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Cronaca

Co.ge.fa e interdittiva antimafia: il Consiglio di Stato conferma la sospensione. Ma le ombre della 'ndrangheta restano

Il Consiglio di Stato garantisce la continuità operativa dell'azienda torinese, nonostante i legami con la criminalità organizzata emersi dall'inchiesta Echidna. Una vicenda che intreccia economia, giustizia e politica

Massimo Fantini ha due figli. Filippo Fantini ricopre attualmente il ruolo di Presidente del Gruppo, mentre Carola Fantini è Direttore Marketing e Comunicazione.

Massimo Fantini ha due figli. Filippo Fantini ricopre attualmente il ruolo di Presidente del Gruppo, mentre Carola Fantini è Direttore Marketing e Comunicazione.

Il Consiglio di Stato ha confermato venerdì 10 gennaio la sospensione del provvedimento interdittivo emesso il 15 ottobre dello scorso anno dalla Prefettura di Torino nei confronti della Cogefa, segnando un nuovo capitolo nella complessa vicenda giudiziaria che coinvolge l’azienda.

La decisione, presa dalla Terza Sezione riunita in Camera di Consiglio e presieduta dal giudice Rosanna De Nictolis, con Giovanni Tulumello, Luca Di Raimondo, Angelo Roberto Cerroni ed Enzo Bernardini, ribadisce quanto già stabilito in via cautelare lo scorso 5 dicembre dal presidente dello stesso Consiglio. In quell'occasione era stato evidenziato il rischio di un pregiudizio gravissimo per l’azienda e i suoi dipendenti, in caso di interruzione delle attività, con particolare riguardo ai progetti strategici come il TAV e il Tenda Bis.

Nel respingere il ricorso del Ministero dell'Interno, la sentenza conferma nuovamente che la priorità è consentire la prosecuzione dei rapporti contrattuali in essere e dei lavori in corso. Garantire, insomma, una continuità operativa in attesa che il TAR torni a esprimersi a febbraio, questa volta nel merito del ricorso presentato dal colosso torinese delle costruzioni contro l'interdittiva antimafia.

Lo stesso Consiglio di Stato va oltre, spingendosi a parlare di una “evoluzione” degli assetti interni di Cogefa, “nel passaggio dalla prima alla terza generazione familiare, con l'allontanamento dei soggetti più fortemente controindicati”.

Il tutto accompagnato da un “irrobustimento” della governance societaria e dell'apparato di controllo interno, “suscettibili di attenuare - concludono i giudici amministrativi - il condizionamento strutturale paventato dalla Prefettura e riconducibile in sostanza all'assetto proprietario di stampo familistico”.

I nuovi vertici di Cogefa, nominati dopo l'interdittiva antimafia che ha messo sotto la lente la gestione della famiglia Fantini, a partire dal fondatore Teresio, accolgono l'ordinanza del Consiglio di Stato come una “ulteriore conferma che garantisce la stabilità del quadro giuridico entro il quale l'azienda prosegue le proprie attività”. 

Lavori che, di fatto, a partire da quelli del Tenda Bis, non hanno finora subito ripercussioni né veri rallentamenti causati dall'alternarsi di decisioni.

“Il Consiglio di Stato - dicono in Cogefa - sembra voler pesare una circostanza ignorata dalla Prefettura nell’emettere l’interdittiva. La seconda generazione (i figli del fondatore Teresio) della famiglia si è da tempo fortemente disimpegnata da Cogefa: Roberto – l’unico esponente della famiglia coinvolto in Echidna – esce dagli organi gestori nel 2002 e cede le sue partecipazioni nel 2014 per costruirsi una carriera da manager esterna al perimetro del Gruppo. Il fratello Massimo esce dalla società nel 2012 avviando il passaggio generazionale in favore dei tre figli. Filippo, il maggiore, è la persona che s’incarica in azienda di avviare il processo di managerializzazione (quello che rileva il CdS) che sta continuando anche con il nuovo CdA, entrato in carica nell’ottobre scorso. Filippo Fantini non ricopre incarichi gestori in Cogefa…”.

Resta aperto il nodo più spinoso, ovvero il provvedimento di interdittiva antimafia emesso dalla Prefettura sulla base dei rilievi dell’inchiesta Echidna, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino.

In attesa dell'udienza di merito fissata per il 29 aprile 2025, Co.Ge.fa, a febbraio, il Tribunale di Torino deciderà se accogliere la richiesta di Cogefa per un “controllo giudiziario volontario” che, nelle intenzioni dei legali (avvocati Carlo Merani e  Saverio Sticchi Damian), garantirebbe una continuità operativa globale della società, a differenza di quanto prospetta la Prefettura di Torino. Quest'ultima, infatti, propone di commissariare solo i contratti in essere della società, escludendo però il Tenda Bis, destinato a proseguire in ogni caso, per portarli a conclusione con appositi consulenti.

