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Attualià

Motosega nel Parco del Castello: tra sagre e feste avanza il degrado

Un tempo simbolo di bellezza, ora il parco è un deserto urbano

La sindaca Monica Durante

La sindaca Monica Durante, di sfondo gli alberi tagliati

Una delle caratteristiche preminenti della «Giunta Pro-loco» di Brandizzo è il presenzialismo. Non c'è convegno o cerimonia pubblica o privata alla quale non partecipi la sindaca Monica Durante o qualche suo accolito, non c'è evento che non veda il suo sorriso stereotipo ammiccare gli astanti. Insomma,  occorre dare l'impressione che la «Giunta Pro loco»  c'è e lotta insieme a noi.

Purtroppo tale frenesia festaiola, che raggiunge il suo acme durante il carnevale, le sagre, ma anche le  manifestazioni, le commemorazioni e  i funerali,  pare sia tutta a beneficio del giro dei pochi «soliti noti», usi a essere sempre gli stessi ovunque. Se però si esce per le strade di quel  paese semi fantasma che sta  diventando Brandizzo, l'umore le opinioni dei cittadini, spesso ignari del presenzialismo durandiano, lo si coglie in pieno.

Uno dei pochi spazi verdi creati negli ultimi anni dall'amministrazione pubblica fu - ad opera della giunta guidata da Enrico Pastore- il «Parco del Castello», poi intitolato dalla Giunta di Roberto Buscaglia all'ex sindaco Giovanni Bresso;  uno spazio sottratto alla perniciosa speculazione edilizia o alla sempre vigile frenesia edificatoria e  che si sarebbe dovuto estendere fino al Malone. Molto frequentato a tutte le ore, esso versa in uno stato decadenza: panchine prima  divelte e poi scomparse da tempo, sostituite con cubi di cemento, vegetazione incolta che cresce e assale i pochi alberi non ancora soffocati, nessuna potatura, incuria e abbandono.

In questi giorni chi  si recava al  parco non credeva ai suoi occhi. Uno terzetto di operai lavoravano alacri con i mezzi più moderni all'abbattimento  di un gruppo di piante ad alto fusto  che cadevano, una dopo l'altra, sotto l'inesorabile scure  meccanica. Da informazioni assunte si è venuti a sapere che l'abbattimento delle piante avveniva ad opera del proprietario del fondo agricolo che si estende fino al Malone, ombreggiandolo.

In cambio, il comune avrebbe chiesto la piantumazione di alcuni arbusti  nel parco che crescendo , fra  qualche decennio,  potranno compensare il danno subito. Dopo qualche giorno, il senso di abbandono che promanava da  quest'area si percepiva ancora di più. L'immagine faceva il paio con l'abbandono dei rifiuti che lo scarso senso civico di alcuni lascia di fronte all'ex area ecologica del cimitero. Nessuna giutificazione per loro,  ma solo una sicurezza,  che nei discorsi dei cittadini,  ignari di norme e regolamenti,   spesso. ricorre.  Mai gli ex sindaci Buscuglia e Bodoni avrebbero permesso a Seta - che pure ci aveva provato  più volte - di chiudere l'are ecologica senza l'approntamento di una alternativa praticabile. Ce ne vorranno di convegni o feste per fargli cambiare idea.  

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