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Francesco Ferro si dimette: "L’amministrazione si è girata dall’altra parte"

Dopo l’attentato alla sua auto, il presidente del Comitato San Giovanni lascia: "Le istituzioni sono rimaste a guardare". Il quartiere perde un punto di riferimento, i cittadini onesti restano soli

Il sindaco Matteo Chiantore e Francesco Ferro

Il sindaco Matteo Chiantore e Francesco Ferro

Ad aprile Francesco Ferro non sarà più il presidente del Comitato San Giovanni 1985 nato nel 2023 sulla spinta di un entusiasmo come fino a quel momento, in questo quartiere se n'erano visti pochi. Ha deciso di lasciare. Non per stanchezza, non per ragioni personali, ma perché qualcuno ha pensato bene di fargli capire che era ora di smettere. Lo ha fatto nel modo più diretto possibile: piazzando una bomba artigianale sotto la sua auto, una Volkswagen Golf bianca parcheggiata sotto i portici di viale Friuli.

Succedeva a dicembre e l’esplosione aveva colpito anche altre quattro vetture, facendo crollare pezzi di intonaco, mandando in frantumi vetri, distruggendo neon, danneggiando colonne e serrature. Un attentato in piena regola, un chiaro messaggio di avvertimento. “Vuol dire che siamo sulla strada giusta” commentava in allora Ferro, con ancora un groppo in gola. Oggi la voce è più amara, decisamente più amara.

Ci parla da un letto di ospedale. Ho avuto dei problemi di salute. E chissà se a farla peggiorare (la salute) non abbiano anche un po' inciso le cose che gli sono capitate.

Non è la paura a farlo rinunciare, ma il silenzio colpevole dell’amministrazione. Quando ha comunicato le sue dimissioni, ha guardato il sindaco dritto negli occhi e gli ha detto chiaramente: "L’amministrazione si è girata dall’altra parte. È rimasta zitta. Non ha detto una parola su quello che è successo". Nessun comunicato, nessuna presa di posizione, nessuna condanna ufficiale. Nulla. Se non il messaggio chiaro che chi si espone per il bene della comunità, chi si prende la briga di fare il lavoro che il Comune non fa, viene lasciato solo.

Nel 2023 la nascita del Comitato (VIDEO)

Era evidente fin dall’inizio il motivo dell’attentato. A dare fastidio erano state le ronde notturne organizzate dal comitato dopo una serie di furti nel quartiere. Un’iniziativa nata per rispondere a un’emergenza reale, senza derive da sceriffi, senza estremismi, solo un gruppo di cittadini esasperati che cercava di proteggere il proprio quartiere. Ma a quanto pare, l’idea di una comunità che si organizza per difendersi non piace a tutti. E chi ha deciso di dare un segnale lo ha fatto nel modo più violento possibile.

Ferro non ha dubbi: “È evidente che si è trattato di una ritorsione. Se non fossi stato il presidente del Comitato, la mia macchina sarebbe ancora lì, intatta. Ma il vero problema è che chi ci dovrebbe difendere non ha detto una parola. Silenzio totale. Nessun sostegno, nessuna solidarietà”.

Il punto è proprio questo. Perché continuare? Perché sacrificare il proprio tempo, lavorare gratis, spaccarsi la schiena tutti i sabati dell’anno per sistemare le aree verdi e tagliare l’erba, se poi, quando succede qualcosa, chi dovrebbe sostenerti si volta dall’altra parte? Ferro ci ha riflettuto a lungo, ma la risposta è sempre la stessa: non ne vale più la pena. “Avevo esternato tutto questo al sindaco, ma non l’ho più sentito. Il segnale è sbagliato. Pensavo di poter fare qualcosa di utile, di poter collaborare con questa amministrazione, ma non te ne danno la possibilità. I volontari dovrebbero essere valorizzati, e invece vengono ignorati”.

Ora il comitato è senza guida, e il dubbio è che molti altri volontari seguiranno il suo esempio. La domanda che si fanno tutti è la stessa: chi prenderà il suo posto? E soprattutto, chi avrà ancora voglia di mettersi in gioco sapendo che a San Giovanni, se dai fastidio, ti fanno saltare la macchina e nessuno muove un dito? Ferro conclude con amarezza: “Avevamo organizzato quelle ronde per dare tranquillità ai residenti. Io ci ho rimesso la macchina, e alla fine il risultato è chiaro: vincono i delinquenti, perdono i cittadini onesti. A San Giovanni, su 2.400 abitanti, 2.300 sono persone perbene. Ma chi li protegge?”.

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