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22 Gennaio 2025 - 00:36
Elisabetta Piccoli
È finito come tutti sapevano che sarebbe finito. All’ordine del giorno del consiglio comunale riunitosi martedì sera due “mozioni” sui garage di San Grato, “espropriati” dall’amministrazione comunale allo scadere delle convenzioni quarantennali agganciate al diritto di superficie. Obiettivo identico: trovare una soluzione per non mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Sul come raggiungerlo, però, c’è il mare.
Da un lato, la maggioranza ha chiesto al sindaco di impegnarsi a trovare una motivazione sociale per ridurre il valore della perizia, magari facendo leva sull’Isee (Isee che è poi stata tolta dal testo definitivo). Di tutt’altro avviso, l’opposizione, che ne ha fatto soprattutto una questione di giustizia nei confronti di chi, in tutti questi anni, ha pagato le tasse (Imu e Tari), ha speso dei soldi al momento della costruzione dei fabbricati e ha scoperto di non essere più proprietario durante la dichiarazione dei redditi. Insomma, per loro, al valore della perizia va detratto il costo di costruzione o le spese sostenute.
E sarebbe bello non fosse che la dirigente comunale Anna Vigliermo dice che non si può fare e lo ha ribadito pubblicamente.
Morale? Approfittando di un pubblico delle grandi occasioni, a un certo punto, il consigliere comunale Andrea Cantoni si è rivolto direttamente a loro: “Cosa preferite, l’Isee?”
“Certo che no”, hanno risposto in coro e giù con gli applausi tra lo sconcerto del presidente del consiglio Luca Spitale, pronto a richiamare tutti al rispetto del regolamento e a sottolineare che, durante un consiglio, non si può parlare con il pubblico. Eddai che lo han sempre fatto tutti!



A prendere per prima la parola è stata la consigliera comunale Elisabetta Piccoli. Si è concentrata su chi l’ha accusata di aver dormito.
“È diffamatorio - ha sentenziato - Ad un incontro avete detto che la colpa è mia. È scontato che non è stato riscattato il diritto e nessuno ha pensato di mandare una lettera. Quando governavamo noi, il sindaco Stefano Sertoli ci aveva imposto di non fare mai riferimento a chi ci aveva preceduto. Anche noi abbiamo risolto una serie di problematiche, ma non abbiamo mai puntato il dito contro questo e quello. È arido scambiarsi delle colpe. Avete saputo che c’era un problema nel dicembre del 2023 e non ci avete coinvolti. Io non voglio scatenare una guerra tra minoranza e maggioranza, ma ci troviamo di fronte a un diritto calpestato. Se avessimo saputo di questo problema, lo avremmo preso in mano”.
Alla ricerca di una soluzione “equa”, pur sottolineando il grande impegno della giunta, si è unita anche Barbara Manucci del PD.
“I cittadini hanno avuto 40 anni di tempo per il riscatto - ha rimarcato - Era impossibile cercare tutti i proprietari o gli eredi. Farlo per il lotto scaduto nel 2022 non è stato semplice. Si è anche pensato di chiedere una proroga causa Covid delle convenzioni per un paio d’anni, ma non è stato possibile”.
Paolo Noascone ha proposto una nuova convenzione e ha espresso forti dubbi sulla possibilità di alienare garage indicati come “pertinenze”.
“E poi - ha stigmatizzato - non possiamo pensare che autorimesse in cui neanche ci stanno le macchine possano essere vendute a certe cifre”
Di tutt’altro avviso, il presidente Luca Spitale, secondo cui tutto si può fare a convenzione scaduta.
E se il sindaco Matteo Chiantore, si è detto disponibile a prendere in considerazione qualsiasi proposta legale o tecnica (“Non vogliamo capitalizzare sulla pelle dei cittadini”), il dibattito ha preso tutt’altra piega quando Francesco Giglio, speranzoso in un lieto fine, ha suggerito all’Opposizione il ritiro della mozione e l’approvazione di quella presentata dalla maggioranza opportunamente emendata.
Apriti cielo! “Col cavolo!”, gli ha più o meno risposto Andrea Cantoni, pronto a rinfacciare che quella del PD è arrivata solo perché le Opposizioni ne avevano presentata una. E poi, senza pietà: “Provo imbarazzo per voi... Faremo un consiglio aperto in carcere e, di fronte a questo pubblico, non lo coinvolgiamo. Si sta parlando delle loro case...”. Infine rivolgendosi a Barbara Manucci: “Avete detto che avete una soluzione. Il sindaco ha smentito. Ci ha chiesto se abbiamo delle idee, quasi elemosinando. Noi siamo contrari all’Isee. Non ci troviamo di fronte a una questione di rilevanza sociale, ma di Giustizia con la G maiuscola. Sarà anche una questione complessa, ma quando la politica vuole fare una cosa, la fa. Ricordo quel brandire la penna del sindaco per una bambina (coppia omogenitoriale). La nostra soluzione passa dal riconoscimento di quanto queste famiglie hanno investito, degli sforzi già sostenuti...”.
Tra le soluzioni, quella di ritirare entrambe le mozioni, proposta dal sindaco e appoggiata da Vanessa Vidano, Andrea Gaudino e Barbara Manucci, alla fine è caduta nel vuoto. Tant’è! Prendere o lasciare.

