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Cronaca
31 Gennaio 2025 - 18:59
Litiga con la madre e butta la sorella giù dalle scale. È entrato nel vivo il processo a carico di Erik D., accusato di maltrattamenti in famiglia a seguito di un violento episodio avvenuto presso l’abitazione della mamma a Cafasse.
Il dibattimento, in corso davanti al Tribunale di Ivrea, è presieduto dalla giudice Stefania Cugge, con a latere Marianna Tieso ed Edoardo Scanavino. L’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Magda D’Amelio.
Secondo la ricostruzione della Procura, il 10 gennaio 2023, Erik D. avrebbe aggredito la madre Anna e la sorella Chiara durante un litigio familiare. L’episodio, avvenuto all’interno dell’abitazione della mamma, sarebbe degenerato in uno scontro fisico, culminato con la spinta della sorella giù per le scale, caduta che le aveva provocato una lesione al coccige. Entrambe le donne furono ricoverate al Pronto Soccorso di Ciriè, dove venne attivato il protocollo di codice rosso per le vittime di violenza domestica, protocollo nato proprio per prevenire l’escalation della violenza domestica e proteggere le vittime in situazioni di pericolo.
L’intervento dei carabinieri di Cafasse, già più volte allertati in passato per litigi tra Erik e la famiglia, aveva portato all’arresto dell’imputato. Al momento del sopralluogo, gli investigatori avevano trovato un foro nella parete in cartongesso provocato da un pugno e calcinacci a terra, segni di una violenza esplosa all’interno della casa.
Tra i testimoni chiave ascoltati in aula vi è stata la cugina dell’imputato, che ha confermato i frequenti litigi in famiglia: “Sapevo delle violenze e dei continui diverbi tra Erik, la madre e la sorella. Chiara mi raccontò di essere caduta dalle scale dopo un litigio con lui. Dopo l’accaduto era molto angosciata, aveva paura”.

Madre e figlia erano state soccorse e portate in pronto soccorso a Ciriè dov'era scattato il codice rosso
Anche la zia di Erik, residente a Varisella, ha raccontato gli anni di tensione familiare: “Mia sorella mi diceva che Erik faceva scenate continue. Era capitato che avesse strappato delle ciocche di capelli alla sorella e che avesse rotto oggetti in casa”.
In aula è intervenuta anche un’assistente sociale di Venaria Reale, che ha seguito il caso di Erik dal maggio 2021, dopo una segnalazione dei carabinieri e della Procura dei Minori. Ha descritto un contesto familiare complesso, segnato da abuso di alcol, instabilità emotiva e tensioni costanti. Ha inoltre confermato che Erik era in carico al Sert di Venaria per problemi legati all’abuso di sostanze stupefacenti.
Secondo la sua relazione, Erik D. alternava momenti di assenza totale dalla casa a fasi di convivenza forzata, scandite da violenti litigi. “Era un uomo senza stabilità lavorativa, spesso ubriaco. Aveva problemi con la madre e la compagna. Anche la sorella Chiara mi raccontò che aveva paura di lui”.
L’avvocato difensore ha cercato di ridimensionare il quadro accusatorio, sostenendo che Erik D. non fosse l’unico responsabile delle tensioni in famiglia. Ha infatti sottolineato la difficile relazione tra la madre e la compagna di Erik, che aveva portato a frequenti tensioni domestiche.
Inoltre, la difesa ha evidenziato che non vi sarebbero prove mediche certe che confermino la gravità delle lesioni riportate dalla sorella Chiara D., sostenendo che la sua caduta dalle scale possa essere stata accidentale. Inoltre, è stato sottolineato come la madre, in più occasioni, avesse discusso la compagna di Erik, dimostrando un contesto familiare già altamente problematico.
L’avvocato ha inoltre menzionato la situazione di Erik quanto era in carcere a Ivrea, sottolineando il diniego delle autorità alla richiesta di incontri con la figlia della compagna. “La bambina chiedeva di vederlo, ma il carcere di Ivrea ha negato la possibilità per mancanza di legame parentale diretto”.
Durante la prossima udienza verranno ascoltati ulteriori testimoni.
Il processo continua a suscitare grande attenzione, evidenziando ancora una volta la drammaticità dei casi di violenza domestica, spesso maturati in contesti di degrado sociale e instabilità familiare. Resta da stabilire se Erik D. sia colpevole dei reati contestati o se, come sostiene la difesa, si tratti di un quadro familiare disfunzionale in cui le responsabilità sono più sfumate.
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