Cerca

Attualità

Tanto rumore per nulla: né pace, né guerra in consiglio comunale

Dibattito acceso su Nato e invio di armi all’Ucraina, ma alla fine l’opposizione vota a favore e la maggioranza si astiene. Scambi di accuse, sarcasmo e qualche colpo di scena, ma nessuna vera decisione

Franesco Giglio e Andrea Cantoni

Franesco Giglio e Andrea Cantoni

Tanto tuonò che alla fine non piovve.

Così, a mezzanotte e mezza, poche ore fa, si è concluso un consiglio comunale convocato con urgenza e con una vera e propria forzatura delle Opposizioni. Sembrava non urgente, fino a quando – ironia della politica – non lo è diventato, per una serie di modifiche ai regolamenti propedeutici all’approvazione del bilancio.

Tanta attesa per le dichiarazioni su adesione alla Nato e sulla decisione del Parlamento italiano di continuare a inviare armi all’Ucraina. Nelle puntate precedenti: il Presidio per la pace invita i gruppi consiliari a sensibilizzare i propri parlamentari sul tema e a esprimere un parere; l’Opposizione presenta un’interpellanza generale; la maggioranza la boccia, chiedendo un ordine del giorno; infine, un nuovo ordine del giorno impegna il consiglio comunale a esprimersi favorevolmente sia all’invio delle armi che all’adesione alla Nato. Il finale? L’opposizione vota a favore e tutta la maggioranza si astiene.

Vanessa Vidano

La consigliera Vanessa Vidano

Da qui in avanti, il dibattito è stato, a dir poco, serafico. Nessun colpo di scena, nessuna tensione, forse complice l’ora tarda.

A partire lancia in resta con le prime dichiarazioni è stato il primo firmatario Andrea Cantoni:

“L’avete definita inammissibile perché non di interesse cittadino, ma con l’interpellanza generale” – ha sottolineato – “non sarebbe stato neanche necessario giungere alla votazione. Noi abbiamo sostenuto che, di fronte a un Presidio che è una realtà unica, forse in Italia, quell’interesse cittadino ci fosse…”.

A dimostrazione di questo, secondo Cantoni, l’adesione al Presidio da parte di due forze consiliari e di due consiglieri: Andrea Gaudino di Laboratorio Civico e Vanessa Vidano di Viviamo Ivrea.

“Purtroppo abbiamo dovuto trasformarlo in un ordine del giorno che non può che agevolare lo scontro anziché il confronto” – ha sostenuto – “Lo abbiamo evidentemente preparato in base alle nostre sensibilità, dando già la nostra risposta al Presidio che ci chiedeva un parere…”.

E Cantoni, più volte anche nel corso del dibattito, ha ribadito la necessità delle armi in difesa di uno Stato che, grazie all’Europa, ancora oggi si chiama “Ucraina” e non Russia.

“Credo nella Nato come organizzazione che si impegna per la pace dei popoli. Pensare che sia sempre tutta colpa dell’Occidente è una chiave di lettura che non ci trova concordi… Si vis pacem, para bellum, se vuoi la pace, prepara la guerra, è una locuzione latina. È facile riempirsi la bocca con il pacifismo e poi tirare in ballo le armi che sono strumento di diplomazia. L’autodifesa ha come prerequisito il poter essere in grado di difendersi…”.

Tant’è.

Andrea Gaudino ha richiamato l’articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra”), ma ha anche evidenziato l’impostazione anacronistica dell’ordine del giorno, considerando gli sviluppi di questi giorni con le trattative in corso tra il presidente americano Donald Trump e il russo Vladimir Putin.

“Equilibri diversi rispetto agli ultimi 80 anni” – ha stigmatizzato – “Come possiamo dare per scontata la posizione pro-Nato, quando perfino chi l’ha creata oggi la mette in discussione…?”.

La guerra? Solo come estrema ratio. Prima la diplomazia, perché la violenza genera violenza.

“Siamo rammaricati dalla strumentalizzazione politica di chi, attraverso questo ordine del giorno, vuole mettere in evidenza la spaccatura in maggioranza” – ha infine osservato, sottolineando che questo è anche il punto di vista del Presidio, tutto scritto nero su bianco in un comunicato diffuso poche ore prima.

