Venerdì scorso, durante la sua prima conferenza stampa ufficiale, Luigi Vercellino, 54 anni, originario di Collaretto Castelnuovo e nuovo direttore generale dell’Asl To4, ha affrontato un tema destinato a far discutere a lungo: la progettazione del nuovo ospedale di Ivrea.
Vercellino, succeduto a Stefano Scarpetta, questa Asl la conosce molto bene avendola già amministrata, da "commissario" negli anni del Covid,dal 2020 al 2021. Oggi che è ritornato ai piani alti di via Po a Chivasso si trova a dover fare i conti con quello che potrebbe (il condizionale è d'obbligo) rivelarsi un brutto "affaire": una gara aggiudicata con un ribasso da record.
Il consorzio aostano Mythos si è infatti assicurato l’incarico con un’offerta inferiore del 57,6% rispetto al prezzo base. Una cifra che ha fatto drizzare le antenne agli Ordini degli ingegneri e dei geologi. Quando lo hanno saputo, hanno subito chiesto chiarimenti e documentazione completa sull’intera procedura, sollevando dubbi sulla possibilità che un taglio così drastico possa compromettere la qualità del progetto.
Vercellino ha cercato di ridimensionare le polemiche, spiegando che ribassi significativi erano presenti anche nelle altre offerte ricevute, con almeno cinque proposte che sfioravano il 50%.
A suo dire, questo riflette una taratura probabilmente eccessiva delle cifre iniziali, e non rappresenta un’anomalia nel processo di selezione. “Il ribasso - ha sottolineato - è effettivamente notevole, ma tutto è stato fatto a regola d’arte”.
Nonostante le rassicurazioni, però, i dubbi rimangono, anche considerando che non si tratta di un appalto qualunque, ma della progettazione di una struttura sanitaria che dovrebbe diventare il cuore della sanità pubblica canavesana.
La gara, con un valore iniziale di poco più di 5 milioni di euro (IVA inclusa), si è chiusa con l’assegnazione del progetto per soli 3,1 milioni. A contendersi l’incarico erano undici raggruppamenti di professionisti, ma il punteggio massimo è stato ottenuto dal consorzio guidato da Mythos, che include nomi di spicco come Ep&S, Sintecna e AGM Project Consulting, tra gli altri. La commissione ha attribuito loro un punteggio di 100, mentre il secondo classificato, Studio Altieri, si è fermato a 94,2.

Il nuovo ospedale, che sorgerà nell’area ex Montefibre di Ivrea, è inserito nel piano Inail per l’edilizia sanitaria.
Per il momento, l’Asl To4 procede senza intoppi e non risultano ricorsi formali. La delibera di aggiudicazione, pubblicata il 30 dicembre sotto la gestione precedente, potrà essere trasformata in contratto dal 15 febbraio, salvo sorprese dell’ultimo minuto.
L’obiettivo è fare in modo che la progettazione tenga conto delle esigenze di chi vivrà quotidianamente il nuovo ospedale.
“Non basta costruire un edificio moderno; dobbiamo garantire che sia funzionale e adeguato alle necessità dei pazienti e del personale sanitario”, ha sentenziato Vercellino.
La decisione di coinvolgere attivamente i professionisti potrebbe sembrare un gesto distensivo dopo le polemiche sollevate, ma lascia aperti interrogativi su quanto questo processo potrà effettivamente influire su un progetto già affidato.
Altro tema affrontato, le "case e gli ospedali di comunità", che fanno parte del piano Pnrr. I ritardi accumulati stanno mettendo a rischio i finanziamenti, che ammontano a circa 18 milioni di euro per le case di comunità e a poco più di 8 milioni per gli ospedali di comunità. Vercellino ha promesso un impegno massimo per rispettare le scadenze, ma ha anche ammesso che il tempo stringe e le difficoltà non mancano.
Nell'Asl To4 l'elenco delle opere bloccate o rimandate è un bollettino di guerra. A Crescentino, l’Ospedale di Comunità è fermo per problemi di sovrintendenza. A Caluso, la Casa di Comunità è ancora in verifica per questioni burocratiche. A Settimo Torinese i lavori partiranno solo a gennaio 2025. A Leinì l’intervento è considerato minimale e procede con ritardi cronici. A Ciriè forse si vedranno i primi cantieri a gennaio, mentre a Lanzo esiste solo un contratto di comodato con il Comune.
