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24 Gennaio 2025 - 17:04
Fiorella Pacetti
Una mozione che impegna il sindaco Matteo Chiantore a intervenire presso la Direzione Generale dell’ASL TO4 per rivedere la distribuzione dei posti letto di Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria (CAVS) extra-ospedalieri, utilizzando i finanziamenti dedicati, è stata discussa nel consiglio comunale di martedì 21 gennaio.
L’obiettivo? Adeguare l’offerta alle reali esigenze della popolazione e individuare strutture idonee per nuovi posti letto a Ivrea o Cuorgnè, i due distretti con le popolazioni più anziane.
La mozione è firmata dall’intera maggioranza di centrosinistra, rappresentata da Andrea Gaudino (Laboratorio Civico), Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea) e Barbara Manucci (Partito Democratico).
Una proposta che nasce dalla necessità di affrontare un’iniquità evidente e di lunga data.
“Ivrea ha una popolazione tra le più anziane della Regione Piemonte, con un indice di vecchiaia di 284,1, ben superiore alla media regionale di 225,5 e a quella della Città Metropolitana di Torino, che si ferma a 221,4. L’età media della città è di 49,4 anni, la più alta dell’intero territorio metropolitano,” ha spiegato Fiorella Pacetti, consigliera comunale del Partito Democratico. “Questi dati non sono solo numeri: rappresentano persone, vite e situazioni di fragilità che richiedono servizi di assistenza adeguati.”
La questione non riguarda solo l’invecchiamento, ma anche la crescente fragilità delle famiglie.
Come riportato nel testo della mozione, “A Ivrea, il numero medio di componenti per nucleo familiare è di appena 2,0, inferiore alla media regionale. Questo significa che molte persone anziane si trovano a dover affrontare lunghi periodi di convalescenza senza alcun supporto familiare adeguato. È qui che i CAVS diventano fondamentali.”
I CAVS, istituiti nel 2011 con requisiti precisi, come la presenza di infermieri e operatori socio-sanitari 24 ore su 24 e medici disponibili per 15 ore a settimana, sono progettati per garantire continuità assistenziale a chi esce dall’ospedale.
Tuttavia, secondo i firmatari della mozione, “non è accettabile che i nostri territori, che ne avrebbero più bisogno, siano esclusi. È una chiara violazione del principio di equità. Non stiamo chiedendo trattamenti di favore, ma l’accesso agli stessi diritti garantiti altrove.”
La consigliera comunale Fiorella Pacetti, che è anche dirigente medico, entrando nel merito, ha spiegato che “l’ospedale di Ivrea in questi anni è drammaticamente cambiato in modo positivo. Noi siamo tutti soddisfatti. È arrivato un moderno acceleratore di particelle. Siamo centro di riferimento per il trattamento dei tumori. Una nuova risonanza magnetica. Abbiamo una struttura semplice di emodinamica che dipende dalla struttura complessa di cardiologia e che fa la differenza tra la vita e l’amore…”. Morale di Pacetti? “Avere a disposizione dei posti CAVS servirebbe per liberare posti nell’area medica a bassa intensità e nel reparto di cardiologia.”
Tutto bene tranne i numeri.
Il Partito Democratico denuncia che nell’ASL TO4 ci sarebbero appena 161 posti letto CAVS.
In realtà ce ne sono 30 a Villa Ida (Lanzo), 60 a Villa Grazia (San Carlo Canavese), 31 (neuropsichiatrici) a Ville Turina Amione (San Maurizio) e 94 all’Ospedale di Settimo Torinese. Un totale di 245 che supera quello indicato dalla mozione.
Questi dati, tuttavia, non cambiano il cuore del problema: territori come Ivrea e Cuorgnè, con una popolazione anziana in crescita e famiglie sempre più fragili, rimangono penalizzati. “Non si tratta solo di numeri,” concludono i firmatari. “Si tratta di persone, delle loro vite e della loro dignità.”
Sono unità extra-ospedaliere destinate a ricoveri temporanei in strutture sanitarie o socio-sanitarie accreditate. Il loro scopo è garantire la continuità assistenziale per adulti che necessitano di cure post-ospedaliere o che affrontano particolari situazioni clinico-assistenziali provenendo dal domicilio. L'inserimento in un CAVS è autorizzato dal Nucleo Distrettuale Continuità delle Cure (NDCC) dell'ASL di residenza, con una degenza generalmente non superiore a 30 giorni, estendibile fino a un massimo di 60 giorni previa valutazione.
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