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06 Aprile 2025 - 22:46
Cassonetti in via Macchieraldo (foto archivio)
A Ivrea, nel centro storico, si dice che per trovare i cassonetti dell’immondizia bisogna rivolgersi a Google Maps. Ma anche lì, meglio aggiornare le coordinate. Quelli che per anni si trovavano in via Macchieraldo, a pochi passi dal Teatro Giacosa, sono spariti. Anzi, spostati. Dove? Lassù in cima a via Varmondo, su per la salita, in un punto che definire “scomodo” è un eufemismo.
Tutto è cominciato con il Carnevale: come ogni anno, i bidoni erano stati temporaneamente rimossi per il gran casino che c'è. Ma quest’anno, a differenza degli anni scorsi, non sono più tornati. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun confronto con i residenti. Solo un foglietto appeso al muro, con l’avviso che i cassonetti sono stati spostati. E che chi li cerca dove sono sempre stati rischia pure la multa. Geniale.
Nel frattempo tra via Macchieraldo, rimasta orfana, e via Varmondo sono cominciati a spuntare sacchetti abbandonati da chi – comprensibilmente – non ce la fa ad affrontare la salita con l’umido in mano.
Gli anziani? I commercianti? Ignorati. I residenti? Arrabbiati. La risposta dell’Amministrazione? “È stato deciso così”. Nessuna spiegazione, nessun coinvolgimento, nemmeno la fatica di fingersi interessati.
Nel nuovo posizionamento, i cassonetti sono finiti in un tratto stretto e trafficato, dove le auto han sempre creato il caos. Insomma per buttare la spazzatura, bisogna letteralmente fare lo slalom tra le lamiere.
Le proteste si moltiplicano, soprattutto sui social, dove i cittadini segnalano che la situazione sta peggiorando di giorno in giorno. E il bello – o il brutto – è che non si tratta solo di un problema logistico.
Si profila infatti un ulteriore peggioramento all’orizzonte, con l’annunciato arrivo delle cosiddette “campane intelligenti”, un sistema già testato – con risultati disastrosi – a Banchette.

Chi conosce quel modello, lo descrive come “un fallimento costoso”. Qualcuno lo chiama ironicamente “sistema intelligente per cittadini stupidi”, altri si chiedono a chi gioverà davvero l’introduzione di questa novità tecnologica che, invece di semplificare, rischia di complicare tutto. Parole, tante parole.
Nel frattempo, chi vive in via Macchieraldo si ritrova a dover percorrere centinaia di metri in salita con i sacchi in mano. Chi abita in via Varmondo si trova i rifiuti davanti casa. E chi prova a segnalare il disagio riceve una risposta lapidaria: “Non si torna indietro”. Un muro di gomma che respinge ogni richiesta di confronto, come se la città fosse di proprietà di pochi eletti.
La questione del decoro, tanto sbandierata, si ribalta nel suo contrario: le immagini parlano chiaro. Sacchetti sparsi lungo le scale, angoli trasformati in discariche, odori nauseabondi. A chi chiede “ma non si poteva trovare una soluzione intermedia, magari più accessibile?”, l’amministrazione risponde col silenzio. O peggio: con la multa.
E mentre il dibattito langue nelle aule del Municipio, fuori la gente si arrangia. C’è chi propone di raccogliere firme, chi invoca un incontro pubblico, chi vorrebbe che almeno si spiegassero le ragioni di una scelta tanto impopolare. Ma niente: i cassonetti restano in cima, il disagio resta in basso.
Il caso di via Macchieraldo e via Varmondo è ormai diventato il simbolo di un modo di governare che non ascolta, non guarda e non cammina per le stesse strade dei cittadini. È una politica che decide dall’alto, senza tener conto del basso. Un’amministrazione che parla di ambiente, ma non vede i sacchetti in mezzo alla strada. Che predica decoro, ma genera abbandono.
Ivrea voleva diventare una città turistica. Ma come si può pensare di accogliere i visitatori quando nemmeno i residenti riescono a convivere con i rifiuti? Come si può parlare di sostenibilità, quando si costringe un’anziana a salire in collina per buttare un sacco dell’umido?
Il risultato è una città spaccata: da una parte chi decide, dall’altra chi subisce. Una città dove l’efficienza è solo sulla carta, e il decoro è un pretesto per scaricare problemi su chi non ha voce. E la voce, in questi giorni, sta salendo di tono. Anche più dei cassonetti.
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