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31 Marzo 2025 - 15:02
Si chiama “Carlo”, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy. È uno dei tanti – forse centinaia – di automobilisti finiti nel vortice delle multe seriali partite dalla Polizia Locale di San Francesco al Campo, operativa anche per conto dei Comuni di Lombardore e San Ponso.
Lo incontriamo nel suo studio.
Parla con calma, ma la frustrazione si sente. E si capisce che non è da oggi che si tiene tutto dentro.
“Guardi, se sbaglio pago. Non sono uno che si lamenta. Ma qui c’erano cose strane, davvero strane. E quando provavi a chiedere spiegazioni… era come se dessi fastidio.”
Il suo caso risale a maggio 2024. Gli è stata contestata una manovra di sorpasso in doppia linea continua lungo la statale 460, all’altezza del chilometro 10, nel territorio di Lombardore. Ma la multa è arrivata con una semplice busta bianca, spedita per posta ordinaria. Nessuna raccomandata, niente busta verde.
“Mi è arrivata dopo un mese e mezzo. Ottanta euro di sanzione e cinque punti sulla patente. Ma zero possibilità di difendermi: nessuna notifica ufficiale, nessuna foto, nessuna prova, solo un foglio che diceva che mi avevano visto e multato. E che quell’atto ‘per sua natura non poteva essere oggetto di alcuna opposizione’. Ma che vuol dire?”
Qualche mese dopo è toccato anche alla moglie.
Febbraio 2025, stessa strada, stessa dinamica, chilometro 9,8.
In quel caso la contestazione era per sorpasso – ma senza menzione della doppia linea continua – e una lettera definita “preavviso di violazione”, utile solo per pagare con lo sconto.
“Non c’era scritto nulla sulla possibilità di opporsi. Insomma, come a dire ‘paga e stai zitto’. Ma io sono un cittadino che paga le tasse. Il minimo è avere delle spiegazioni, no?”
E così, Carlo le spiegazioni le cerca.
Telefona alla Polizia Locale. Chiede un appuntamento. Gli viene risposto: “Non serve, basta leggere”. Insiste: vorrebbe almeno vedere le foto, le prove.
Ma la risposta lo lascia spiazzato.
“Mi hanno detto: ‘Se non è un velox, non ci sono foto. Per i sorpassi non ci sono foto’. Ma io non avevo neanche detto che si trattava di un sorpasso! L’ho fatto notare ma non è servito a nulla.”
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Il preavviso di accertamento di ricevuto dall'automobilista
Racconta tutto con amarezza. Quello che lo ha colpito di più, spiega, non è stata la sanzione, ma il modo in cui è stato trattato.
“Mi hanno detto: ‘Le sembrerà strano, ma abbiamo l’occhio vigile’. Ma io voglio sapere come avete preso la mia targa. Se avete visto davvero qualcosa o avete solo scritto a casaccio. Mi ha detto che sembrava che lo stessi ricattando. Ma io stavo solo facendo delle domande. Mi metteva in bocca parole che non avevo detto. Sembrava non un pubblico ufficiale, ma un privato che vuole avere l’ultima parola. Non capivo quel tono aggressivo.”
Alla fine, Carlo paga. Ma sbaglia – lo ammette – a non dichiarare subito i punti da decurtare. La dimenticanza gli costa cara.
“Da 80 euro, con mora e sanzioni, sono diventati quasi 300. Un salasso. E tutto per non aver avuto modo di chiarire.”
Intanto le voci corrono. Così Carlo contatta un’agenzia di pratiche auto della zona, per capire come muoversi.
“Appena ho accennato alla multa, mi hanno interrotto: ‘Comune di San Francesco? Doppia linea continua? Due infrazioni? Decurtamento 3+2 punti? Ne abbiamo avuti almeno 50 come lei’. Ancora prima che dicessi tutto, sapevano già di cosa parlavo. Era sempre la solita storia.”
La zona delle contestazioni, racconta, è sempre la stessa: un tratto della 460 tra la rotonda Tamoil e l’ingresso in direzione Leinì, una strada trafficatissima, da oltre 10mila veicoli al giorno.
“Una striscia di asfalto dove, a quanto pare, sono passati decine di ‘multati in serie’. Stesse frasi, stessi verbali, un copia-incolla continuo.”
Anche i suoi vicini, amici e conoscenti sono nella stessa situazione. Tutti parlano dello stesso tenore nei verbali, della stessa difficoltà ad ottenere spiegazioni. Alcuni hanno provato a inviare PEC, a presentarsi di persona. Altri – come Carlo – hanno evitato, per paura di perdere la pazienza.
“Non ho sporto denuncia solo perché pagare costa meno che chiamare un avvocato. Ma dopo mesi di silenzio e rabbia, ho capito che non eravamo soli. C’è qualcosa che non torna. E non si può più far finta di niente.”

L'avviso ricevuto qualche mese dopo dalla moglie
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