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Lo Stato lascia solo Pino Masciari: la ‘ndrangheta non dimentica, Ivrea nemmeno

Il Consiglio Comunale discute un ordine del giorno per chiedere l’innalzamento della scorta all’imprenditore che ha sfidato la mafia e ora rischia la vita. Minacce rinnovate, piani di vendetta ancora attivi, ma le istituzioni tergiversano

Lo Stato lascia solo Pino Masciari: la ‘ndrangheta non dimentica, Ivrea nemmeno

Pino Masciari

Ivrea si mobilita ancora una volta per Pino Masciari, l’imprenditore calabrese che ha avuto il coraggio di sfidare la ‘ndrangheta e che da anni vive sotto la costante minaccia delle cosche.

Al prossimo Consiglio Comunale verrà discusso un ordine del giorno presentato dai consiglieri Andrea Gaudino, capogruppo di Laboratorio Civico Ivrea, Barbara Manucci, capogruppo del Partito Democratico, e Vanessa Vidano, capogruppo di Viviamo Ivrea, con il quale si chiede un impegno concreto del sindaco Matteo Chiantore e della giunta per sollecitare le più alte autorità dello Stato a rivalutare il profilo di rischio di Pino Masciari e innalzare il livello di scorta, affinché la protezione sia adeguata alla minaccia che ancora oggi incombe sulla sua vita e su quella della sua famiglia.

Un analogo ordine del giorno era stato presentato e approvato nel novembre del 2022 dall'allora presidente de consiglio comunale Diego Borla.

La richiesta è chiara e dettagliata e prevede di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica, al Ministro dell'Interno, alla Commissione Centrale del Ministero dell’Interno, al Prefetto di Torino, all’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale e a tutte le autorità competenti, affinché vigilino e garantiscano che le misure di sicurezza siano applicate con la cura e l’attenzione necessaria.

Insomma, Ivrea, che il 24 novembre 2008 fu tra le prime città a concedere la cittadinanza onoraria a Pino Masciari, torna a farsi sentire in difesa di un uomo che ha sacrificato tutto per la legalità. Un uomo che ha pagato a caro prezzo la scelta di denunciare la criminalità organizzata, un uomo che avrebbe potuto piegarsi alla logica del compromesso e del silenzio, come tanti, come troppi, e che invece ha deciso di alzare la testa e dire no.

Un imprenditore che negli anni ’90 aveva una fiorente attività edile, che dava lavoro a centinaia di persone e che operava anche all’estero. Un uomo che, però, si è trovato davanti un muro di minacce e violenza, una pressione continua per cedere al ricatto, per accettare il pizzo, per sottostare alle regole non scritte di chi controlla intere regioni con la paura.

Masciari non si è piegato. Ha scelto di denunciare e, con le sue testimonianze, ha contribuito a smantellare pezzi importanti del sistema mafioso calabrese. La sua scelta ha segnato la sua vita e quella della sua famiglia.

Dopo le denunce, sono arrivate le ritorsioni, gli attentati, le minacce di morte, fino alla decisione dello Stato, nel 1997, di inserirlo nel programma speciale di protezione. Iniziava così un’esistenza completamente stravolta: niente più casa, niente più lavoro, un’intera famiglia costretta a vivere nascosta, sotto falso nome, in località segrete. Accanto a lui, la moglie e i due figli piccoli, costretti a un’esistenza di spostamenti continui, lontani dalla loro terra, dalla loro vita, dalle loro radici.

Per oltre un decennio, Masciari ha vissuto in questa condizione, fino a quando, nel 2009, il Ministero dell’Interno ha deciso di revocare la protezione speciale, nonostante il parere contrario del TAR del Lazio, che aveva riconosciuto l’inalienabilità del diritto alla sicurezza e aveva sancito l’inammissibilità di un sistema di protezione con scadenza. Il Ministero ha però ignorato la sentenza e ha programmato comunque la fuoriuscita di Masciari dal programma speciale di protezione.

Da allora, l’imprenditore vive sotto scorta, ma il livello di protezione non è più adeguato al pericolo reale. Il Consiglio Comunale di Ivrea, già nel novembre 2022, aveva chiesto di sospendere la revoca della scorta, ma oggi la situazione si è ulteriormente aggravata. A dicembre 2023, Masciari ha ricevuto un messaggio da un collaboratore di giustizia che gli ha rivelato come la sua eliminazione sia ancora oggi una priorità per la ‘ndrangheta.

Il collaboratore ha riferito che già nel 2004 un clan calabrese aveva pianificato la sua morte e aveva chiesto il supporto della pericolosissima cosca Bonavota, una delle più temute. Perchè la ‘ndrangheta non dimentica. Perchè per loro la vendetta è solo una questione di tempo e Masciari è un uomo segnato, un “predestinato”.

