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Morte a pagamento: a Ivrea 300 euro per tenersi l’urna in casa. E la dispersione delle ceneri è vietata

Il Consiglio comunale approva il nuovo regolamento di polizia mortuaria: tariffe senza senso e un’area per la dispersione che esiste solo sulla carta

Morte a pagamento: a Ivrea 300 euro per tenersi l’urna in casa. E la dispersione delle ceneri è vietata

Massimiliano De Stefano

C’è stato un momento, lunedì sera, in Consiglio comunale, riunito nella sede temporanea delle Officine H di Ivrea, in cui il silenzio calato nell’aula è sembrato più eloquente di mille parole.

Si stava discutendo del nuovo Regolamento comunale di Polizia Mortuaria, della sua approvazione e delle modifiche in via di adozione, insieme all’individuazione di nuove aree all’interno del cimitero comunale. Argomenti tecnici, ma tutt’altro che secondari, che riguardano il modo in cui una città si occupa dei propri morti. E, forse ancor più, di chi resta.

A illustrare i contenuti del regolamento non è stato un politico, ma Franco Bertolino, impiegato del Comune e memoria storica di tutto ciò che ruota attorno al camposanto. Ha parlato con precisione e calma, spiegando le novità: urne affiancate alle bare, possibilità di interrare direttamente le ceneri nel terreno, esumazioni e tombe a terra. Un aggiornamento importante per stare al passo coi tempi e con le mutate esigenze della cittadinanza.

Ma proprio mentre l’aula scivolava verso l’approvazione, è intervenuto il consigliere comunale Massimiliano De Stefano: “Vorrei proporre delle modifiche”, ha detto, rompendo il silenzio. Una frase semplice, che ha cambiato il tono del dibattito, tra gli sguardi allibiti di sindaco, assessori e presidente del consiglio....

E ha cominciato puntando il dito sulla tariffa di 300 euro prevista per chi desidera portare l’urna cineraria a casa.

“Che senso ha far pagare trecento euro a un cittadino che non chiede nulla al Comune e vuole tenere le ceneri di un proprio caro nella propria abitazione? Nessun servizio, nessuna spesa pubblica. È un assurdo”, ha dichiarato con fermezza.

cimiter

A rispondere non è stato Bertolino, ma il segretario comunale Gerardo Birolo, che ha fornito una spiegazione tanto tecnica quanto disarmante: le tariffe vengono calcolate in modo da coprire l’intero sistema dei servizi funerari, e servono anche a garantire la gratuità a chi non può pagare.

“Morire è un diritto”, ha detto. Una frase che ha lasciato un silenzio carico di interrogativi. Dunque chi può permetterselo paga anche per chi non può. Ma davvero è giusto chiedere trecento euro per portarsi un’urna a casa?

De Stefano ha poi sollevato il secondo grande nodo o problema che dir si voglia: la dispersione delle ceneri.

“Nel testo si parla di una tariffa specifica per chi desidera questa modalità. Ma io al cimitero ci sono stato. L’area dedicata alla dispersione semplicemente non esiste. Quindi, che senso ha inserire nel regolamento una cosa che non si può fare?”

La risposta è arrivata ancora da Bertolino: “L’area è prevista, a fianco dell’edicola 5”.

“Prevista non significa esistente  - ha incalzato De Stefano -  Oggi non c’è. E finché non c’è, non si può chiedere nulla ai cittadini. Fate almeno un roseto, ma fate qualcosa. Non possiamo scrivere una cosa su un regolamento e poi dire che non è possibile attuarla”.

Una contraddizione lampante: il regolamento consente la dispersione delle ceneri, ma nei fatti non si può fare, perché l’area dedicata non esiste ancora. E mentre si aggiornano articoli e si approvano modifiche, la realtà resta sospesa, proprio come le ceneri di chi non ha ancora trovato pace né un luogo dove tornare alla terra.

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