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10 Gennaio 2025 - 07:57
Andrea Barrel
A Ivrea, basta un annuncio per scatenare una tempesta. L’idea di riqualificare l’area davanti alla scuola elementare Fiorana, trasformandola in un modello di “mobilità sostenibile”, ha fatto esplodere i social.
Il progetto, che dovrebbe migliorare l’accesso e creare uno spazio più sicuro per i bambini, è finito al centro di un dibattito che travalica i confini del cantiere. Per molti cittadini, queste opere non rappresentano altro che una distrazione dai problemi reali: strade dissestate, buche che inghiottono sospensioni e pneumatici, e un traffico sempre più caotico.
A scambiarsi fendenti verbali sui social, in un dibattito diventato virale, sono stati Andrea Barrel, critico feroce, e Mauro Anzola, difensore delle scelte amministrative.
Barrel, con il suo sarcasmo tagliente, ha dato fuoco alle polveri: “Ma spendere soldi per coprire le voragini della città proprio non piace??”.
Anzola, con un tono paziente da mediatore, ha provato a calmare gli animi: “Non sono soldi del Comune, ma di un bando specifico”. Ma la replica, invece di placare i bollenti spiriti, ha avuto l’effetto opposto.
“Quindi, se le buche devono aspettare un bando della Regione, dobbiamo girare con auto anfibie? È così che funziona?”, ha ribattuto Barrel, scatenando una pioggia di consensi.
Molti cittadini hanno condiviso e arricchito il dibattito con racconti tragicomici della loro quotidianità.
“Ormai il meccanico è il mio migliore amico. Mi offre il caffè ogni volta che porto l’auto per riparare le sospensioni”, scrive uno.
Un altro rincara: “Ho speso più in riparazioni auto che in bollette. A questo punto, voglio un contributo comunale per i danni”.
C’è anche chi paragona le strade eporediesi a un videogioco di sopravvivenza: “Tra buche e semafori fuori uso, ogni giorno è un livello bonus. Peccato che il premio finale sia un conto salato dal gommista”.
C'è chi ci scherza su: “Mobilità sostenibile? Forse volevano dire mobilità creativa, visto che con le buche bisogna fare più slalom che su una pista da sci”. Un altro aggiunge: “Più che ciclabili, ci servono piste da cross, visto lo stato dei marciapiedi.”
Le preoccupazioni riguardano anche l’impatto dei cantieri sulla viabilità.
“Chiudere una strada? Perfetto, così congestioniamo definitivamente una città che già fa fatica a muoversi”, osserva una cittadina. E poi c’è il caos quotidiano davanti alle scuole: “Alle 16:30 c’è già il delirio: macchine in seconda fila, clacson, urla. Con questi lavori, dove andranno le mamme a lasciare i bambini?”.

L’Amministrazione comunale, convinta della bontà del progetto, ha organizzato un incontro pubblico per presentare l’intervento. Ma anche questa iniziativa è stata accolta con scetticismo. “Parlano di condivisione e confronto, ma sappiamo tutti che questi incontri servono solo a giustificare decisioni già prese”, critica Barrel, ottenendo il sostegno di molti.
Anzola ci riprova definendo l’iniziativa “un passo avanti per una città a misura di bambino”, ma anche questa affermazione è stata travolta.
“A misura di bambino? Con queste strade, dovranno dotare i passeggini di sospensioni professionali”, commentano. E poi ancora: “Prima di pensare ai bambini, proviamo a far funzionare questa città per gli adulti, almeno una volta.”
Insomma la Fiorana, suo malgrado, terreno di scontro tra visioni a lungo termine e problemi immediati. Ivrea a un bivio, divisa tra l’ambizione di guardare al futuro e la necessità di risolvere le difficoltà del presente.
E mentre l’amministrazione cerca di promuovere un’immagine di modernità, i cittadini chiedono soluzioni pratiche, che migliorino la loro vita quotidiana. Il dibattito è tutt’altro che chiuso. E le buche? Restano lì, silenziose ma sempre più ingombranti, a ricordare che, in questa città, le promesse devono ancora trovare strada.
La verità è che per molti le buche stradali sono un’eredità del passato, o almeno questo è il concetto vorrebbero far passare.
Che poi, a ben vedere, anche quelli di prima raccontavano che “quelli di prima ancora” non s’erano mossi. E “quelli di prima di prima” facevano lo stesso con “quelli di prima di prima di prima”, perchè c’è sempre un prima. Il problema è il dopo.
Il problema è capire se da adesso in avanti e manutenzioni, chiamiamole ordinarie, si faranno in tempi congrui o andranno alle calende greche esattamente “come prima”, come “prima del prima” e “prima del prima del prima”…
C’è chi dà tutta la colpa al porfido e sogna catrame ovunque. Perchè no? Potrebbe essere una scelta di ripiego che renderebbe la città un po’ meno bella, un po’ meno turistica, un po’ meno storica, ma se questo salverà gli ammortizzatori potrebbe anche essere una soluzione.
E più si dibatte più aumentano le buche.
Da qui in avanti largo alle prese per i fondelli esattamente come si faceva prima e "prima di prima".
Scriveva Abraham Cowley “Dio creò il primo giardino e Caino la prima città”.
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