Un’informazione che non può essere sottovalutata e che dimostra come il pericolo per Masciari non sia affatto diminuito nel corso degli anni.

A rendere ancora più urgente la questione è il fatto che Masciari oggi vive in Piemonte, una regione in cui la ‘ndrangheta è ormai radicata da tempo. Le operazioni Minotauro, Albachiara, Platinum, Echidna, Factotum e molte altre hanno dimostrato come le cosche calabresi non sono una presenza isolata, ma hanno costruito un sistema di potere ramificato e pervasivo anche in Nord Italia.

Insomma un uomo come Masciari, che ha sfidato la criminalità organizzata e ne ha svelato i meccanismi, è più esposto che mai.

Da qui la decisione dei gruppi consigliari di maggioranza eporediesi di alzare la voce e chiedere che la sua protezione venga immediatamente rafforzata e che lo Stato si assuma la responsabilità di garantire la sua sicurezza e quella della sua famiglia.

"Non è solo una questione di protezione individuale, ma un messaggio che lo Stato deve dare nella lotta alla mafia. Se un uomo come Masciari viene abbandonato, se chi denuncia viene lasciato solo, se il sistema di sicurezza si dimostra inefficace, allora il segnale che passa è devastante: denunciare non serve, ribellarsi significa essere condannati all’isolamento, la mafia ha comunque l’ultima parola..." dicono Gaudino, Vidano e Manucci.

Un ordine del giorno che è prima di tutto una questione di giustizia, di dignità, di rispetto per un uomo che ha sacrificato tutto per i valori della legalità.

I consiglieri comunali saranno chiamati ad assumersi una responsabilità che va oltre la politica locale. Significherà schierarsi senza esitazioni dalla parte della legalità, dell’onestà, di chi ha avuto il coraggio di dire no alla mafia.  Non si tratta di un atto simbolico, ma di una presa di posizione concreta, di una dichiarazione chiara e forte, senza ambiguità o scappatoie: Ivrea non dimentica, Ivrea non si arrende, Ivrea sta con Masciari e Masciari non è un nome qualunque, non è un caso amministrativo, non è una pratica burocratica. Masciari è il simbolo di ciò che dovrebbe essere la giustizia in questo Paese.

A Pino Masciari è stata conferita la cittadinanza onoraria, oltrechè da Ivrea, anche da Torino il 10 novembre 2008,  San Sperate (CA) il 24 settembre 2009, Nichelino il 13 aprile 2010, Empoli il 22 maggio 2010, Bologna il 21 maggio 2012, Gioia del Colle nel 2013, Leini nel dicembre del 2014.

Masciari

Chi è Pino Masciari?

Pino Masciari inizia a lavorare nell’impresa edile del padre, assumendone la guida nel 1988, dopo la sua morte. L’attività si divideva in due aziende: la Masciari Costruzioni, impegnata negli appalti pubblici per case popolari, impianti sportivi, scuole, strade e restauri di centri storici, e un’altra impresa  focalizzata nella costruzione e vendita di abitazioni civili.

Fu proprio il padre il primo a denunciare le pressioni della ‘ndrangheta alle Forze dell’Ordine, ricevendo in cambio solo un invito alla prudenza: esporsi significava rischiare la vita. Dopo la sua scomparsa, Masciari si ritrova solo con nove fratelli e, per mandare avanti l’azienda, è costretto a cedere al ricatto mafioso: il 3% ai clan, il 6% ai politici collusi, oltre a una lunga serie di imposizioni, dalle assunzioni pilotate alle forniture imposte, fino a regali di appartamenti e concessioni di lavori pubblici pretesi dagli stessi politici.

Nel 1990 si ribella alle richieste della politica, due anni dopo anche a quelle della ‘ndrangheta. È l’inizio di un inferno: furti, incendi, danneggiamenti, minacce. Uno dei suoi fratelli viene ferito alle gambe da criminali. Le banche, invece di aiutarlo, gli consigliano di rivolgersi agli usurai per colmare la mancanza di liquidità causata dai mancati pagamenti su lavori già eseguiti.

Nel 1994 Masciari è costretto a licenziare tutti gli operai e, a novembre, decide di raccontare tutto ai carabinieri. La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, valutata la gravità della situazione, avvia la procedura per la sua tutela. Inizia così la collaborazione con la giustizia. Le sue denunce portano all’arresto e alla condanna di decine di esponenti della ‘ndrangheta: i Vallelunga di Serra San Bruno, i Sia di Soverato, gli Arena di Isola Capo Rizzuto, i Trapasso-Scerbo di San Leonardo di Cutro e Cutro, i Mazzaferro, oltre a politici e amministratori.

Nel 1996 la Masciari Costruzioni viene dichiarata fallita. Il 18 ottobre 1997 Pino Masciari e la sua famiglia entrano nel programma di protezione per testimoni.

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