L'indagine aveva fatto emergere presunti legami tra la società e clan della criminalità organizzata, coinvolgendo in particolare gli ex vertici della Co.ge.fa, appartenenti alla famiglia Fantini. 

Secondo la Prefettura, le connessioni con ambienti mafiosi avrebbero escluso l’azienda dalla “white list” delle imprese autorizzate a partecipare a gare pubbliche, con conseguenze potenzialmente devastanti: contratti interrotti, opere bloccate e oltre 1.600 posti di lavoro a rischio.

“Echidna - precisa Cogefa - ha coinvolto unicamente Roberto Fantini, da 22 anni senza incarichi gestori e da 10 fuori dalla compagine azionaria di Cogefa, come tale privo di strumenti per condizionarne l’operato. L’indagine non ha fatto emergere alcun legame tra Cogefa e la criminalità organizzata. Due imprese che hanno lavorato in passato come fornitori sono state accusate di essere vicine a organizzazioni criminali…”.

Ricapitolando? Cinque provvedimenti in due mesi e mezzo e non è ancora finita. A ottobre, l'interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Torino; poi, il presidente del TAR che accoglie il ricorso d'urgenza e sospende l'efficacia del provvedimento prefettizio. Quindi, lo stesso TAR, in sezione collegiale, che ripristina il provvedimento volto a escludere Cogefa dalla white list delle aziende che possono avere contratti con la pubblica amministrazione. Verdetto nuovamente ribaltato a inizio dicembre dal presidente del Consiglio di Stato, che infine, venerdì 10 gennaio, ha confermato anche in sede collegiale.

La vicenda - inutile negarlo - mette in luce le difficoltà nel conciliare due esigenze fondamentali: il contrasto alle infiltrazioni mafiose e la tutela dello sviluppo economico. Insomma, il caso Co.ge.fa è destinato a far discutere, non solo per gli aspetti giudiziari, ma anche per le implicazioni economiche e sociali che ne derivano.

La 'ndrangheta e il controllo degli appalti in Piemonte

L’inchiesta Echidna, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Torino, ha scoperchiato un sistema complesso di infiltrazioni della 'ndrangheta negli appalti pubblici e nelle istituzioni piemontesi. Al centro dell’indagine, la manutenzione dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e il coinvolgimento di figure chiave del mondo imprenditoriale e politico. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione criminale avrebbe utilizzato aziende locali come schermo per ottenere commesse milionarie, consolidando la propria influenza nel settore delle infrastrutture.

Tra i principali indagati figurano Giuseppe Pasqua e suo figlio Domenico Claudio Pasqua, residenti a Brandizzo, accusati di associazione mafiosa. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori. Un altro nome di rilievo è Roberto Fantini, ex amministratore delegato di Sitalfa, società legata alla gestione dell’A32, inizialmente posto agli arresti domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il 27 aprile 2024, il Tribunale del Riesame di Torino ha revocato questa misura cautelare, sostituendola con l’interdizione per un anno dall’esercizio di attività d’impresa e dall’assunzione di ruoli direttivi in società pubbliche o private. Fantini, tramite il suo legale, ha continuato a dichiararsi estraneo ai fatti contestati.

Tra il 2019 e il 2023, almeno quattro società legate alla famiglia Fantini avrebbero stipulato contratti per circa 450 mila euro con aziende escluse dalla white list prefettizia. Questi accordi avrebbero permesso alla 'ndrangheta di infiltrarsi nei settori strategici dell’economia, mascherando la propria presenza attraverso relazioni commerciali apparentemente regolari.

“Le attività oggetto di accertamento - diceCogefa - hanno rappresentato nel periodo in oggetto una quota minimale del giro di affari di Cogefa e delle sue controllate. All’epoca degli incarichi, le aziende affidatarie erano regolarmente iscritte in white list e come tali rispettavano i requisiti per figurare nell’albo fornitori di Cogefa. Peraltro queste aziende non hanno ottenuto trattamenti preferenziali per le prestazioni svolte che non possono essere certamente configurate come accesso a settori strategici…”.

Ulteriori legami emergono con figure di spicco della criminalità organizzata. Gli investigatori hanno segnalato rapporti con Antonio Esposito, detto “Tonino”, già condannato per usura e ritenuto vicino ai boss Rocco Lo Presti e Luciano Ursino, entrambi condannati per usura. Coinvolto nelle indagini anche Gian Carlo Bellavia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Questi legami, secondo la DDA, rafforzano l'idea di un sistema strutturato in cui la criminalità organizzata riusciva a creare una rete capillare di influenze.