“Non è un segreto che ci siano differenze tra noi e i colleghi di maggioranza” – ha concluso – “Sensibilità diverse in una maggioranza forte che non teme il pluralismo…”.

Tra gli interventi più attesi, evidentemente, c’era quello del PD e il microfono è andato al consigliere comunale, nonché segretario cittadino, Francesco Giglio, che, tanto per cominciare, ieri sera concordava con tutti: con i toni utilizzati dal sindaco in una lettera al Presidio in cui non ha preso una posizione, ma anche con Gaudino.

La sua scelta? Stemperare, annacquare, usare il sarcasmo: una strategia simile a quella di Cantoni.

“Sono esterrefatto” – ha inforcato – “Sinceramente non capiamo le ragioni di questo ordine del giorno. Forse, sbagliando, pensavo servissero per promuovere questioni legate ai diritti… Qui invece dichiariamo la scelta di aderire alla Nato, nata il 4 aprile del 1949. Questo ci riporta indietro di 75 anni. Siamo o non siamo dentro a una bolla temporale…? La prossima volta porto un ordine del giorno per ribadire i risultati del referendum monarchia-repubblica, o dello Statuto Albertino. Non siamo stati eletti per questo. Non ci hanno eletto per approvare il codice di Hammurabi”.

Comunque, Giglio, alla fine, un’opinione la esprime. Cita Berlinguer, che già nel giugno del 1976 ribadiva la convinzione che l’Italia dovesse stare nel Patto Atlantico. E dice anche di approvare l’intervento di Gaudino, soprattutto nella parte in cui si afferma che le posizioni differenti sono un valore. Infine, dito puntato su un “uomo solo al comando” (Trump), che vuole deportare tutti e trasformare Gaza in un resort.

“Ecco, questo non ci piace…”.

Su Trump si è concentrato anche il sindaco Matteo Chiantore, non prima di tornare a sottolineare i distinguo tra “competenza comunale” e “interesse cittadino”, cioè i motivi per cui l’interpellanza è stata rigettata. La differenza? Nessuno l’ha capita, ma va bene lo stesso…

“La lettera aperta del Presidio” – ha però aggiunto – “non richiedeva al Consiglio Comunale di esprimersi e non era indirizzata al sottoscritto…”.

Da qui in avanti, un bel monologo sulle armi inviate dagli Stati Uniti ai partigiani, senza le quali non si sarebbe potuta fare resistenza.

“C’è un però” – ha però osservato – “Gli alleati, l’America di allora, tirati dentro a una guerra che non volevano, non erano gli americani di oggi…”.

E giù con una serie di considerazioni su Trump, che Cantoni aveva definito “uno dei migliori presidenti americani”.

“Sta rischiando di mettere a repentaglio l’ordine mondiale. Un giorno dice che annette il Canada, un altro che invade la Groenlandia. Cambia il nome al Golfo del Messico. Vuole costruire un resort a Gaza e adesso dà pure la colpa della guerra all’Ucraina… come se il Paese fosse una merce di scambio e le vite non contassero nulla”.

E mentre Vanessa Vidano rinfaccia a Cantoni di “non aver mai visto il Presidio neanche con il binocolo”, Elisabetta Piccoli si scalda sui distinguo della maggioranza.

“Ma finitela” – li ha rimbrottati – “È da due anni che votate per partito preso, alzando le mani tutti insieme…”.

Chiusura del dibattito con Cantoni e un elogio all’Italia e al governo Meloni.

“Se l’Unione Europea ha un minimo di autorevolezza, è proprio grazie al nostro governo…”.

Infine, rivolto a Giglio:

“È evidente che siamo di fronte a due casi da manuale di soccorso rosso”.  “E’ evidente che siamo di fronte a due caso da manuale di soccorso rosso. Il pensiero unico è un disonore. O è il pensiero unico o il messaggino su whatsapp. Ci è stato chiesto di esporci e lo noi lo abbiamo fatto. Nessuna strumentalizzazione. Noi non ci siamo nascosti dietro ad un dito o ai cavalli. Se vorrà presentare un odg sullo Statuto Albertino glielo firmo subito..”.

E tutto si è concluso come era iniziato: con molte parole e pochi fatti.

Buona Notte!

