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Cronaca
31 Gennaio 2025 - 12:59
Calci, pugni, testate e anche qualche sigaretta spenta sulle braccia della figlia ritenuta "colpevole" di non essere un maschio.
Sono stati anni d'inferno quelli vissuti da quattro figli costretti a subire le angherie di un padre violento e l'assenza di una madre troppo impegnata a lavorare per rendersi conto di quanto accadeva in casa. ad essere presi di mira, i figli della moglie e la bambina avuta con lei, mentre l'ultimo figlio, quello che portava il nome del nonno, sarebbe stato risparmiato dalle violenze, nonostante vivesse anche lui quell'incubo quotidiano.
Ad accorgersi di quanto stava succedendo, del disagio vissuto da quei ragazzi, erano stati i servizi sociali di Chivasso nel periodo in cui la famiglia si era trasferita in città. Erano subito intervenuti portando i ragazzi in una comunità protetta. Ed è stato qui, in un clima più sereno che la figlia aveva trovato la forza di raccontare tutto scrivendo una lettera in cui per la prima volta raccontava quanto era stata costretta a subire.
Giovedì 30 gennaio, presso il via davanti al Tribunale di Ivrea, in composizione collegiale presieduto dalla giudice Stefania Cugge, ha preso il via il processo a carico di Diego A., accusato di gravi maltrattamenti e abusi sui minori a lui affidati, i due figli maschi di primo letto della moglie e la bambina avuti con lei. Una vicenda che scuote le coscienze e che ha portato in luce anni di sofferenze subite in silenzio dalle giovani vittime. A sostenere le accuse, la Pubblico Ministero Maria Baldari.
Secondo l’impianto accusatorio, Diego A. – nato a Casale Monferrato nel 1981 e residente a Morano sul Po – era solito picchiare e compiere sevizie ai danni dei fratelli Giorgio e Filippo, (nomi di fantasia) nonché della propria figlia Ginevra (nome di fantasia). Gli atti di violenza sarebbero avvenuti tra il 2008 e il 2013, in diversi luoghi tra Casale, Chivasso e altre località.
Un racconto raccapricciante emerge dai documenti processuali: i minori sarebbero stati colpiti con schiaffi, calci e persino con oggetti contundenti come il battipanni o la cintura dei pantaloni. Ginevra, all’epoca dei fatti ancora bambina, sarebbe stata bruciata sulle braccia con sigarette accese. Le testimonianze e le prove raccolte parlano di un clima familiare dominato dal terrore, in cui le aggressioni erano all’ordine del giorno. In due episodi separati, Giorgio e Filippo sarebbero stati afferrati per la testa e percossi con una cintura o con zoccoli di legno.
In aula ha parlato Debora S., la madre dei quattro ragazzi, che ha raccontato con dolore di non essersi mai accorta delle violenze subite dai figli. "Il bar era sempre aperto e io lavoravo 7 giorni su 7. Tornavo a mezzanotte o l’una, quando loro già dormivano. Il padre si occupava di loro, Mi sembravano tranquilli e sereni. Non sapevo cosa succedesse", ha dichiarato, con la voce rotta dall’emozione.

Il processo è in corso presso il Tribunale di Ivrea
La rivelazione della brutalità subita dai ragazzi è arrivata in modo sconvolgente: Ginevra scrive su un foglio tutto l’orrore vissuto, una sorta di lettera in cui ha riversato anni di dolore taciuto. "Giorgia non voleva più vedere il padre, aveva atteggiamenti chiusi. Io e l’educatrice le abbiamo detto: scrivi. E così lei ha scritto parole pesanti come macigni", ha raccontato la madre, visibilmente provata.
"Mi sentivo in colpa per non essermene accorta. Mi vergognavo. I lividi? Dicevano che erano cadute facendo ginnastica", ha aggiunto. La testimonianza ha fatto emergere dettagli drammatici: il bar di Chivasso in cui lavorava, le notti passate lontano dai figli, la depressione che l’aveva colpita per la vita che conduceva. "Non era vita. Lui non era un uomo, non si faceva carico della famiglia", ha confessato Debora S aggiungendo: "Beveva sempre, quando tornavo a casa me ne accorgevo: occhi lucidi, alito che sapeva di vino".
Nel 2015, i figli sono stati affidati ai servizi sociali. "Me li hanno tolti. Aspettavo che fossero loro a parlarmene, ma avevano paura che lui potesse picchiare anche me. Solo nel 2019, Giorgia ha avuto il coraggio di raccontarmi tutto", ha detto la donna tra le lacrime.
Le prime denunce risalgono al 2023, quando la madre ha deciso di rompere il silenzio, affidando le sue dichiarazioni ai carabinieri. Le indagini, coordinate dalla Procura di Ivrea, hanno portato alla raccolta di testimonianze chiave e alla presentazione di un corposo dossier alla magistratura. L’udienza preliminare, presieduta dalla giudice Ombretta Vanini, aveva già delineato un quadro probatorio solido, culminato nella decisione di rinviare Diego A. a giudizio.
I fratelli Giacomo e Filippo e la piccola Ginevra, ora sotto la tutela dei servizi sociali, hanno trovato rifugio in strutture protette. La difesa dell’imputato, affidata all’avvocato Manuel Peretti e Tullio Castellano, ha cercato di sollevare dubbi sulla ricostruzione dei fatti volte ad indebolire l'impianto accusatorio.
Durante la prima udienza, il silenzio dell’aula è stato rotto solo dalle letture degli atti d’accusa e dalle deposizioni preliminari. Volti tesi, lacrime trattenute a fatica: per le vittime, rivivere quegli anni significa riaprire ferite profonde.
Durante la prossima udienza si terrà la conclusione dell’istruttoria dibattimentale.
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