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07 Marzo 2025 - 18:12
Il Consiglio Comunale di Settimo Torinese è tornato a confrontarsi su una questione che da anni agita la città: la presenza di gruppi nomadi in alcune aree, in particolare nei pressi di via Moglia e nell’area del Conad di Piazza Caduti sul Lavoro. Un tema che, ancora una volta, ha diviso l’aula tra chi chiede misure drastiche e chi minimizza il problema.
A sollevare la questione è stata un’interpellanza presentata dal gruppo consiliare della Lega, che ha portato all’attenzione dell’amministrazione guidata dalla sindaca Elena Piastra le numerose segnalazioni di residenti e commercianti. Denunce che raccontano di accattonaggio insistente, furti e comportamenti molesti, con un crescente senso di insicurezza che, secondo il gruppo leghista, si è aggravato negli ultimi mesi.
Durante la discussione, i consiglieri della Lega, supportati da quelli di Fratelli d’Italia, hanno accusato la giunta Piastradi sottovalutare il problema e di non adottare misure concrete per contrastare l’illegalità. La richiesta è stata chiara: il Comune deve spiegare quali interventi siano stati attuati o previsti per affrontare la presenza nomade, se siano stati pianificati sgomberi e quali strategie intenda adottare per evitare che la situazione si incancrenisca, se non si è già incancrenita.
In particolare, la Lega ha sottolineato il disagio dei commercianti della zona, che lamentano un calo della clientela e un aumento degli episodi di microcriminalità. Secondo i consiglieri, la mancanza di un’azione decisa da parte del Comune alimenta un senso di impunità, incoraggiando fenomeni di illegalità diffusa e minando la fiducia nelle istituzioni locali.
Di fronte alle critiche, l’amministrazione ha respinto l’idea di una situazione fuori controllo. L’assessore Barbati ha precisato che a Settimo Torinese non esistono campi nomadi stabili e che l’unico insediamento noto si trova su un’area privata, dunque fuori dalla competenza diretta del Comune. Tuttavia, ha assicurato che la situazione è costantemente monitorata dalle forze dell’ordine, che effettuano controlli regolari.
La giunta ha poi rivendicato di aver già attuato diversi interventi, con l’identificazione e la denuncia di soggetti coinvolti in furti e occupazioni abusive. Secondo l’amministrazione, il contrasto all’illegalità deve però essere accompagnato da un’azione congiunta con Prefettura, forze dell’ordine e servizi sociali, specialmente per la tutela dei minori presenti nei gruppi nomadi. Molti di loro, infatti, risultano regolarmente iscritti a scuola e seguiti dai servizi sociali comunali.

Enzo Maiolino
Il confronto tra maggioranza e opposizione ha messo in evidenza due visioni opposte: da un lato, Lega e Fratelli d’Italiainsistono su misure repressive, dall’altro, l’amministrazione ribadisce un approccio istituzionale basato sul monitoraggio e la collaborazione interistituzionale. Tuttavia, la richiesta di sgomberi e controlli più rigidi, seppur legittima dal punto di vista della sicurezza, non affronta il problema nella sua complessità. La questione nomade non è solo un problema di ordine pubblico, ma coinvolge aspetti economici, sociali e culturali, che non possono essere ignorati.
Altro nodo centrale è il tema della percezione dell’insicurezza. Se da un lato non sempre trova conferma nei dati, dall’altro non può essere liquidata come un’invenzione. I cittadini vivono quotidianamente la realtà del quartiere, e la loro percezione nasce da un insieme di fattori visivi, culturali ed economici. Anche comportamenti che non costituiscono reato possono contribuire al senso di abbandono e alimentare la sfiducia verso le istituzioni.
L’amministrazione Piastra, pur difendendo le proprie azioni, non ha presentato una strategia chiara per prevenire il ripetersi della situazione. Il coinvolgimento di Prefettura e servizi sociali è fondamentale, ma senza interventi concreti rischia di sembrare un rinvio burocratico. Se minimizzare il problema può far percepire le istituzioni come distanti e incapaci di rispondere alle esigenze della comunità, non basta nemmeno agitare lo spettro della repressione senza soluzioni a lungo termine.
Il dibattito in Consiglio ha oscillato tra richieste di sgomberi e la necessità di inclusione sociale, resa difficile da resistenze culturali e problemi strutturali come povertà, disoccupazione, abbandono scolastico e scarsa assistenza sanitaria. In un contesto di carenza di risorse, la gestione della presenza nomade diventa una sfida che riguarda tutte le amministrazioni locali in Italia.
Senza politiche di inclusione efficaci e strumenti normativi chiari per regolamentare la loro presenza sul territorio, il rischio è che la situazione continui a riproporsi ciclicamente, generando conflitti tra residenti e comunità nomadi, senza mai trovare una soluzione definitiva.
L’interpellanza della Lega ha posto una questione concreta, ma il dibattito non ha prodotto risposte incisive. L’amministrazione Piastra dovrebbe rafforzare la propria presenza sul territorio, mentre l’opposizione dovrebbe avanzare proposte strutturate per la gestione del fenomeno. Perché se la politica si limita a rimpallarsi accuse, chi subisce le conseguenze di questa situazione sono, come sempre, i cittadini.
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