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Ivrea

Espropriati e traditi: il pasticcio senza fine dei garage di San Grato

I cittadini scoprono l’esproprio dei loro garage solo al momento della dichiarazione dei redditi. Il Comune parla di riscatto a prezzi ridotti, ma le convenzioni dimenticate e le promesse mancate scatenano rabbia e confusione

Espropriati e traditi: il pasticcio senza fine dei garage di San Grato

Un incontro alle Officine H con tutti gli ex proprietari dei garage di San Grato, espropriati dall’Amministrazione comunale nel mese di dicembre, si è tenuto giovedì sera. Si sono presentati in tanti, diciamo quasi tutti. Fino a qualche mese fa, molti di loro non conoscevano neanche due parole di questa storia, che ha cominciato a prendere forma al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, quando il commercialista ha tirato una riga sull’immobile.

Il sindaco Matteo Chiantore ha aperto le danze andando subito al punto: cinque delle sei convenzioni quarantennali sui diritti di superficie sono scadute tra il 2021 e il 2022, quando la Giunta attuale non era ancora in carica. Solo una convenzione non era ancora scaduta e, per quella, si è provveduto a contattare i proprietari offrendo un riscatto a circa 1.200 euro. Risultato? Dei 169 garage, solo 71 sono stati venduti, gli altri restano in bilico.

E adesso che si fa? Chiantore, con tono solenne, ha sfoderato una delle sue massime: “Se potessimo vendere a un euro lo faremmo, ma non si può…”. E così, calcolatrice alla mano e facendo riferimento a una delle tre perizie richieste, si è individuata quella più conveniente, che indica un valore massimo di 3.500 euro per garage. Un prezzo decisamente più basso rispetto alle cifre iniziali, che si aggiravano anche oltre gli 8.000 euro.

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Morale? Dopo aver approvato in Consiglio comunale, appena due giorni prima, una mozione che eliminava come ipotesi la compravendita in base all’Isee – lo strumento che misura il reddito delle famiglie – proprio l’Isee è tornato alla ribalta come “panacea di tutti i mali”. Della serie: togli l’Isee, metti l’Isee. Si è discusso di tre fasce di prezzo: 1.600 euro per i più indigenti, 2.700 per i meno poveri e 3.500 per chi può permetterselo. Ovviamente, senza dimenticare le immancabili spese notarili.

Chiantore, in seguito a una precisa richiesta della consigliera comunale Elisabetta Piccoli, ha promesso che, per prima cosa, chiederà un parere legale per capire se sia possibile applicare un prezzo ancora più basso o rinnovare una convenzione scaduta da due anni, ma ci ha messo un “ma” grande come una casa. Al tavolo con lui, l’assessore al bilancio Fabrizio Dulla, la funzionaria Anna Vigliermo e, con il microfono in mano, a mo’ di valletta pronta a dare la parola ai cittadini che la chiedevano, l’assessora alle pari opportunità Gabriella Colosso.

Tra chi ha chiesto di intervenire c’era anche il consigliere comunale Paolo Noascone, che il sindaco, probabilmente temendo che attizzasse zizzania, avrebbe preferito non facesse parola. “Noi ne abbiamo già discusso in Consiglio comunale, facciamo parlare i cittadini…”, lo ha redarguito. Poi Noascone ha parlato, ma probabilmente tagliando metà di quello che avrebbe voluto dire.

Tra gli argomenti affrontati, uno ha cercato di far luce – senza riuscirci – su chi abbia pagato cosa. Si è sempre detto che i terreni fossero stati regalati da Olivetti ai cittadini tramite il Comune, ma una delibera comunale del 1982 afferma il contrario, e cioè che il Comune li avrebbe pagati circa 43 milioni. Le informazioni fornite sono state poche e confuse, incluse quelle relative alle ricevute di un pagamento effettuato dalla Cooperativa che ha costruito i garage, pari a 16 milioni di vecchie lire.

Infine, rimangono poche certezze anche su quella frase che in tanti hanno ripetuto come un mantra: “40 + 40”. Si poteva prorogare la convenzione per altri 40 anni? Forse sì, ma non lo si è fatto. Si potevano avvisare i cittadini prima che, nel dicembre scorso, il Comune accatastasse tutto? Certamente sì, ma non è stato fatto! È vero o non è vero che molti avevano chiamato in Municipio e si erano sentiti rispondere di “non preoccuparsi” e che sarebbero stati contattati a tempo debito?

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Insomma, le responsabilità sono evidenti e puntano dritte agli uffici comunali. Ma qui arriva il colpo di scena: il dirigente responsabile è andato in pensione. E ora il problema è tutto sulle spalle dei cittadini, che dovranno fare i conti con i prezzi, le promesse e, soprattutto, le lacune di un’Amministrazione che, pur impegnandosi, sembra sempre un passo indietro rispetto alle necessità dei cittadini.

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