Per la cronaca, nell'Asl To4 sarebbero previste (il condizionale è d'obbligo) 11 case di Comunità (Castellamonte, San Mauro, Settimo, Chivasso, Ciriè, Ivrea, Crescentino, Leini, Cavagnolo, Rivarolo Canavese e Caluso) 5 centrali operative (Castellamonte, Chivasso, Ciriè, Ivrea e Settimo Torinese) e tre ospedali di comunità (Crescentino, Castellamonte e Ivrea).
Non sono mancate, durante l’incontro, riflessioni più ampie sullo stato della sanità nel territorio. Vercellino ha annunciato che una delle sue priorità sarà la riduzione delle liste d’attesa, problema cronico del sistema sanitario piemontese.
Ha accennato a strategie come l’aumento delle disponibilità per visite e accertamenti diagnostici, introducendo appuntamenti serali e nei weekend. Bene aggiungere che questo è un obiettivo di chiunque stia al "potere", ma tutto dipenderà dai medici e dalla loro fame di ricchezza (ingordi) e tutti sanno che dopo le 14 negli ospedali non se ne vede più uno (o quasi) tutti impegnati a staccar ricevute da 100, 150, 200 euro in cliniche private o nei propri studi medici...
Tra le altre cose - e prendendo alla lettera le indicazioni date in conferenza dei sindaci dall'assessore regionale Federico Riboldi - Vercellino dovrà anche cominciare a chiudere le sedi in affitto e tra le tante potrebbe essere la volta buona degli "Artigianelli" di Ivrea che avrebbe già dovuto considerarsi lettera morta l'indomani dell'apertura del nuovo Poliambulatorio.
Incredibile ma vero l'Asl To4 si fuma tutti gli anni in canoni di locazione, circa 400 mila euro che tutto sono fuorché bruscolini...

Tra i problemi per i quali un po' tutti aspettano al varco Vercellino c'è poi la chiusura della società SAAPA messa in liquidazione e la presa in carico dell'ospedale di Settimo Torinese, ma anche la conclusione dei lavori per i posti letto in terapia intensiva previsti dal decreto Arcuri...
E parliamo di questi ultimi. Per quattro anni su queste pagine abbiamo parlato di cifre da capogiro pari a 4,2 milioni di euro per i posti letto delle terapie intensive, che nell’Asl To4 sarebbero dovuti passare da 19 ad un totale di 32 evitando così, nella seconda ondata (è finita la quarta e non c'è ragione di pensare che arrivi la quinta o la sesta), la chiusura delle sale operatorie utilizzate come reparti di rianimazione.
E sarebbero stati dieci posti letto in più a Chivasso (oggi sono 6), due in più a Ciriè (anche qui attualmente sono 6), uno in più ad Ivrea (erano 7). Quindi, in totale, 16 a Chivasso, 8 a Ciriè e 8 anche ad Ivrea.
E con quei soldi si sarebbero anche dovuti allestire 18 letti di terapia semi-intensiva, 6 per ognuno dei tre presidi ospedalieri di cui la metà riconvertibili, all’occorrenza, in posti di terapia intensiva.
Morale?
A giugno del 2023, presso l'ospedale di Ivrea, con un investimento di circa 2 milioni di euro, di cui 1 milione e 100.000 euro di fondi del Decreto Legge 34 (ex Arcuri) si sono riusciti a ricavare due posti letto in semi intensiva in più e, come da programma, un posto letto in intensiva da aggiungere a quelli che già c'erano (7+1), nulla si sa di Ciriè e a Chivasso si sono riusciti ad attrezzare appena 3 striminziti posti letto in semi intensiva, lasciando tutto il resto al “pian dij babi".
Domanda. Dei 10 posti letto in intensiva che ne è stato?
Nel 2020 peraltro, s'era deciso anche altro. Si erano, infatti, aggiunti, fondi per altri lavori.
A Ciriè, 2,5 milioni di euro per l’adeguamento degli impianti tecnologici, antincendio e per la sicurezza nei luoghi di lavoro. A Ivrea 1,5 milioni per il rifacimento dei montanti elettrici e anche qui per l’impianto antincendio. A Chivasso, 5 milioni e 928 mila euro per ristrutturazione del vecchio ospedale, in questo caso in base a un piano che doveva andare avanti sino al 2025.
