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Fratelli coltelli a Ivrea: Garino se ne va, Bertot fa il pesce in barile

Gabriele Garino lascia il partito sbattendo la porta: "La linea è cambiata, me ne vado". Intanto il coordinatore provinciale Bertot minimizza e il circolo si spacca tra fedelissimi e dissidenti

Gabriele Garino

Gabriele Garino

Il coordinatore provinciale Fabrizio Bertot cade dalle nuvole. Non conosce il problema o  fa finta di non conoscerlo. Poi però, stringi stringi, qualcosa ammette: “Quello che so è che a Ivrea, l’8 marzo, ci sarà un congresso dei Fratelli d’Italia. Lì come in altri 50 circoli della provincia di Torino. Ho tantissimo lavoro da fare. È normale che ci siano fibrillazioni…”

Più o meno. Perché sotto le rosse torri, la situazione gli sta sfuggendo di mano ed è chiarissima: un bel gruppo di tesserati ha preso la porta in uscita, e tra questi anche il consigliere comunale Gabriele Garino. Il quale, per inciso, resta consigliere comunale.

Al telefono, Garino conferma senza tanti giri di parole. 

“Sì, ho abbandonato Fratelli d’Italia. Mi sono tolto dal Circolo. Ho disdettato la tessera… Quando lo abbiamo creato (il Circolo, ndr) la linea era un’altra. È cambiata e ne prendo atto. Sono entrati personaggi divisori…”

Fine della conversazione.

La notizia era già cominciata a circolare nei giorni scorsi, quando Garino ha lasciato la chat WhatsApp del gruppo. Perché le crisi politiche, ormai, non si annunciano più con mozioni o lettere aperte, ma con un'uscita silenziosa dai social. Un clic e via.

Dietro lo scontro ci sarebbero due visioni opposte del partito. C’è quella ideologica, e poi c’è quella definita più democristiana, che ruota attorno al capogruppo in consiglio Andrea Cantoni.

In consiglio comunale

Chi ha lasciato, accusa proprio lui: decide tutto da solo, impone la sua linea, non ascolta nessuno. Insomma, una gestione monarchica che in fondo non sorprende, visto che Cantoni è monarchico nel DNA.

E mentre gli ex tesserati puntano il dito contro Bertot, il coordinatore provinciale sembra avere la stessa reazione di Bartleby lo scrivano: "Preferirei di no". Davanti alla tempesta interna, se ne infischia.

Bartleby, per chi non lo conoscesse , è il protagonista del racconto Bartleby, lo scrivano: una storia di Wall Street (1853) di Herman Melville. In sintesi un impiegato che lavora come copista in uno studio legale e diventa famoso per la sua frase emblematica: "Preferirei di no" (I would prefer not to).

Lo scontro, per scendere nei dettagli, si sarebbe consumato sulle candidature. Perché alla fine, si sa, la politica è fatta di poltrone e poltroncine, e quando si decide chi le occupa, le tensioni salgono.

Attualmente, il circolo è ancora formalmente guidato dal presidente ad honorem Paolo Debernardi e dalla vice Marzia Vinciguera. Con loro, fino a poco tempo fa, anche Gabriele Garino e Mattia Stipo, ma quest’ultimo è sparito dai radar da mo’, tanto che qualcuno dice di averlo intravisto su "Chi l’ha visto". Stesso discorso per Marco Neri, ex factotum e ex consigliere comunale di cui si sono perse le tracce.

Per la nuova presidenza il gruppo dei fuggitivi aveva proposto il nome di Fabrizio Lotito, ma stando ai tam tam e a qualche commento di Garino su di lui Andrea Cantoni avrebbe messo un veto grande quanto il Duomo di Milano.

E Bertot? Pesce in barile fino alla fine. “Garino mi avrebbero mandato una email? Io non ho ricevuto nulla…”. Forse è finita nella cartella spam.

Intanto, il circolo di Ivrea, intitolato al professor Mario Paggi conta ancora un centinaio di iscritti. Almeno per ora.

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