Pierangelo Monti

Pierangelo Monti

LETTERA APERTA
Al Sindaco di Ivrea Matteo Chiantore
Ai/Alle capigruppo del Consiglio Comunale di Ivrea

IVREA CITTÀ DI PACE

Nella nostra lettera aperta inviata il 1° febbraio ai/alle capigruppo del Consiglio Comunale di Ivrea e in copia al Sindaco, dopo aver introdotto lo scenario delle guerre attive in Europa e nel mondo, con il contributo anche dei nostri sistemi d’arma, chiedevamo:

“… noi partecipanti al Presidio per la Pace, ci rivolgiamo ai Gruppi consigliari del Consiglio
Comunale di Ivrea, affinché prendano posizione su questo argomento e, qualora condividessero le
istanze delle persone e delle organizzazioni che sostengono la via nonviolenta alla pace, contraria
all’invio di armi all’Ucraina e a ogni paese in guerra, chiediamo che rivolgano ai vertici dei loro
partiti la richiesta di un cambiamento di politica estera, che metta al centro la diplomazia e non la
forza delle armi, per realizzare la pace in Europa e nel Mondo”.

Non chiedevamo una discussione tra le mura del Consiglio Comunale, ma di prendere una posizione come Gruppi Consigliari e di rendercela nota, magari venendo ad uno degli ormai 156 presidi del sabato.

Di certo non approviamo la strumentalizzazione della nostra lettera a meri fini politici, così come ha fatto la minoranza consigliare.

Siamo donne e uomini che da quasi tre anni manifestiamo tutti i sabati: leggiamo testi di pace e discutiamo, denunciamo e proponiamo, per sollecitare istituzioni e opinione pubblica a cambiare rotta, a impegnarsi per la soluzione dei conflitti sulla via nonviolenta del dialogo e della diplomazia, interrompendo i profitti enormi di chi sulla guerra e sul commercio di armi, sulle vite di esseri viventi, si arricchisce. Lo facciamo ognuno con i propri valori uniti dal rispetto profondo per la nostra Costituzione tradita, che all’art. 11 recita:

“l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Chiediamo un convinto pronunciamento a favore della nostra Costituzione, nata dopo una tremenda guerra nella quale le nostre madri e i nostri padri costituenti hanno voluto fortemente questa affermazione, avendo conosciuto sulla propria pelle gli orrori della guerra.

Prendiamo atto che non è arrivata una effettiva risposta alla nostra lettera né dai gruppi della maggioranza Consigliare, né da quelli della minoranza, che l’hanno volutamente strumentalizzata e citata erroneamente, scrivendo che il Presidio chiedeva un ufficiale pronunciamento del Consiglio Comunale.

Prendiamo altresì atto della cortese lettera inviataci dal Sindaco Matteo Chiantore, dove accanto alla dichiarazione importante che “le armi non dovrebbero mai rappresentare la soluzione ai conflitti” aggiunge “che è importante comprendere il punto di vista di chi sente di proteggere il proprio diritto di difesa di fronte ad un’aggressione militare.”

Noi comprendiamo questo punto di vista, ma riteniamo che il diritto alla difesa possa e debba manifestarsi senza fare guerra. Quanto accade in Ucraina da tre anni dimostra che rispondere alle armi con le armi è letale per i popoli. Il continuo invio di armi allontana ogni giorno la via diplomatica, e porta solo morte, privazioni e distruzione. Questo sta avvenendo purtroppo anche con armi italiane. Ormai questo dovrebbe essere chiaro a tutte e tutti.

Se la voce della Pace e del disarmo, che conviene a tutti tranne che ai produttori e commercianti di armi anche sostenuti dagli Stati, non parte dai territori e dalle istituzioni locali, quelle più vicine alle persone, avremo sempre un paese in guerra, con logica di guerra e un’economia di guerra, a scapito delle politiche sociali.

Ribadendo dunque il nostro disappunto per la speculazione politica costruita attorno alla nostra lettera aperta e ricordando che la Città di Ivrea è città orientata alla Pace, ripetiamo l’invito a chi amministra la Città ad avere il coraggio di ascoltare la propria coscienza e la voce dei cittadini che non vogliono più che si alimentino le guerre.

Singoli e associazioni del Presidio per la Pace di Ivrea.
Ivrea, 19 febbraio 2025

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori