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Isole ecologiche o discariche autorizzate? L’ironia di un degrado ben organizzato

Tra sacchi abbandonati, ratti festanti e un’Amministrazione “distratta”, le isole ecologiche della città si trasformano in monumenti al degrado urbano. SETA, cittadini e Comune: un trio perfetto per un disastro organizzato

Isole ecologiche o discariche autorizzate? L’ironia di un degrado ben organizzato

A Settimo Torinese le isole ecologiche hanno finalmente trovato la loro vocazione. Altro che sostenibilità e decoro urbano: oggi sono le regine delle discariche a cielo aperto, complete di sacchi abbandonati, elettrodomestici dimenticati e un’intera colonia di ratti in festa. Un vero spettacolo, capace di gridare "Benvenuti nel caos!" senza bisogno di ulteriori decorazioni. Mancano solo i fuochi d’artificio, anzi no, ci sono anche quelli, un giorno sì e l'altro pure...

Eppure, come in ogni grande spettacolo, la vera magia sta nell’assenza di responsabilità. Nessuno sembra intenzionato a prendersi il merito di questa performance collettiva, che coinvolge la società SETA, i cittadini e, ovviamente, l’Amministrazione comunale. Un trio perfetto, se l’obiettivo fosse il disastro organizzato.

Partiamo dal primo attore: SETA, la società incaricata di raccogliere i rifiuti. Con ritiri saltati, bidoni traboccanti e orari dei centri di raccolta pensati appositamente per scoraggiare chiunque abbia un lavoro, viene da chiedersi se la “differenziata” a Settimo non sia diventata un esercizio creativo.

villaggio fiat

cassonetti

rifiuti

Non che manchi il contributo dei cittadini: abbandonare i sacchi fuori dai cassonetti è ormai un’arte consolidata. Alcuni riescono addirittura a creare composizioni degne di un premio contemporaneo, con plastica, vetro e avanzi di cene natalizie perfettamente amalgamati.

E poi c'è l’Amministrazione comunale guidata da quella chiacchierona di Elena Piastra. Mentre i ratti organizzano banchetti e le isole ecologiche diventano meta di pellegrinaggio per chiunque abbia qualcosa di inutile da scaricare, il Comune che fa? Semplicemente tace. Non banca. Non dice una parola. Neanche una di quelle tante frasi preconfezionate sulle "visioni" e sui "pezzi" di città che tutto il mondo ci invidia.

Nessuna campagna incisiva, nessun controllo, nessuna misura concreta. È come se il degrado fosse un’installazione temporanea, da lasciare indisturbata fino a quando non verrà esposta alla Biennale di Venezia.

Nel frattempo, i cittadini si accapigliano sui social. C’è chi se la prende con SETA, chi accusa l’inciviltà altrui, e chi propone soluzioni visionarie come l’installazione di telecamere per immortalare i trasgressori. Chissà, magari un giorno i video potranno essere proiettati in piazza per il pubblico ludibrio. Un po’ di intrattenimento trash in linea con l’atmosfera.

E poi ci sono i centri di raccolta, quei bastioni della raccolta differenziata dove, però, gli orari sembrano studiati per sfidare la pazienza degli utenti.

Lavori tutto il giorno? Peccato, i tuoi rifiuti resteranno con te, forse fino a quando non saranno considerati antichi reperti urbani. Non stupisce che molti, esasperati, scelgano di scaricare la loro frustrazione – e i loro sacchi – dove capita, ad esempio accanto al mercato, trasformando il degrado in uno spettacolo settimanale garantito.

Insomma, a Settimo Torinese la gestione dei rifiuti è una tragicommedia perfettamente orchestrata. Da un lato, un’Amministrazione che sembra più interessata a farsi immortalare con sorrisi di circostanza che a controllare cosa accade sotto casa; dall’altro, cittadini che, tra pigrizia e rassegnazione, alimentano il caos.

Nel mezzo, SETA, che continua a fare “quel che vuole” salta i turni e chissenefrega.

E il futuro? Perchè non un concorso di idee per rendere le isole ecologiche delle attrazioni turistiche.

Il biglietto d’ingresso? Ovviamente, un sacco di plastica in mano.

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