lavorino bene.” Altri sono più diretti: “Voglio vedere chi dei due prende il congedo parentale.” E poi c’è chi, con realismo spietato, domanda: “Sì ma... i tombini? Le luci che non funzionano? Le buche in via Torino? C’è qualcuno che, oltre al sesso, pensa ancora alla città?”
Perché sì, va bene tutto. Ma se l’assessora agli asili nido si prepara a utilizzarne uno in prima persona, allora è lecito chiedersi se almeno gli altri si stiano occupando delle strade rotte, delle griglie intasate, delle rotatorie lasciate a metà. Di quella cosa chiamata “amministrare”.
Insomma, in questo Comune dove tutto è sempre verbalizzato, protocollato, discusso e ridiscusso, irrompe una storia che fa saltare ogni schema. Una coppia si sposa, un’altra fa un figlio. Tutto nello stesso mandato. A questo punto manca solo il battesimo in Aula Magna, con buffet della mensa scolastica e benedizione laica dell’Ufficio Anagrafe.
E allora, lasciamo per un momento da parte il moralismo, le strategie, i commenti sottovoce. E domandiamoci – con un sopracciglio alzato, ma senza ipocrisia – l’unica, vera domanda: due assessori congiunti… sono per caso incompatibili?
E qui è meglio sgombrare il campo da ogni dubbio: in base alla normativa vigente, non esiste alcuna incompatibilità legale che impedisca a due assessori comunali, anche se legati da una relazione sentimentale o parentale, di ricoprire contemporaneamente incarichi nella stessa giunta. Fine del dubbio!
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