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Cronaca
26 Febbraio 2025 - 13:38
L'idea iniziale era semplice: entrare a casa dell'amico di vecchia data per rubargli la droga che nascondeva in cantina. Ed è con questa intenzione che il 2 agosto 2019, Sara Falcone - che all'epoca aveva da poco compiuto 20 anni e viveva ad Oglianico - insieme al fidanzato, Paolo Corgiat Bondon, 23enne di Busano, suona un campanello a caso del condominio di Piazza Martiri a Favria dove viveva l'amico, per farsi aprire. Conoscendo bene sia lo stabile che le abitudini del ragazzo, sanno che quel giorno il loro amico non è in casa, ma al lavoro e che quindi possono agire indisturbati. Un'inquilina apre e la coppia diabolica si precipita in cantina dove sanno che l'amico nasconde delle dosi di sostanza stupefacente nella fodera di un vecchio cuscino.
Tutto fila liscio. Un gioco da ragazzi che spinge Sara ad alzare l'asticella del rischio. I due corrono a casa di un'altra amica più grande Chantal Russo che ha 28 anni e vive a Favria. Sara vuole tornare in quel condominio: l'obiettivo questa volta è quello di entrare nell'appartamento dell'amico, quello all'ultimo piano della palazzina. Sara Convince Chantal. Paolo, invece, decide di non andare.
Dopo circa mezz'ora dal primo furto, tornano in Piazza Martiri e mettono a segno il furto. Sara sa che entrare sarà facilissimo perché il suo amico non chiude mai a chiave la porta di casa.
In quel condominio tranquillo, nessuno chiudeva mai la porta a chiave. Da oltre trent’anni gli inquilini si fidavano l’uno dell’altro, vivendo in una sorta di comunità protetta da un tacito accordo di vigilanza reciproca. A raccontarlo oggi, durante il processo a carico di Paolo Cordiat Bondon è stata la proprietaria di quell'appartamento, mamma dell'amico dei tre giovani.

L'avvocato Antonio Mencobello, difensore di Paolo Corgiat Bondon
Quel 2 agosto 2019, quella fiducia si trasformò in una porta spalancata per chi, invece, aveva ben altri intenti.
Le due ragazze mettono a segno un bel colpo: in pochi minuti rubano più di mille euro in contanti, 3 collanine da uomo in oro, 2 braccialetti da uomo in oro, 2 anelli da donna in oro, un orologio da uomo in argento, una pistola a gas a pallini e un tablet.
La fuga è rapida, il bottino al sicuro. Ma le indagini non tardano ad individuare i responsabili grazie alle testimonianze e ai filmati delle telecamere di sorveglianza del Comune di Favria. I carabinieri di Rivarolo ricostruiscono i movimenti del gruppo e li identificano.
Oggi, davanti alla giudice Stefania Cugge del Tribunale di Ivrea, si è svolto il processo a carico di Paolo Corgiat Bondon, l'unico dei tre ad aver scelto il giudizio ordinario. Difeso di fiducia dall’avvocato Antonio Mencobello del foro di Torino, oggi era in aula mentre la mamma dell'amico testimoniava.
La donna, già sentita come testimone, è stata riconvocata. La giudice Cugge ha voluto chiedere quale fosse la consuetudine in casa loro in merito alla chiusura della porta. La testimone ha raccontato come nel condominio fosse abitudine non chiudere mai le porte a chiave. "Non l’abbiamo mai fatto in trent’anni, ci fidavamo l’uno dell’altro", ha dichiarato.
Nel corso della prossima udienza verranno sentite anche le coimputate uscite dal processo con la sentenza di patteggiamento.
Mentre il processo continua, a Favria resta una certezza: quella porta sempre aperta, un tempo simbolo di sicurezza e fiducia, è ora diventata il triste emblema di un’ingenuità sfruttata da chi era disposto a tutto pur di ottenere soldi facili.
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