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Cacche da laboratorio: in consiglio comunale si parla di DNA canino. L’opposizione spinge, Colosso frena

Schedare i cani per colpire i padroni incivili: mozione in consiglio comunale, ma i costi fanno scodinzolare via l’idea. Colosso: “Ci avevamo pensato, ma servono 80 mila euro… e chi raccoglie le prove?”

Cacche da laboratorio: in consiglio comunale si parla di DNA canino. L’opposizione spinge, Colosso frena

Gabriella Colosso e Andrea Cantoni

È più forte di noi: quando sentiamo parlare di DNA dei cani, nella testa parte lo sketch dei Tutti pazzi per RDS con la mitica dottoressa Lassie (Alessandra Brescia). E invece no, non è uno scherzo. A Ivrea, durante l’ultimo consiglio comunale, si è davvero discusso di schedare geneticamente tutti i cani per combattere il flagello delle deiezioni abbandonate.

Sì, avete capito bene: un database del DNA canino per identificare i padroni incivili attraverso l'analisi della pupù. Roba che nemmeno CSI.

La mozione, firmata da gran parte dell’opposizione e presentata ufficialmente da Andrea Cantoni, parte da un assunto semplice e inoppugnabile: "Il problema è ovunque, non solo sotto le suole delle scarpe. Le vie del centro sono un disastro e dovrebbero essere tirate a lucido", ha dichiarato in aula, illustrando poi i costi e i benefici del modello Carmagnola, città virtuosa che ha già adottato la schedatura del miglior amico dell’uomo.

“Dopo un investimento iniziale, i costi si abbassano. Le analisi le pagano i trasgressori. Le cacche sono un problema sanitario, non solo estetico...”, ha spiegato Cantoni, con piglio quasi scientifico.

cacche di cani

Fosse mai che un giorno anche l'ASL decida di classificare le feci come materiale epidemiologico strategico.

A mettere i guinzagli all’entusiasmo, però, ci ha pensato l’assessora con delega agli animali, Gabriella Colosso, che ha provato a rimettere la discussione con le zampe per terra.

“Sappiamo bene del problema degli incivili. In tempi non sospetti, quando stavamo scrivendo il regolamento, abbiamo già valutato il DNA. Non solo: abbiamo parlato con Carmagnola e con l’Alto Adige. Ma Ministero e Regione ci hanno lasciato soli su questo fronte. E i costi sono altissimi: 20-30 euro solo per prelevare il campione, più 60 euro ogni volta che si fa un’analisi”, ha specificato Colosso scodinzolando via. Un affare, insomma, da boutique genetica.

Facciamo due conti: i cani registrati a Ivrea sono 3.044, il che significherebbe circa 80 mila euro solo per il prelievo. Ma secondo l’assessora sono molti di più, forse il doppio. E allora addio, bilancio.

E poi c'è la domanda delle domande: chi raccoglie le prove del delitto? I vigili? Le guardie ambientali? I volontari? Gli stagisti? i consiglieri comunali? Quelli dell'anagrafe?

Colosso ha annunciato una strategia di contenimento: “Abbiamo capito che la città si sporca di più quando i negozi sono chiusi. Per questo stiamo modificando gli orari delle guardie ambientali. Compreremo lettori di microchip e nuovi cestini con racchette. E stiamo allestendo due nuove aree cani”.

Insomma, le cacche resteranno dove sono, per ora.

“Sono molto sensibile all’argomento - si è accodato il consigliere Francesco Giglio del PD  con tono empatico - Nella via dove vivo, di deiezioni ce n’è una quantità industriale. Tra un po’ le riconosco a occhio. Però il DNA mi pare un tantino esagerato”.

Siamo alla scuola di riconoscimento fecale avanzato.

“Anche se fossero 80 mila euro -  ha chiosato Cantoni - per avere una città pulita non mi sembrano una follia. Trovo più folle che la guardia ambientale debba rincorrere le feci e controllarne la temperatura per capire chi le ha lasciate lì”.

Insomma, ad Ivrea si discute di cacca con metodo scientifico, ma la sensazione è che a puzzare, più che le deiezioni, sia l’inerzia nel trovare soluzioni vere.

"Intanto, la città continua a camminare in punta di piedi. E con lo sguardo basso..." scuote la testa Cantoni.

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