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Centro La Serra: il Comune vuole comprarlo, ma nessuno sa cosa farne

Un rudere in pieno centro, aste deserte, progetti inesistenti e un passato di degrado. L’amministrazione tenta un altro giro di valzer, tra mutui, crediti IMU e spese condominiali da evitare

Centro La Serra: il Comune vuole comprarlo, ma nessuno sa cosa farne

Nella foto Fabrizio Dulla

Fiato alle trombe, rullo di tamburi, l’Amministrazione comunale di Ivrea ha deciso di fare un primo passo per acquistare una porzione del Centro La Serra di corso Botta, un edificio che giace lì, immobile come uno stoccafisso, nell’incertezza più totale, dopo aste deserte e tentativi di rilancio falliti. Sono già stati avviati dei contatti con il curatore fallimentare di Effetto Serra, Luca Goldoni, e dopo l’ultima gara, andata nuovamente a vuoto, ci sarebbe sul tavolo una proposta.

«L’edificio è un biglietto da visita per la città e non possiamo ignorare un problema che si trascina da anni», spiega l’assessore al bilancio Fabrizio Dulla. «Se si creano le condizioni giuste, siamo pronti a investire». E le condizioni non sono poche. Perché l’acquisto vada in porto, serve innanzitutto il via libera del curatore fallimentare.

«Il Comune» – aggiunge Dulla«intende acquisire gli spazi utilizzando in gran parte i crediti vantati nei confronti della procedura fallimentare, cioè i versamenti IMU non riscossi, che ammonterebbero a circa 80 mila euro. Poi c’è il nodo del Consiglio comunale: l’operazione necessita comunque dell’approvazione dell’aula. Infine, il Comune ha posto una richiesta specifica ai condomini dello stabile: non vuole assolutamente rientrare nelle spese condominiali almeno per i prossimi 4 anni… Con la spesa corrente non abbiamo margini di manovra».

Il centro la Serra

Se l’acquisto si concretizzasse, resterebbe poi la questione del rilancio. «Le risorse per il progetto arriverebbero direttamente dalle casse comunali», spiega Dulla, stimando un investimento iniziale tra i 150 e i 200 mila euro. Per i lavori veri e propri, invece, si farà affidamento su bandi pubblici.

Si tratta di un immobile che rappresenta, nel bene e nel male, l’ultimo residuo dell’utopia olivettiana, anche se nato dopo la morte di Adriano Olivetti, nel tentativo di proseguire quella visione.

L’ultima volta che si parlò del Centro La Serra correva il gennaio del 2021. Subito dopo un consiglio comunale a dir poco «funesto», Sertoli & C. si erano precipitati a scrivere un comunicato stampa per dire ai cittadini e urlare al mondo intero che l’acquisto all’asta del Centro La Serra era saltato per colpa delle Opposizioni.

Invero, nascondendo l’esistenza di un parere negativo dei revisori dei conti che aveva fatto strabuzzare gli occhi dei più attenti osservatori. Il tutto, come sempre, condito dalle solite litanie (Signore pietà, Cristo pietà) sul tanto lavoro e sull’impegno che ci avevano messo gli assessori Elisabetta Piccoli e Costanza Casali per «risolvere» gli ostacoli, a cominciare dalle spese pregresse del condominio e la causa Enel.

S’era poi saputo che l’asta del 5 novembre 2020, organizzata dal curatore Carlo Coldoni di via Miniere, ad un prezzo fissato in 271.206 euro, era andata deserta, esattamente come era successo alla prima dell’11 luglio del 2017, con base a 424 mila euro, e alla seconda, del 25 luglio del 2018, con base a 339 mila euro.

Ai tempi non era ancora stata fissata alcuna data per il quarto tentativo di vendita, ad un prezzo di poco superiore ai 200 mila euro. L’ultima asta è stata, comunque, a 112 mila euro, ma nessuno si è fatto avanti.

Parliamo di un cinema, di un atrio comprendente il bar, la biglietteria e altri locali per 1.350 metri quadri complessivi, quindi di quattro negozi e, infine, di un parcheggio di 692 mq con vincolo di destinazione a posto auto.

E parliamo di una ferita aperta nel bel centro della città. Una ferita che fa male e non solo perché l’edificio, con la forma di una macchina da scrivere, progettato da Pietro Mainardis e Iginio Cappai, costruito a partire dal 1967 per volontà di Roberto Olivetti, figlio primogenito di Adriano e nipote di Camillo, è stato abbandonato al suo destino, ma anche e soprattutto perché, più di tanti altri, avrebbe dovuto e potuto finire nell’elenco dei beni «Città patrimonio dell’Unesco» e invece è stato tagliato fuori.