Andrea Cantoni

Francesco Giglio

Luca Spitale, Matteo Chiantore e Fabrizio Dulla
Piccolo teatrino finale con la maggioranza che volutamente sottolinea di aver tolto dal testo, per il quieto vivere, il punto in cui si specifica che il problema è nato durante la passata amministrazione.
“È inconcepibile”, si è inalberata Piccoli. “Sono stata calma e tranquilla. Lo avete rimarcato in maniera ignobile per insinuare dubbi. Questo è veramente brutto. Avevo quasi pensato di votarvela, ma mi asterrò”.
“La vostra è propaganda”, ha ribattuto Emanuele Longheu.
***
E si ritorna a una storia lunga che comincia nel 1983, quando Olivetti, con un gesto generoso, vende (o forse regala) al Comune alcuni terreni. Gli abitanti del quartiere, pragmatici e laboriosi, si organizzano: nasce la Cooperativa Rimessee, con sudore e risparmi, si costruiscono 179 garage. Poi, giusto per evitare problemi, si sottoscrive un contratto di comodato d’uso con il Comune: 40 anni, rinnovabili per altri 40. Tutto regolato in sette convenzioni, firmate in anni diversi tra il 1983 e il 1996.
Si sa, la burocrazia ha tempi biblici e, mentre il tempo scorre, la memoria evapora. I garage passano di mano insieme agli alloggi. Nei passaggi notarili, qualcuno si accorge che il Comune, tecnicamente, mantiene un diritto sul terreno; così, chi può si regolarizza e lo acquista. Per molti, però, la storia è tutt’altro che finita.
Arriviamo a dicembre 2023, quando la giunta comunale decide che il tempo è scaduto e le convenzioni sono diventate carta straccia. Per sei dei sette lotti, sono trascorsi i fatidici 40 anni previsti dalle concessioni edilizie. Il Codice Civile, all’articolo 953, è chiaro: “Alla scadenza del termine, il diritto di superficie si estingue e il proprietario del suolo diventa proprietario della costruzione”.
Tradotto: quei garage, costati sacrifici ai cittadini, sono tornati automaticamente al Comune, che però, colpa del Covid, si è “dimenticato” (ma non era obbligato) di mandare gli avvisi. E pazienza se nelle convenzioni si dichiari esplicitamente che “le autorimesse insistenti sulle porzioni di area come sopra assegnate hanno ciascuna un valore di lire quattro milioni, ma sono espressamente escluse dal trasferimento, in quanto costruite a cura, spese e responsabilità dei rispettivi superficiari anzidetti, in conformità alla concessione edilizia sopra citata. Pertanto, il Comune di Ivrea non rivendica alcun diritto di proprietà sulle suddette autorimesse, da intendersi già di proprietà esclusiva dei rispettivi assegnatari”.
E pazienza se all’articolo 7 si prevede il divieto di cessione a terzi delle autorimesse “se non congiuntamente all’alloggio relativo, né a titolo gratuito né a titolo oneroso”. E pazienza, infine, se all’articolo 8, congiuntamente all’area per la realizzazione delle autorimesse, venivano assegnate proporzionalmente le aree di servizio (strade e aree verdi), rinnovabili per ulteriori 40 anni e urbanizzate a cura e spese dei concessionari.
I residenti, esasperati, gridano la loro frustrazione: “Tutti ci dicono che il Comune non poteva espropriare. Doveva avvisarci. È scritto nella convenzione: 40 anni + 40. Ogni garage è legato a un alloggio. Sono una cosa sola…”. Urlano, ma nessuno dà loro ascolto.
Morale? Poiché solo un lotto, relativo a 55 box, poteva essere ancora riscattato, il Comune ha convocato solo i cittadini interessati, offrendo loro la possibilità di pagare 1.183 euro per chiudere la partita. Per tutti gli altri, quasi un centinaio, “ciao ciao”. I box non riscattati sono stati accatastati tra i beni di proprietà del Comune, che ora chiede “soldi veri” a chi vuole continuare a usarli. Si va dai 3 mila euro in su…
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