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Burocrazia killer: in Italia medici e ingegneri stranieri condannati a fare i camerieri

Il Consiglio comunale di Ivrea approva un ordine del giorno per semplificare il riconoscimento dei titoli di studio esteri, ma la strada resta in salita. Professionisti qualificati intrappolati in un sistema lento e opaco

Burocrazia killer: in Italia medici e ingegneri stranieri condannati a fare i camerieri

Manal Abboudi, consigliera aggiunta straniera, Ivrea

Con nove voti favorevoli e tre astensioni, nell’ultima seduta di Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno proposto dalla consigliera Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea), sostenuto da Andrea Gaudino (Laboratorio Civico Ivrea) e Barbara Manucci (Partito Democratico) che punta a sollecitare il Ministero dell’Istruzione affinché riveda le procedure di riconoscimento dei titoli di studio esteri, con l'obiettivo di facilitare l’inserimento lavorativo dei cittadini stranieri qualificati. 

Il tema è di grande attualità: l'Italia lamenta infatti da tempo una carenza di professionisti in settori chiave, eppure numerosi medici, ingegneri e insegnanti formati all’estero si ritrovano a svolgere mansioni che nulla hanno a che fare con la loro preparazione. Un meccanismo che frena l’integrazione, spreca risorse e genera un paradosso evidente: posti vacanti da un lato, competenze inespresse dall’altro.

La questione è stata sollevata direttamente dalla Consulta Stranieri del Comune di Ivrea, che ha denunciato un sistema inefficiente, costoso e penalizzante, in cui l’iter per il riconoscimento delle qualifiche è lungo, macchinoso e, per molti, impossibile da completare. 

“Molti professionisti formati all’estero si trovano impossibilitati a esercitare il loro mestiere, nonostante l’Italia abbia un disperato bisogno di competenze qualificate”, si legge nel documento approvato. 

Non si tratta di un problema isolato: in tutta Italia, migliaia di laureati stranieri lavorano come camerieri, operai, badanti o autisti. L’assenza di un sistema trasparente e rapido di equipollenza dei titoli non solo danneggia loro, ma impoverisce l’intero tessuto economico e sociale.

lavoratori professionali

La proposta è stata illustrata dalla consigliera straniera aggiunta Manal Abboudi, che ha evidenziato l’importanza di affrontare il problema con un approccio pragmatico. 

“Questa situazione è un vero e proprio spreco di risorse umane. Non possiamo permetterci di avere medici costretti a fare i magazzinieri, ingegneri ridotti a lavapiatti, insegnanti relegati a lavori occasionali. Dobbiamo favorire il riconoscimento delle competenze e agevolare l’ingresso di queste persone nel mondo del lavoro qualificato. Il nostro compito è quello di fungere da facilitatori, aprendo un dialogo con gli enti regionali e statali per trovare soluzioni concrete”. 

L’iniziativa, dunque, non è una mera dichiarazione d’intenti, ma una richiesta di intervento immediato per semplificare le procedure di riconoscimento e istituire tavoli di lavoro che possano portare a una revisione normativa.

Il dibattito in aula ha evidenziato visioni contrastanti. 

Paolo Noascone, Massimiliano De Stefano ed Elisabetta Piccoli si sono astenuti, sollevando dubbi sull'efficacia della misura e temendo che una semplificazione eccessiva possa compromettere gli standard qualitativi delle professioni. 

Anche Andrea Cantoni ha espresso le sue perplessità.

“È un tema cruciale, ma temo che si sia messo il carro davanti ai buoi - ha stigmatizzato - Se l’Unione Europea fatica ancora a riconoscere automaticamente i titoli comunitari, figuriamoci quelli extra-UE”. 

Anche più perplesso Massimiliano De Stefano: “L’equipollenza del titolo di studio è un processo lungo e complesso, e deve esserlo per garantire la qualità delle professioni. Nessuno vuole un falso medico o un falso ingegnere”. 

Preoccupazioni legittime, ma secondo Vanessa Vidano il problema non sta nella qualità dei titoli, bensì nell’enorme lentezza e opacità del sistema, che scoraggia chiunque cerchi di far riconoscere il proprio percorso di studi.

Nel corso del dibattito, Vidano ha fornito dati eloquenti sulla realtà lavorativa degli stranieri in Italia. 

Secondo il XIV Rapporto "Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia", pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al 1° gennaio 2023 nel Paese si contavano oltre 1,6 milioni di lavoratori extracomunitari.

Se il loro tasso di occupazione (60,7%) è simile a quello degli italiani (61,5%), la disoccupazione tra gli stranieri è all’11,4%, contro il 7,2% della popolazione italiana. Ma il dato più significativo è quello relativo alla sovraqualificazione: il 60,2% dei lavoratori extracomunitari con laurea è impiegato in professioni che non richiedono il loro titolo di studio, mentre tra gli italiani la percentuale si ferma al 19,3%.

Il problema non è solo italiano: in molti Paesi europei i titoli stranieri vengono riconosciuti con difficoltà, ma in Italia l’iter è particolarmente lungo e farraginoso.

Vidano ha sottolineato che le principali difficoltà iniziano nelle Ambasciate e nei Consolati. Il primo ostacolo è l’ottenimento della Dichiarazione di Valore, un documento fondamentale per avviare la pratica di riconoscimento, ma che spesso si traduce in attese estenuanti e procedure poco chiare.

“L’approvazione dell’ordine del giorno rappresenta solo il primo passo….” ha commentato quasi in chiusura Manal Abboudi. 

 Il Comune di Ivrea si impegna ora a trasmettere la richiesta al Ministero dell'Istruzione, allegando la lettera redatta dalla Consulta Stranieri, e a promuovere un confronto con le istituzioni competenti. Ma il percorso è tutt’altro che in discesa. Il tema del riconoscimento dei titoli esteri è una questione aperta da anni, ostacolata da iter legislativi complessi e dalle resistenze degli ordini professionali, che temono un’eccessiva apertura del mercato del lavoro.

Nel frattempo, mentre le istituzioni continuano a rimandare, centinaia di professionisti qualificati continueranno a essere esclusi da un sistema che, anziché valorizzarne le competenze, li condanna a restare invisibili. L'ordine del giorno approvato a Ivrea potrebbe essere una scintilla in un sistema bloccato, ma senza un’azione concreta a livello nazionale, rischia di restare solo un’altra dichiarazione di intenti destinata a perdersi nei meandri della burocrazia italiana.

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