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Foibe, targa già pronta e mozione rattoppata. Culturaidentità? Sembra il Giorgia Meloni fans club

Dopo l’ennesima bocciatura lo scorso anno, l’amministrazione concede il minimo sindacale: un evento annuale e una targa che esiste già. Polemica sul patrocinio negato: "Non possiamo darlo a un Giorgia Meloni Fans Club"

Andrea Cantoni

Andrea Cantoni

Per il 2026 l’amministrazione comunale di centrosinistra di Ivrea si è impegnata a organizzare un evento per ricordare le vittime delle foibe e, prossimamente, ad affiggere una targa commemorativa, peraltro già fatta realizzare dal consigliere comunale Andrea Cantoni.

L’ha tirata fuori giovedì scorso, in consiglio comunale, a fine dibattito, e consegnata al presidente del consiglio Luca Spitale quando l’idillio era già stato consumato.

La mozione delle Opposizioni avrebbe potuto finire in ben altro modo. Puntava il dito contro l’assenza dell’amministrazione nelle celebrazioni del Giorno del Ricordo, già conclusesi, e il mancato patrocinio a un evento organizzato dall’associazione CulturaIdentità. 

"Avrei sperato" – ha attaccato Cantoni, senza troppi giri di parole – "di non dover presentare una mozione come lo scorso anno, quando l’avete bocciata. E invece siamo di nuovo qui. La nostra città, fortunatamente, ha ricordato le vittime delle foibe. Non certo grazie all’amministrazione comunale…"

E sul mancato patrocinio all’evento?

 "Prima mi dicevano - ha stigmatizzato - che la richiesta non era arrivata nei 15 giorni previsti. Poi ho letto che è stata una scelta politica. Hanno detto che CulturaIdentità fa politica. E ci stupiamo? La cultura è politica, nel senso più alto del termine. In questo caso, non si trattava solo di un libro, ma di un momento di approfondimento con Fausto Biloslavo, noto giornalista e grande conoscitore della tematica. Ma, evidentemente, il problema è sempre lo stesso: dopo aver fatto sparire le persone, si cerca di infoibare anche la loro memoria."

Cantoni ha ricordato che la precedente amministrazione aveva siglato un protocollo con il Comitato delle Vittime Giuliano-Dalmata.

"E purtroppo questa amministrazione non sta dando seguito a quell'accordo. Hanno chiesto al Comune di collaborare e non hanno ricevuto risposta. Rimediamo agli errori del passato? Forse, un giorno… Intanto speriamo che l’amministrazione, il prossimo anno, organizzi un evento degno di questo nome. La storia non si dimentica e non si infoiba. O almeno, non dovrebbe…".

 

Ed è qui che ha preso la parola la consigliera comunale Elisa Bolzanello. Un lungo intervento con il cuore e con la testa, seguito dai complimenti della capogruppo del PD Barbara Manucci: "Molto profondo e calibrato. Rispecchia tutto il nostro spirito di fare nostro questo tema.”.

E a sorpresa, anche Andrea Gaudino, della maggioranza, ha speso parole di elogio per le Opposizioni: "Ringraziamo la minoranza per questa mozione. Molto più precisa e oggettiva rispetto allo scorso anno. E soprattutto per quello che è successo in quella zona di frontiera. Diamo profondità alla distanza che ci separa da quegli anni. Siamo d’accordo…"

Morale della favola? La mozione è stata aggiustata qua e là e infine si è deciso di scrivere nero su bianco che "la giunta si impegna altresì a organizzare ogni anno, per la ricorrenza, un evento commemorativo…". Insomma, la grande concessione.

Poteva finire senza un po’ di sano scontro politico?

Ovviamente no. La consigliera comunale Elisabetta Piccoli ha tirato in ballo direttamente il sindaco Chiantore.

"Mi aspettavo un intervento del sindaco. A mio parere, il patrocinio a CulturaIdentità non è stato negato per mancanza di tempo, ma per una scelta politica ben precisa. Anche perché il patrocinio lo avete concesso a tanti politici… Elsa Fornero, Mercedes Bresso… Mi dispiace che si facciano discriminazioni. Mi auguro che non sia così…"

A ruota Chiantore, per niente preso in contropiede e con uno dei suoi discorsi che sembrano scritti per una rappresentazione teatrale, s’è difeso.

"La motivazione è tecnica - ha ribattuto - Poi ci sono altre valutazioni. La risposta tecnica è che i tempi amministrativi sono di almeno 15 giorni. Mancavano 4 giorni alla serata. Dopodiché, ci sono delle altre motivazioni. Non avremmo concesso il patrocinio ad enti riconducibili a partiti e movimenti sindacali. Un conto è fare cultura, un altro è fare politica. E il sito di CulturaIdentità… parla di cultura, ma anche di Meloni, Berlusconi, ecc.. Sembra un Giorgia Meloni Fans Club, e quindi noi il patrocinio non lo concediamo…"

Un’argomentazione che, però, non ha convinto Piccoli, che ha replicato tirando in ballo gli eventi promossi sul sito internet del Comune:"C’è anche Potere al Popolo. Non mi sembra sia un’associazione benefica. Avreste fatto più bella figura a fare mea culpa. Potevate almeno dire: mi dispiace…"

Piccola nota di sarcasmo di Cantoni: "Speriamo solo che non vengano poi invitati personaggi a imbrattare la storia…"

Insomma, tutti d’accordo. Per il momento a parole. Il tempo dirà se l’amministrazione manterrà davvero la promessa o se, tra il prossimo anno, si ritroveranno a discutere un’altra mozione simile, con la targa di Cantoni chiusa in un cassetto a prendere polvere.

