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27 Marzo 2025 - 21:40
IVREA. Dopo il comunicato stampa diffuso da Fratelli d’Italia, firmato dal segretario cittadino di Ivrea Fabrizio Lotito, e contenente attacchi pesanti rivolti alla sua persona, Elisabetta Piccoli, consigliera comunale e fondatrice della lista civica Progetto Ivrea, sceglie di rompere il silenzio con una lunga replica che non fa sconti.
Una risposta che alterna tono istituzionale e personale, indignazione e lucidità, e che smonta punto per punto le accuse ricevute, riportando al centro la vicenda politica da cui tutto è partito: il caso Garino-Vinciguerra, la leadership in Fratelli d’Italia, e il ruolo – contestato – del consigliere Alessandro Cantoni.
“Dopo aver letto le oltraggiose dichiarazioni del Sig. Lotito”, esordisce Piccoli, “sono stata tentata di non rispondere, perché nel tempo ho imparato a dar peso alle parole a seconda di chi le pronuncia. Ma poiché si tratta di frasi diffamatorie che toccano la sfera personale, ci tengo a rispondere”.

E lo fa partendo da una premessa: "nessun livore nei confronti di Cantoni". Al contrario: “È stato eletto come Consigliere in AEG grazie a me. Ho dato vita al progetto, ho voluto dare a lui e a Giorgia Povolo fiducia, anche affrontando forti critiche proprio per quella scelta”.
Poi entra nel merito delle dinamiche politiche: “Nel 2023 sono stata io ad allontanarmi da Forza Italia, non il contrario. L’ho fatto dopo che Fratelli d’Italia aveva imposto Cantoni come candidato sindaco, scelta che non condividevo – così come tantissimi eporediesi – perché ritenuto inadatto per età ed inesperienza. È così che ho fondato la lista civica Progetto Ivrea”.
A Lotito, che l’accusa di aver voltato le spalle al centrodestra per risentimento, Piccoli risponde con i fatti: “Ho sempre mantenuto ottimi rapporti con molti esponenti di Forza Italia in Regione Piemonte. Dopo le elezioni, sono stata contattata più volte dal partito per assumere il ruolo di coordinatore cittadino. Ho sempre rifiutato, per coerenza”.
Ma è sul piano personale che la consigliera si mostra più amareggiata: “Essere definita frustrata e isterica è un insulto gratuito. Frustrata da cosa? Ho un marito meraviglioso, due figli splendidi, sono presidente di un’azienda in piena crescita, non ho ambizioni politiche, sono spesso fuori città per lavoro. Non so da cosa dovrei essere frustrata. Quanto all’isteria, chi mi conosce sa che non lo sono affatto: nel Consiglio comunale ho espresso il mio dissenso in modo deciso ma pacato, e mai con toni offensivi”.
Non solo. Piccoli smentisce anche la versione di Lotito secondo cui avrebbe “mendicato” una candidatura: “Si è parlato di una mia possibile candidatura, certo. Ma parlare è diverso dal mendicare. I mendicanti veri, semmai, sono stati i suoi colleghi di partito, che mi hanno inseguita per settimane affinché restassi nella coalizione. E ogni parola che scrivo posso provarla”.
Il passaggio più forte arriva quando rievoca quanto accaduto in Consiglio comunale in occasione del caso Garino-Vinciguerra: “Cantoni ha cercato di approfittare delle dimissioni della consigliera Garino – dimissioni che parrebbero dovute proprio ai comportamenti di Cantoni – per togliere alla subentrante Vinciguerra il ruolo di capogruppo e il simbolo di lista. È stato lui a portare la questione in aula e a coinvolgere le istituzioni in una faida interna al suo partito. Se la vicenda fosse rimasta nella sede di Fratelli d’Italia, nessuno si sarebbe intromesso”.
Piccoli respinge anche quindi con decisione le accuse di voler solo “cercare visibilità” e accusa invece Cantoni di aver coinvolto inutilmente Segretario, Vicesegretario e Presidente del Consiglio, costretti a inserire una delibera poi ritirata: “Una perdita di tempo prezioso. E Lotito pensa davvero di nascondere tutto questo dietro un racconto offensivo e surreale?”
La parte più toccante della replica arriva però nel finale, quando la consigliera racconta la reazione emotiva della consigliera Giorgia Vinciguerra: “Mi ha colpita profondamente vederla rientrare in aula con gli occhi lucidi e la voce spezzata, dopo essere uscita in corridoio con Cantoni. Mi sono sentita in dovere di difendere la persona. Non mi sono voltata dall’altra parte. Ho difeso un’amica, una donna in difficoltà, ho difeso le istituzioni che sono state strumentalizzate, ho difeso i cittadini che hanno espresso una preferenza legittima e si sono trovati di fronte a uno spettacolo indecoroso”.
“E tutto questo – conclude – non per le quote rosa, ma perché rispetto le persone. E perché quello che ho letto nel comunicato di Lotito non era critica politica, ma un attacco personale gratuito”.
Piccoli chiude richiamandosi alla giurisprudenza, citando due sentenze della Corte di Cassazione, per ricordare che il diritto di critica politica ha limiti precisi: interesse pubblico, verità dei fatti e continenza espressiva. E afferma: “Non basta invocare il diritto alla critica per colpire l’onorabilità di qualcuno con insulti personali. Lotito dovrebbe chiedere scusa. A me, e ai cittadini”.
E su quest'ultima osservazione ci lasci dire che in 40 anni di attività non ho mai visto una causa per diffamazione durare meno di 6 anni solo per il 1° grado di giudizio. Passano talmente tanti anni che alla fine querelato e querelante si chiedono: perchè siamo qui?
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