Tant'è! Come spesso accade, sarà il tempo a rivelare se Vercellino sarà all'altezza dei compito oppure no...
Le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità
Le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità rappresentano una delle risposte più significative alla necessità di riorganizzare la sanità italiana, avvicinando i servizi al cittadino e decongestionando le strutture ospedaliere principali. Introdotti nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), questi nuovi poli sanitari mirano a costruire una rete di assistenza territoriale capace di rispondere in modo più efficace ai bisogni della popolazione.
Le Case di Comunità sono pensate come il primo punto di contatto per l’assistenza sanitaria di base, dove il cittadino può trovare medici di medicina generale, pediatri, infermieri di comunità e specialisti in un unico luogo. Queste strutture hanno un carattere multidisciplinare, con l’obiettivo di fornire servizi integrati che spaziano dalla prevenzione alla gestione delle patologie croniche, fino alla promozione della salute. Funzionano anche come centri di coordinamento tra le varie realtà sanitarie e sociali del territorio, assicurando che i percorsi di cura siano continui e completi. L’idea è di rendere il sistema sanitario più vicino alle persone, specialmente nelle aree periferiche o meno servite.
Gli Ospedali di Comunità, invece, si collocano come una soluzione intermedia tra l’assistenza domiciliare e il ricovero in ospedale. Sono destinati a pazienti che necessitano di cure temporanee e monitoraggio clinico, ma non richiedono le risorse di un ospedale vero e proprio. Queste strutture offrono ricoveri brevi, di solito limitati a due o tre settimane, per trattare situazioni di bassa intensità clinica o per gestire fasi di convalescenza dopo interventi. Il personale, composto prevalentemente da infermieri e operatori sociosanitari, garantisce assistenza continua, mentre i medici intervengono in fasce orarie dedicate. Gli Ospedali di Comunità sono pensati anche per pazienti fragili, spesso anziani, che necessitano di un ambiente protetto per ricevere cure adeguate.
Entrambe le strutture si inseriscono in un disegno più ampio che mira a rafforzare la sanità territoriale e migliorare la gestione delle patologie croniche. La loro funzione principale è ridurre il ricorso improprio ai pronto soccorso e agli ospedali tradizionali, evitando sovraccarichi e aumentando l’efficacia delle cure. Allo stesso tempo, rappresentano un’opportunità per integrare meglio l’assistenza sanitaria con quella sociale, offrendo una risposta più completa e mirata ai bisogni della popolazione.
Tuttavia, la realizzazione di queste strutture non è priva di sfide. La loro implementazione dipende dalla capacità organizzativa delle Regioni, che in Italia gestiscono la sanità in modo autonomo. Le difficoltà vanno dalla carenza di personale alla necessità di adeguare edifici e infrastrutture, fino alla capacità di garantire che i servizi promessi siano effettivamente erogati. Nonostante queste criticità, le Case e gli Ospedali di Comunità rappresentano un passo importante verso un sistema sanitario più moderno e vicino alle esigenze dei cittadini.
La terapia intensiva
Un posto letto in terapia intensiva è una postazione tecnologicamente avanzata, progettata per assistere pazienti in condizioni critiche. Comprende un letto motorizzato che consente regolazioni per facilitare cure e comfort, circondato da apparecchiature essenziali per il monitoraggio e il supporto vitale. Tra queste spiccano ventilatori meccanici per la respirazione assistita, monitor multiparametrici per tenere sotto controllo costantemente battito cardiaco, pressione sanguigna, saturazione dell'ossigeno e altri parametri vitali, oltre a pompe per infusione per somministrare farmaci e nutrienti con precisione.
L’ambiente è dotato di sistemi di allarme per segnalare variazioni nei parametri vitali, garantendo interventi immediati. Ogni postazione è pensata per permettere un accesso agevole al paziente da parte dell’équipe medica e infermieristica, composta da professionisti altamente specializzati che forniscono assistenza continua 24 ore su 24. Questo complesso sistema di strumenti e competenze rappresenta il cuore delle cure intensive, indispensabile per affrontare situazioni cliniche estremamente delicate.