C’è che di fronte alla possibilità di un danno erariale paventato da alcuni in capo ai consiglieri comunali di maggioranza, molti si erano cagati addosso e non se n’era capito il motivo, considerando che acquistare e rimettere a posto un immobile in pieno centro, con le caratteristiche e il valore storico e architettonico del Centro La Serra, dovrebbe semmai considerarsi un merito.

La verità è che, tolto il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti, nessuno della minoranza s’era dichiarato contrario all’acquisto e neanche avrebbe potuto esserlo, considerando che tutti, di riffa e di raffa, inseriscono il Centro La Serranei propri programmi elettorali.

Piuttosto ci si era interrogati sulle intenzioni nel dopo acquisto ed era venuto fuori che, oltre ai 200 mila euro di mutuo per l’asta e una fumosa ipotesi sulla risistemazione dell’atrio (indispensabile per l’utilizzo della sala La Cupola, che ha un’unica via di fuga), di progetti e di idee su come reperire il denaro necessario a sistemare il resto non ce n’erano.

Così come non era sufficientemente chiaro quale fosse lo stato dell’impiantistica e se si fosse conclusa o meno la causa da 800 mila euro con Enel, infine se fosse vero che l’edificio contiene amianto.

La brutta storia

La «brutta» storia comincia già nel 2012, quando si hanno le prime avvisaglie sulla pessima situazione finanziaria in cui si trova la società Effetto Serra, di cui il Comune era socio.

Il 27 febbraio del 2014, chiude l’ABCinema, gestito dalla Cooperativa Rosse Torri, presieduta da Francesco Curzio, e da lì in avanti, a parte un tiepido tentativo di acquisto da parte di Aeg Coop (socia al 10% di Effetto Serra), le cose vanno via via peggiorando e dalla liquidazione si passa all’inammissibilità del concordato preventivo, quindi al fallimento.

La domanda che ci si pone però adesso è: quanto potrebbe venire a costare la risistemazione?

In realtà, un conto approssimativo per rendere l’edificio sicuro c’è ed è dell’architetto Giuseppe Peano, che nel 2014 era stato incaricato di redigere una perizia dall’allora liquidatore.

Il conto fa qualcosa come 700 mila euro.

«Il frazionamento della struttura» – scriveva – «ha comportato un aggravio della gestione degli impianti e della sicurezza antincendio progettati inizialmente per servire in modo unitario l’edificio...»

E sempre Peano si rammaricava che l’edificio non fosse stato inserito nell’elenco dei siti del patrimonio Unesco e evidenziava, al piano delle fondazioni dell’edificio, la presenza di consistenti resti archeologici di epoca romana, vincolati dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte.

Il peccato originale

Il peccato originale risale all’inizio del nuovo millennio, quando a qualcuno venne in mente che quell’immobile sarebbe stato più facilmente commerciabile se frazionato in tante piccole proprietà, quante erano le unità mono e bilocale esistenti, trasformabili così in ambite residenze ordinarie.

Operazione «spezzatino», la definì un giorno, su queste pagine, l’ex consigliere comunale Alberto Tognoli. Il favore, grande come una casa, lo si fece – guarda un po’ – alla Pirelli Re, proprietaria dell’immobile dopo aver assorbito la Olivetti.

Solo con gli anni ci si rese conto di quanto fosse difficile, praticamente impossibile, la gestione degli impianti comuni: elettricità, gas, sicurezza antincendio, tutto pensato in origine per un unico edificio. Ed è proprio perché la gestione è un gran casino che ad un certo punto ci si è ritrovati con una bolletta, emessa da Enel e contestata dai condomini, per 800.000 euro, mal conteggiati e poi ricalcolati.

E sono all’ordine del giorno anche problemi legati al gas, che in più di un’occasione hanno portato il gestore al distacco del fabbricato dalla rete, costringendo ogni condomino a riscaldarsi autonomamente con stufe elettriche.

Da orgoglio di Ivrea a simbolo dell’incuria e del degrado

E qui davvero, negli ultimi tempi, ha trovato spazio di tutto: droga, prostituzione, vandalismo. Una situazione così esplosiva da rendere indispensabile la chiusura degli accessi laterali per evitare che l’area si trasformasse in un bivacco permanente.

C’era una volta un auditorium in pieno centro, un cinema d’essai, una bellissima sala conferenze e un incredibile spazio espositivo.

C’era una volta.

E come nelle fiabe, si spera di poter scrivere il lieto fine: «E vissero tutti felici e contenti».

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