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Ivrea
05 Marzo 2025 - 15:51
Orti di canton Vesco
Un milione e duecentomila euro di fondi pubblici, una pioggia di proclami trionfali, la rivoluzione verde a San Grato… e il risultato? Un campo di sterpaglie e un’emozionante caccia all’amianto. Ecco il nuovo concetto di orti urbani 2.0: non più pomodori e insalate, ma erba infestante, ratti e qualche serpente in cerca di casa. Un’oasi di sostenibilità, ma per la fauna selvatica.
Il progetto, finanziato dal PNRR, era stato annunciato con roboanti dichiarazioni. «Sarà un esempio di rigenerazione urbana!», dicevano.
E lo è davvero: ha rigenerato il degrado. Dovevano sorgere spazi di socialità, coltivazioni condivise, insomma, un piccolo paradiso green. Oggi è solo un terreno abbandonato, pieno di rifiuti e illusioni sepolte sotto le erbacce.
Il colpo di scena da thriller. Nessuno, nella foga di annunciare l’ennesima opera pubblica “da sogno”, aveva pensato di scavare prima per controllare cosa ci fosse sotto. Un dettaglio, certo. Peccato che, appena messa la prima pala nel terreno, sia spuntata una bella sorpresa tossica: lastre di Eternit, scarti edilizi e una discarica sotterranea di amianto, interrata chissà quando e da chi.
L’Amministrazione comunale fin dal primo momento si è dichiarata scioccata. Nessuno poteva immaginare che in quell’area ci fosse una discarica abusiva. Peccato che a San Grato lo sapessero tutti. Lo sapevano i residenti, lo sapevano gli amministratori passati, lo sapeva chiunque abbia vissuto in zona o amministrato il Comune negli ultimi decenni. Lo sapevano tutti, tranne, a quanto pare, chi governa oggi la città.
Morale della favola? Il cantiere si è bloccato, e nessuno sa quando (e se) ripartirà. Nel frattempo, l’assessore ai Lavori Pubblici, Francesco Comotto, ci tiene a rassicurare: «Il Comune non si arrende!». No, certo. Infatti è fermo immobile da un anno, l’amianto rimane al suo posto, il degrado avanza e i cittadini si chiedono se gli orti urbani resteranno solo un’idea sulla carta. Le opposizioni hanno provato a chiedere spiegazioni, hanno sollecitato il sindaco Matteo Chiantore, hanno proposto incontri pubblici per capire la situazione. Risultato? Un colossale nulla di fatto.






Ma il vero problema è un altro: quanto amianto c’è sotto? Se si trattasse solo di alcune aree contaminate, la rimozione potrebbe costare 250mila euro. Se invece la contaminazione fosse più estesa, si parla di milioni di euro, che trasformerebbero il progetto in un buco nero senza fondo.
S’aggiunge un piccolo dettaglio: i fondi del PNRR devono essere spesi entro il 2026, altrimenti svaniscono.
Soluzione? Pregare e aspettare che il Ministero conceda l’uso dei 260 mila euro di ribasso d’asta per la bonifica. La risposta? Non pervenuta.
Nella speranza che non occorrano milioni di euro, comunque più di quanti non ce ne siano a disposizione, lo scorso giugno l’assessore Comotto aveva dichiarato di essere alla ricerca di un’azienda per la bonifica a buon prezzo!. Brillante. Peccato che, come diceva Totò con la Titina non la si sia ancora trovata. L’ultima “grande” novità? Con una recente variazione di bilancio sono stati stanziati 60mila euro. Di cui 20 mila per analizzare il terreno (quindi prima si parlava senza sapere) e 40 mila per “progettare” la bonifica.
Intanto, gli abitanti di San Grato si trovano a contemplare un terreno che doveva essere un giardino urbano e che invece sembra la scenografia di un film post-apocalittico. Le recinzioni cadono a pezzi, il rischio di esposizione all’amianto cresce e l’unica cosa certa è che nessuno sa cosa fare.
Ma tranquilli, il Comune ci farà sapere. Un giorno. Forse.
Per ora, l’unica cosa rigenerata è il senso di sfiducia dei cittadini, mentre l’amianto resta al suo posto, i soldi sono bloccati e gli orti urbani sono diventati un’enorme vergogna a cielo aperto.
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