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Lo Stiletto di Clio
22 Gennaio 2025 - 22:52
Campionario di produzioni di Settimo Torinese
Settimo Torinese era un tempo nota per le sue produzioni di bottoni e minuterie in osso e altri materiali (madreperla, avorio, corno, radica, tartaruga, ebanite, galalite, ecc.). La nascita e gli sviluppi dell’attività manifatturiera furono favoriti dall’abbondante disponibilità di acqua fluente che assicurava, senza costi eccessivi, la forza motrice alle macchine utensili. Oltre ai bottoni, dagli stabilimenti di Settimo uscivano fibbie, anelli per le tende, agorai, bocchini portasigarette, interruttori elettrici a peretta, punteruoli da ricamo, tagliacarte, ometti per il biliardo, navette e ninnoli diversi.
La seconda guerra mondiale determinò una pesante crisi per l’intero comparto. Nel 1945, nonostante le gravi condizioni in cui si trovava l’Italia, la fine del conflitto parve offrire discrete possibilità di rilancio per l’economia di Settimo. Sembrò allora che anche il tradizionale settore dei bottoni potesse trarre vantaggio dalle prospettive di rilancio industriale. Ma troppi ostacoli impedivano la ripresa: le difficoltà di assicurarsi regolari forniture di materia prima – ossia di procurarsi gli ossi dei bovini – si assommavano ai molti problemi legati a un sistema produttivo di vecchia concezione, statico, con un’attrezzatura non più adeguata dal punto di vista tecnologico. Inoltre sul mercato si stava affacciando la temibile concorrenza delle materie plastiche: non era difficile capire che, di lì a poco, queste avrebbero sottratto ogni residuo spazio alle consuete applicazioni dell’osso.

Estrazione dei bottoni da una conchiglia di madreperla
All’inizio degli anni Cinquanta, quasi contemporaneamente a varie altre fabbriche italiane, i bottonifici di Settimo cessarono l’attività. «Cosa volete» – dichiarò, nel 1982, Giovanni Battista Pagliero (classe 1896), titolare di uno degli stabilimenti locali – «erano tempi duri! Quando avevamo le ordinazioni, mancavano le ossa. Quando, poi, riuscivamo ad accaparrarcele, non vi era più richiesta, mancava il lavoro».
L’unico stabilimento a differire la chiusura fu il Bottonificio italiano di Giovanni Battista Pagliero (classe 1876) che aveva sede in via Fratelli Rosselli: però l’azienda dovette cambiare settore produttivo e passare alla penna. Anche la lavorazione dei bottoni in corno non ebbe lo sviluppo che alcuni si attendevano. I vari laboratori cessarono l’attività in tempi assai brevi.
Vicende del tutto differenti caratterizzarono le aziendine settimesi che producevano bottoni e minuterie in materiali diversi dall’osso e dal corno. Interessanti esperienze furono messe a punto nel campo di applicazione della madreperla. Importate da ditte europee, le conchiglie madreperlacee venivano sbarcate nel porto di Genova: erano contenute in sacchi, in casse di legno o in barili. Provenivano generalmente dall’Australia e dalle isole meridionali dell’oceano Pacifico, soprattutto dalla Polinesia francese (Tahiti). Il loro valore commerciale oscillava a seconda delle dimensioni, del colore, della luminosità e delle sfumature. Al fine di migliorare esteticamente i prodotti, gli artigiani locali avevano compiuto importanti esperienze di tintura della madreperla.
Con la fine della guerra, tuttavia, si accentuò ulteriormente il distacco fra il settore degli articoli per la scrittura e quello dei bottoni di moda. Quest’ultimo prese a svilupparsi con modalità proprie. Qualche operatore settimese continuò a fabbricare bottoni e fibbie con svariati materiali (galalite, madreperla, plexiglas, resine sintetiche, talvolta ancora il corno, ecc.), abbinando nuove e tradizionali tecniche di lavorazione, a seconda delle esigenze, ma senza compiere il passo decisivo che avrebbe potuto portare alla nascita di moderne imprese produttive.
Tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi del decennio seguente, le aziendine di bottoni scomparvero dal quadro economico locale. Altri operatori, pur restando ancorati al livello artigianale di sempre, puntarono sull’automazione; più tardi riuscirono a trovare nuovi spazi nel campo degli articoli da gioco («fiches», ometti da biliardo in galalite, dadi, ecc.). Ma un capitolo della storia economica di Settimo si era definitivamente chiuso.
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