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Cronaca
14 Marzo 2025 - 18:45
Sarebbero bastati altri 15 secondi alla velocità di 3 chilometri orari per portare in salvo tutti. La strage di Arè poteva e doveva essere evitata. Lo aveva detto chiaramente il PM Lodovico Bosso durante la sua requisitoria finale, ma oggi la difesa di Wolfgang Oberhofer, rappresentata dagli avvocati Francia e Bertacchi, ha chiesto con forza l’assoluzione del proprio assistito, ribaltando la narrazione sulla sua presunta responsabilità.
Durante l’udienza, la difesa ha smontato punto per punto le accuse, sottolineando come Wolfgang Oberhofer non avesse una posizione di garanzia e non fosse responsabile delle scelte che hanno portato al tragico incidente. Non si è trattato di una disgrazia inevitabile, ma di un errore umano che, secondo gli avvocati, non può essere attribuito al loro assistito.
L’accusa sostiene che Oberhofer fosse il "deus ex machina" dell'organizzazione del trasporto, ma la difesa ha ribattuto che il suo ruolo si limitava all’intermediazione logistica, senza alcun potere decisionale su aspetti cruciali come la scelta del percorso o la gestione del passaggio a livello. La decisione di transitare da Arè non fu arbitraria, ma dettata da vincoli oggettivi: alternative migliori non erano praticabili.
Un punto centrale del dibattito è stato la praticabilità del passaggio a livello di Arè per un trasporto eccezionale. Il giudice civile di Ivrea ha già stabilito che quel tratto era astrattamente transitabile: il bilico non superava l’altezza di 4,30 metri e non necessitava di un’intermediazione con Ferrovie. Il vero problema, dunque, era l’orario del transito: chi avrebbe dovuto verificare se vi fossero passaggi ferroviari in concomitanza? Secondo la difesa, non certo Oberhofer, che non aveva la possibilità di entrare in questi aspetti tecnici.
La difesa ha inoltre ribadito che Wolfgang Oberhofer e le società di cui è legale rappresentante non hanno alcuna responsabilità, e che i veri responsabili sono stati già individuati dal giudice civile, che ha stabilito i risarcimenti.
L’avvocato Bertacchi ha ricordato un principio cardine del diritto: la responsabilità penale è personale. Nessuno può essere punito per fatti altrui o senza colpevolezza. Non è ammessa una responsabilità oggettiva, come invece avviene in sede civile. La tragedia di Arè è il risultato di una serie di concause indipendenti, ma il concorso di cause non implica automaticamente la colpevolezza di Oberhofer.

Un altro elemento sollevato dalla difesa riguarda la continua evoluzione delle accuse. Il 13 novembre 2024 è stato modificato il capo di imputazione.
Queste continue modifiche dell’imputazione hanno portato la difesa a parlare di una situazione "kafkiana", in cui ogni interpretazione porta a un nuovo capo d’accusa, senza un reale fondamento giuridico.
Poi ha citato Feuerbach e la dottrina giuridica tedesca per ribadire che l’unico obbligo dei cittadini è quello di astenersi dal fare del male, e che ogni tentativo di agganciare Oberhofer a questa tragedia è giuridicamente nullo.
Altro punto decisivo sollevato dalla difesa riguarda il passato imprenditoriale di Oberhofer. È stato chiarito che, dal 2013, le aziende di cui era socio avevano già dismesso le quote di Uab Tlb, e che il fratello dell’imputato era stato il legale rappresentante solo fino al 2012. Da anni, dunque, non aveva più nulla a che fare con quella società, nonostante l’accusa sembri volerlo dipingere ancora come il dominus dell’operazione.
«Abbiamo un capo di imputazione che si allarga come una calza di nylon», ha dichiarato l’avvocato Bertacchi, criticando l’estensione ingiustificata delle responsabilità.
La sentenza di questo processo durato oltre un anno è attesa per il prossimo 9 aprile.
La sera del 23 maggio 2018, alle 23:16, il treno regionale Ivrea-Chivasso piombò a tutta velocità contro un trasporto eccezionale bloccato sui binari al passaggio a livello di Arè di Caluso. Il convoglio ferroviario, viaggiando a 85 km/h, si schiantò contro il bilico lungo 25 metri e del peso di 40 tonnellate, che si era inspiegabilmente fermato proprio nel punto più critico. L’impatto fu devastante: la motrice del treno deragliò, trascinandosi dietro le prime carrozze.
Nell’incidente persero la vita il macchinista Roberto Madau e Ivan Triches, operatore della scorta tecnica, mentre 23 passeggeri rimasero feriti, alcuni in modo grave. Secondo le ricostruzioni, il tir stava attraversando i binari quando le sbarre del passaggio a livello iniziarono a scendere. In preda al panico, l’autista cercò prima di avanzare e poi di fare retromarcia, ma il veicolo rimase bloccato. La sbarra posteriore, invece di spezzarsi, si incastrò tra il rimorchio e la motrice, impedendo ogni manovra. In quei secondi fatali, la tragedia divenne inevitabile.
Quasi cinque milioni di euro di risarcimenti sono stati richiesti agli imputati ritenuti responsabili della strage di Arè. Durante l’ultima udienza, le parti civili hanno presentato le loro richieste nei confronti di Wolfgang Oberhofer e dell’autista Darius Zujus. Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia hanno avanzato la richiesta più alta, 1 milione e 650 mila euro, per i danni subiti alle infrastrutture e ai convogli. Significativa anche la richiesta di 1 milione e 200 mila euro per Morena Gauna, la capotreno rimasta gravemente ferita, e 500 mila euro per il marito, ex macchinista, che da allora non ha più potuto lavorare. 600 mila euro sono stati richiesti dalla sorella del macchinista deceduto, mentre 705 mila euro spettano a Manuela Amà, passeggera rimasta gravemente segnata dall’incidente, che ha perso casa, lavoro e la possibilità di occuparsi delle sue cinque figlie. L’avvocato della difesa di Zujus ha sottolineato che l’unico parziale risarcimento è stato versato dalla società Uab Tlb, mentre la difesa di Oberhofer continua a sostenere la sua estraneità ai fatti.
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