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San Bernardo, la cava che nessuno vuole. Ma il Comune è pronto a dire sì

Dopo dieci anni di battaglie e due ricorsi bocciati, la Cogeis chiede il rinnovo dell’autorizzazione per l’escavazione. I cittadini si preparano a una nuova mobilitazione: “Non vogliamo che la storia si ripeta”.

Protesta a San Bernardo (foto archivio)

Protesta a San Bernardo (foto archivio)

A San Bernardo tornano i cartelli con la scritta “No Cav”, e con essi la mobilitazione dei cittadini. Dopo 10 anni di battaglie, due ricorsi bocciati e una cava per l’estrazione di ghiaia e sabbia mai entrata in funzione, si riaccende lo scontro sulla Cogeis, che starebbe per ricevere (o ha già ricevuto) un nuovo via libera.

“Sappiamo che l’Amministrazione sta valutando il rinnovo dell’autorizzazione decennale scaduta…” spiegano alcuni cittadini con amarezza. Ma a sorprendere ancora di più è il silenzio di Massimo Fresc e Francesco Comotto, oggi assessori, ieri tra i più accaniti oppositori. 

L’Amministratore della Cogeis di Quincinetto, Filippo Bertino, conferma: “Sì è vero! Non so a che punto sia la pratica, ma so che è stato chiesto il rinnovo. In questi 10 anni non è mai stata attivata perché le iniziative che avevamo in mente non sono mai decollate… O si trova una soluzione logica che permetta un recupero rapido della superficie o non se ne fa nulla…”.

cava san bernardo

Inutile chiedergli se si riferisca ai lavori di costruzione del nuovo ospedale al Parco Dora Baltea

“Non credo proprio - ci dice quasi sorridendo - Cogeis non ha ereditato la partecipazione del Parco Dora Baltea che è riconducibile a mio fratello Luca. Da anni non si occupa più di costruzioni…”.

Parole rassicuranti? Non abbastanza. Di certo non rassicurano l'ex consigliere comunale pentastellato Pierre Blasotta, che abita da queste parti e ha già chiesto accesso agli atti alla Città Metropolitana: “Hanno 30 giorni per rispondere. Siamo preoccupati.”

Della cava di ghiaia e sabbia in località Fornace di San Bernardo, situata nell’ex impianto Icas, si parla dal dicembre 2013, quando cioè in Consiglio comunale atterra una variante al Piano regolatore, ma la sua storia inizia molto prima, nel 2008, ai tempi del sindaco Fiorenzo Grijuela, quando Cogeis avanza richiesta alla Regione e alla Provincia.

L’area coinvolta è di 60.000 metri quadri, con uno scavo fino a 5 metri di profondità. Il progetto prevedeva (e chissà se lo prevede ancora oggi) 100 camion al giorno, che avrebbero attraversato il Canavese trasportando il materiale estratto nei comuni di Ivrea, Strambino, Pavone, Samone, Banchette e Romano.

Il bilancio per i residenti? Polveri sottili, vibrazioni continue, traffico esasperante e una qualità della vita irrimediabilmente compromessa.

In cambio, il Comune di Ivrea avrebbe incassato 0,43 centesimi per metro cubo, per un totale di 234.660 metri cubi di materiale. Da parte di Cogeis l'impegno a realizzare un impianto semaforico su via Torino e a rimuovere l’amianto dal tetto dell’ex bocciodromo della Diocesi, sostituendolo con un impianto fotovoltaico, cosa che peraltro è poi stata fatta.

Fin da subito il progetto viene accolto da una levata di scudi. Il Movimento 5 Stelle raccoglie 2601 firme, denuncia l’impatto ambientale, la mancanza di misure di mitigazione e la scarsa sensibilità nei confronti di un agriturismo e di un centro abitato.

In un’assemblea pubblica a Bellavista, l’allora sindaco Carlo Della Pepa viene insultato a più riprese e accusato di fare: “gli interessi di un imprenditore!”.

Nel maggio del 2014, un residente di Canton Garda, con il sostegno del M5S, presenta un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, in cui si denunciano, tra le altre cose, vere e proprie forzature politiche.

Tanto rumore per nulla considerando che nel dicembre 2014, il Comune concede l’autorizzazione alla Cogeis. Segue, nel febbraio 2015,  un secondo ricorso al Consiglio di Stato dei cinquestelle e una richiesta di sospensiva dei lavori in attesa del pronunciamento.

La sentenza arriva nel settembre 2016 ed è una doccia gelata: "respinto". A parere del Consiglio di Statonon vi erano elementi sufficienti per annullare l’iter burocratico della cava.

Da lì in avanti il buio. Per dieci anni, della cava non si è saputo più nulla e di sabbia non se n’è scavato un granello. Ora, con la richiesta di rinnovo,  la battaglia è destinata a riaccendersi, e il ritorno dei cartelli “No Cav” ne sono la testimonianza.

In verità non tutti la pensano così e tra questi ultimi c'è l'ex consigliere comunale Giuseppe Vittonatti, l'originale, quello con i baffi.

"Io nono sono arrabbiato per la cava, al massimo lo sono per il pluriuso - commenta - Come promesso Giovanni Bertino di Cogeis avea rifatto il tetto del bocciodromo, tolto l'amianto e posizionato un impianto fotovoltaico mai utilizzato. Sarebbero dovuti seguire i lavori di risistemazione per mano del Comune e la Diocesi di Ivrea avrebbe concesso l'immobile in comodato d'uso per 25 anni. Non se n'è fato nulla ed è un peccato mortale. Non esiste in tutta la città un locale da 300 posti. Quel pluriuso potrebbe essere utilizzato  dai cittadini ma anche dai bambini che da settembre a marzo non fanno ginnastica perchè fa freddo e a San Bernardo non c'è una palestra... A mio avviso la proprietà privata è proprietà privata. A casa mia faccio quel cavolo che voglio. Siamo stufi di questi No, qualcosa...".

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