L’inchiesta ha coinvolto anche il mondo politico. Salvatore Gallo, esponente del Partito Democratico piemontese, è indagato per corruzione elettorale, estorsione e peculato. Secondo gli inquirenti, Gallo avrebbe utilizzato la propria influenza per ottenere voti in cambio di favori, arrivando a minacciare dipendenti per garantirsi il sostegno politico. Nonostante le accuse, Gallo rimane a piede libero, mentre la DDA ha presentato ricorso contro questa decisione, considerata troppo indulgente rispetto alla gravità delle accuse.

Le intercettazioni raccolte dagli investigatori mostrano uno schema consolidato di scambi illeciti tra esponenti politici e la criminalità organizzata. In cambio di sostegno elettorale, i boss ottenevano agevolazioni e accesso privilegiato a risorse pubbliche, creando un sistema in cui l’influenza della 'ndrangheta si estendeva ben oltre l’ambito economico, toccando anche le istituzioni. Questo intreccio dimostra come la mafia cerchi non solo di infiltrarsi nei settori produttivi, ma anche di condizionare le decisioni politiche, consolidando il proprio potere.

L’operazione Echidna rappresenta un monito per le istituzioni locali, evidenziando la necessità di misure più rigorose per prevenire e contrastare le infiltrazioni mafiose. La portata dell’indagine ha sollevato un ampio dibattito pubblico sulla trasparenza e sull’integrità delle istituzioni piemontesi, con richieste pressanti di interventi strutturali per spezzare il legame tra criminalità organizzata, politica e affari.

I fantini

Ma cos'è Cogefa?

Un'azienda leader nel settore delle grandi costruzioni, con un volume d'affari superiore ai 214 milioni di euro nel 2023. Tra le opere di maggior rilievo figurano i lavori complementari al traforo ferroviario della Torino-Lione, il nuovo tunnel del Colle di Tenda e la riqualificazione dell'autostrada Torino-Milano. La società è anche parte del raggruppamento incaricato di costruire un impianto per il riutilizzo del materiale di scavo del traforo ferroviario a Torrazza Piemonte, con un valore dell'intervento di oltre 648 milioni di euro.

Le partecipazioni della Co.Ge.fa superano i 6 milioni di euro e si estendono anche al tunnel del Colle di Tenda, un progetto segnato da problemi strutturali, inchieste giudiziarie e l'alluvione del 2020. La Co.Ge.fa, tramite il consorzio Edilmaco, ha rilevato l'appalto per il completamento dei lavori insieme alla Mattioda Spa. Non mancano però le difficoltà: l'alluvione ha causato danni così rilevanti da influenzare persino il bilancio della società. Tra le altre partecipazioni di pregio, vi è la costruzione di immobili di lusso tramite la società Alfa Batiment Sarl nel Principato di Monaco e, a Torino, il palazzo Bernini.

Per la cronaca l'interdittiva antimafia è un provvedimento cautelare adottato dal Prefetto ai sensi del "Codice antimafia" (Dlgs 159/2011), che ha l'obiettivo di prevenire i rapporti tra la Pubblica Amministrazione e società legate, direttamente o indirettamente, alla criminalità organizzata. Questo strumento si attiva in presenza di sospetti fondati di infiltrazioni mafiose e comporta l'esclusione dell'impresa colpita da finanziamenti, contributi e mutui agevolati, oltre all'impossibilità di partecipare a gare pubbliche o di ricevere commesse statali.

Teresio Fantini

1973-1987

Siamo agli inizi degli anni settanta quando dopo 15 anni di esperienza come dirigente Teresio Fantini crea la COGEFA. L’impresa avvia la propria attività eseguendo lavori di manutenzione in ambito autostradale e  in pochi anni diventa una realtà solida. Risalgono a questo periodo i primi interventi significativi eseguiti per conto della ATM, Azienda di Mobilità dei Trasporti, nonché alcuni interventi di rifacimento del manto stradale di importanti arterie di Torino. La seconda metà degli anni ottanta vede la Società affacciarsi ad appalti di dimensioni più importanti con difficoltà esecutiva maggiore. COGEFA continua a crescere e contemporaneamente arriva l’importante passaggio da impresa di Manutenzione ad impresa di Costruzione.

Alla fine degli anni ottanta arriva la svolta. Pur continuando la sua attività di impresa di manutenzione, la COGEFA si consolida con l’acquisizione di importanti commesse in ambito autostradale e di grandi opere di infrastrutturazione per conto di ANAS. Questi progetti fanno volare il fatturato, che si attesta sui 35 milioni di Euro e sancisce l’ingresso della Società fra le medie imprese italiane. Il raggio d’azione continua però a concentrarsi nell’ambito della Regione Piemonte; questo permette a COGEFA di mantenere un’immagine di attività strettamente legata al territorio, con 350 unità di personale impiegato direttamente. Dal 2000 al 2008  CO.GE.FA. è impegnala nella costruzione di alcuni importanti lotti della tratta ferroviaria dell’Alta Velocità Torino-Milano e la realizzazione delle opere propedeutiche allo svolgimento delle Olimpiadi Invernali del 2006.

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