L'intervento della consigliera comunale Annalisa Bolzanello

La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. 

La legge che ha istituito il Giorno del Ricordo fu votata da quasi tutto il Parlamento, dopo che, a lungo, sulla pagina sanguinosa di quel confine era calato il silenzio.

Alcuni avvenimenti storici cruciali meritano di essere citati…

Elisa Bolzanello e Andrea Gaudino

Elisa Bolzanello

Il 13 luglio 1920, le squadre fasciste incendiano l’Hotel Balkan, la sede di organizzazioni e istituzioni slave a Trieste: è l’avvio di una persecuzione. Gli sloveni si trovano catapultati nell’incubo, che si prolungherà per il quarto di secolo a seguire: 134 edifici incendiati, circoli di cultura, case del popolo, camere del lavoro. Nell’aprile 1927, furono soppresse tutte le associazioni e le istituzioni slovene. I cognomi vennero italianizzati per decreto. Furono storpiati cognomi e nomi propri, a volte addirittura scalpellate le lapidi cimiteriali. La lingua slovena venne proibita ovunque, nelle scuole lo sloveno fu abolito.

La Seconda guerra mondiale scompose una volta di più assetti, etnie e comunità. L’offensiva tedesca sulla Jugoslavia scattò il 6 aprile 1941, Mussolini vi si accodò, in una pagina tra le più cruente. Sul fronte opposto, i comunisti guidati da Tito animarono la Resistenza anti-tedesca. Tra il 1941 e 1943 le azioni italiane contro le formazioni partigiane non esitarono a reprimere i civili: non furono danni collaterali, ma una strategia tesa a isolare qualunque focolaio di resistenza; internamenti di massa condussero a costruire campi in grado di concentrare migliaia di persone, come a Gonars, in Friuli o nell’isola di Arbe, in Dalmazia.

Sono solamente cenni, ma servono a dar conto di un conflitto che sfocerà nella pagina ultima, quella che ci riconduce al giorno del ricordo.

La controrepressione non è meno violenta e spesso sfugge al controllo delle autorità partigiane, con atti di sadismo e violenza cieca. L’uccisione di Norma Cossetto, studentessa istriana, seviziata e infoibata nell’autunno del 1943, resta una delle pagine più atroci di quella stagione.

E, nelle zone del confine orientale, dopo l’oppressione fascista, responsabile di una politica duramente segregazionista nei confronti delle popolazioni slave, e la barbara occupazione nazista, si instaurò la dittatura comunista di Tito, inaugurando una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone.

Di quella stagione, contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le Foibe restano il simbolo più tetro.

E nessuna squallida provocazione può ridurne ricordo e dura condanna.

Oltre a crudeli, inaccettabili casi di giustizia sommaria e di vendette contro esponenti del deposto regime fascista, la furia omicida dei comunisti jugoslavi si accanì su impiegati, intellettuali, famiglie, sacerdoti, anche su antifascisti, su compagni di ideologia, colpevoli soltanto di esigere rispetto nei confronti della identità delle proprie comunità.

Di fronte al proposito del nuovo regime jugoslavo di sovranità sui territori giuliani, l’essere italiano diveniva un ostacolo, se non una colpa.

Ben presto, sotto minaccia e dopo una seconda ondata di violenze, i nostri concittadini di Istria, Dalmazia, Fiume, furono messi di fronte al drammatico dilemma: assimilarsi, disconoscendo le proprie radici, la lingua, i costumi, la religione, la cultura. Oppure andare via, perdendo beni, casa, lavoro, le terre in cui erano nati.

In grande maggioranza scelsero di non rinunciare alla loro italianità e, di fatto, alle libertà, di pensiero, di culto, di parola.  In trecentomila – uomini, donne, anziani, bambini – radunate poche cose, presero la triste via dell’esodo.

E dall’ottobre del 1943 all’aprile del 1945 opera a Trieste la Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio nazista nel nostro Paese, oggi monumento nazionale, gestito da SS tedesche e austriache. Il 1° maggio 1945 i partigiani jugoslavi occupano Trieste. La tecnica che usano non è quella dei rastrellamenti di massa, ma gli arrestati sono comunque migliaia.

Alla fine della guerra, in quel lembo del continente, tra infoibati e uccisi dai nazisti e fascisti, non c’era famiglia che non piangesse un lutto.

Mi preme ribadire il bisogno di non cancellare il passato, tutto il passato, perché farlo equivale a gettare le basi che possa ripetersi. Ma non cancellare equivale a conoscerlo e, soprattutto, a capirlo e a rispettarlo. E senza che alcuna parte pensi, dopo tanti decenni, di piegare la storia a proprio vantaggio, offrendo del racconto di quelle pagine alcuni capitoli solamente e sbianchettando tutto il resto. Troppo a lungo “foiba” e “infoibare” sono stati sinonimi di occultamento della storia.

Il nazionalismo è il concime che dissemina odi e contese, destinati, prima o poi, a deflagrare, e così è avvenuto, in una storia che va conosciuta, ma conosciuta tutta.

 

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