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Carnevale di Ivrea: ecco chi ha distrutto la sua "storia". Le tante balle raccontate

Dopo decenni di errori e una "duecentesima edizione" definita "assurda", una mozione promette di valorizzare la storia del Carnevale eporediese e recuperare credibilità culturale

Francesco Gioana

Francesco Gioana

Una mozione destinata a far discutere quella presentata dai capigruppo di maggioranza al Consiglio comunale di Ivrea. Obiettivo dichiarato riscoprire e valorizzare la storicità del Carnevale eporediese, una delle tradizioni più radicate e rappresentative del Canavese. L'iniziativa è stata accolta con soddisfazione da molti, tra cui Francesco Gioana, curatore della rivista La Diana, un periodico di Etnografia canavesana che da oltre trent’anni pubblica approfondimenti storici sul Carnevale.

"Mi fa veramente piacere vedere che finalmente anche i 'politici' si siano resi conto che il Carnevale, prezioso bene della cultura immateriale della città e del suo territorio, necessiti di una maggiore tutela e di una vera valorizzazione che abbia al centro la sua storia", ci dice Gioana. "Questo non solo per motivi culturali, ma anche per ottenere migliori riconoscimenti economici."

Gioana non risparmia critiche al passato. Sulle pagine di La Diana, infatti, lui e altri studiosi, come campane stonate, hanno più volte denunciato storture e imprecisioni storiche che, secondo lui, hanno danneggiato la credibilità e l’immagine culturale della festa. "In trent’anni abbiamo inviato lettere a sindaci, assessori, consiglieri comunali e ai gestori del Carnevale. Nessuno ha mai risposto", sottolinea.

Tra gli episodi più controversi, Gioana ricorda il 2008, quando il Carnevale celebrò la "duecentesima edizione". Una scelta che lui definì una "colossale assurdità", perché ignorava secoli di tradizione precedente, documentati dallo stesso periodico.

Le radici medievali dello Scarto e delle zappate, insieme ai cinquecenteschi Abbà, Pifferi e Tamburi, vennero completamente ignorate. "Un errore condiviso indistintamente da tutti, riportato sul web e sugli stampati pubblicitari della Fondazione fino ad oggi."

Secondo Gioana, questa leggerezza ha contribuito al "sorpasso" del Carnevale di Santhià, che si autodefinisce millenario. "Un sorpasso tanto immeritato quanto farlocco, ma, come si dice, chi è causa del suo mal pianga se stesso…".

L’intento della mozione non è solo quello di scavare ulteriormente nei documenti per attestare l’anzianità del Carnevale – un aspetto che Gioana considera già ampiamente dimostrato – ma anche quello di rivedere e armonizzare alcune cerimonie.

Questa iniziativa potrebbe rappresentare una svolta per il Carnevale di Ivrea, che ha sofferto a lungo di un’immagine storica non adeguatamente valorizzata.

Ora, grazie al supporto di storici, università e della Fondazione stessa, potrebbe finalmente recuperare il posto che gli spetta nel panorama delle grandi tradizioni italiane.

Una battaglia cominciata nel 2007

La storicità del Carnevale di Ivrea è da anni terreno di scontro tra la rivista La Diana e i gestori della manifestazione, prima il Consorzio e poi la Fondazione.

Inizia nel 2007 con un titolo che non lascia scampo: “Poche balle. Questa è la seicentottantesima edizione del Carnevale”. L’articolo punta il dito contro l’errato calcolo delle edizioni a partire dal 1808, anno in cui si iniziarono a registrare i Libri dei Verbali. Gli autori sottolineano come quella data cancelli secoli di storia, ignorando tradizioni radicate come lo Scarlo e la zappata. Si celebra il contributo di studiosi come Franco Quaccia, che hanno lavorato per preservare l’autenticità di un evento che affonda le sue radici nel Medioevo.

poche balle

af

Nel 2008, il dibattito si intensifica con il "bicentenario" del Carnevale, definito da La Diana una "colossale assurdità". Francesco Gioana non usa mezzi termini nel criticare il presidente del Consorzio, Elvio Gambone, accusandolo di ignoranza o convenienza. "Festeggiare il 200°? Solo una grossa grassa ignoranza..." titola. La celebrazione del 1808 come data di nascita del Carnevale viene bollata come un insulto alla tradizione eporediese, oscurando protagonisti storici come gli Abbà e i Pifferi. Gli articoli dell’epoca denunciano anche la mancanza di sostegno a iniziative locali di qualità e la preferenza per elementi estranei alla storia della manifestazione.

Dieci anni dopo, nel 2018, La Diana torna a criticare aspramente la gestione della Fondazione. Viene denunciata una deriva culturale che predilige la spettacolarizzazione a scapito dell’identità storica. Gioana parla di due anime del Carnevale in conflitto: una, autentica e radicata nel passato, e un’altra, moderna e consumistica, che frammenta la manifestazione in interessi di gruppo. Le squadre di aranceri sono citate come esempio di una crescente frammentazione, mentre il Carnevale di Santhià viene accusato di vantare una storicità basata su documenti inconsistenti.

Nel 2022, Francesco Gioana pone una domanda provocatoria: "Cosa è lo Storico Carnevale di Ivrea?".

Questo quesito, rimasto senza risposta, evidenzia l’assenza di una visione chiara da parte dei gestori e della classe politica. Gioana insiste sull’importanza di proteggere gli elementi fondativi del Carnevale, come la sua storia documentata e l’ininterrotta continuità. Accusa la Fondazione di limitarsi a scelte superficiali, senza valorizzare il Carnevale come patrimonio culturale immateriale.

L’anno successivo, Gioana esprime delusione per la gestione frammentata delle tre principali entità responsabili – Comune, Fondazione e Associazione delle Componenti – che agiscono senza una strategia condivisa. Critica la scelta di introdurre elementi incongruenti come la "Scorta del Podestà" e abbandona il Comitato delle Componenti dopo tredici anni di battaglie considerate vane.

Nel 2024, La Diana denuncia ancora una volta la mancanza di visione strategica. Il Museo del Carnevale, confinato in spazi angusti, diventa simbolo delle opportunità sprecate. Gioana propone sedi più adeguate, come il castello di Ivrea, e sottolinea l’urgenza di un piano per rendere il Carnevale un evento continuo durante tutto l’anno. La Fondazione viene definita "zoppa" e incapace di immaginare un futuro ambizioso per la manifestazione.

La Diana continua a rappresentare una voce critica e intransigente, difendendo il Carnevale di Ivrea come un bene culturale unico, spesso minacciato da superficialità e mancanza di competenze. La domanda resta aperta: la città sarà mai in grado di essere all’altezza della sua tradizione secolare?

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