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RFI (Rete ferroviaria Italiana) deve scucire un milione di euro. I giudici danno ragione al Comune

Occupazone suolo pubblico: niente esenzioni per la società ferroviaria. La battaglia legale potrebbe ora spostarsi al Consiglio di Stato

Matteo Chiantore

Matteo Chiantore

Non si conosce con esattezza la cifra in ballo. La scorsa estate si vociferava di una somma non inferiore a 500 mila euro; oggi, considerando lo stallo, la cifra potrebbe superare il milione di euro. Soldi richiesti per l’occupazione del suolo pubblico in Piazza Perrone e via Riva a Ivrea, necessari per i lavori di elettrificazione della linea ferroviaria Ivrea-Aosta.

Si narra che un funzionario di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), leggendo l’email con la richiesta, sia quasi svenuto. Certo, le voci corrono e spesso esagerano, ma una cosa è sicura: quel funzionario non ha perso tempo. Subito è stata inviata una lettera al Presidente della Repubblica e, immediatamente dopo, i legali sono stati incaricati di presentare ricorso al TAR, con un messaggio ben chiaro: “Col cavolo che paghiamo”. Un “no” motivato dal fatto che RFI si considera un’azienda dello Stato. Un altro “no” perché si tratta di lavori pubblici.

Sordo come chi non vuol sentire ragioni, il Comune di Ivrea ha però dimostrato di avere l’udito perfetto quando è arrivata la notizia della vittoria.

Udite, udite, è del 18 dicembre una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che dà pienamente ragione al Comune (assistito in questa vicenda dallo Studio Legale Fogagnolo) e torto “marcio” a RFI.

Nello specifico, i giudici torinesi Gianluca Bellucci (Presidente), Marco Costa (Referendario) e Alessandro Fardello(Referendario ed estensore) hanno respinto il ricorso presentato da RFI contro il regolamento comunale che prevede l’imposizione del canone unico patrimoniale. Secondo il TAR, RFI, pur essendo interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso la holding Ferrovie dello Stato S.p.A., opera in regime privatistico e con finalità economiche. Pertanto, non rientra tra i soggetti che possono beneficiare dell’esenzione prevista dalla normativa statale per lo "Stato-persona".

RFI

Il Collegio ha ritenuto che il Comune di Ivrea abbia agito in piena conformità alla legge istitutiva del canone unico patrimoniale, introdotta dalla Legge 160/2019. Nella sentenza si legge: “La stretta interpretazione delle esenzioni previste da tale normativa esclude la possibilità di un’estensione analogica dei benefici a società concessionarie come RFI”.

RFI aveva provato a giocarsi la carta di una vecchia legge del 1912, che esentava le occupazioni finalizzate alla costruzione di infrastrutture ferroviarie dal pagamento di tributi o compensi. Peccato che il TAR abbia stabilito che tale normativa non è applicabile a strade e piazze comunali, ribadendo così la legittimità del regolamento locale.

“È ancora presto per cantare vittoria”, ha dichiarato il sindaco Chiantore, con prudenza. “Sicuramente RFI si rivolgerà al Consiglio di Stato. Detto questo, con questa sentenza il Comune di Ivrea ottiene una conferma della legittimità delle sue richieste, stabilendo un importante precedente in merito all’applicazione del canone patrimoniale nei confronti delle società concessionarie di infrastrutture pubbliche. La decisione del TAR rafforza il ruolo dei regolamenti comunali nel garantire il rispetto delle normative locali, anche in presenza di grandi opere di interesse nazionale…”.

La controversia si inserisce in un contesto più ampio, dove il passaggio di RFI da ente pubblico a società per azioni ha creato situazioni giuridiche complesse in vari cantieri in tutta Italia.

La questione di Ivrea non è isolata: anche in altre città si sono verificati casi simili, dove l’interesse pubblico dei lavori non è bastato a giustificare esenzioni dai tributi locali.

A Milano, ad esempio, si è discusso a lungo sull’applicazione del canone per i lavori di manutenzione delle reti di telecomunicazioni, mentre a Napoli il Comune ha richiesto il pagamento per l’interramento delle linee elettriche, trovandosi anch’esso coinvolto in una battaglia legale. In entrambi i casi, i tribunali hanno dato ragione ai Comuni, confermando che le opere di pubblica utilità non garantiscono automaticamente esenzioni fiscali.

Il caso di Ivrea, dunque, non fa eccezione e rappresenta un altro tassello in questa complessa partita tra enti locali e grandi aziende.

La decisione del Comune di far valere le proprie prerogative, anche ricorrendo allo Studio Legale Fogagnolo, evidenzia l’importanza di tutelare non solo i regolamenti locali, ma anche l’interesse collettivo, evitando il rischio di eventuali accuse di danno erariale alla Corte dei Conti per mancato recupero delle somme dovute.

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