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05 Gennaio 2025 - 19:28
Marco Bonacina
Dopo il nostro articolo del 21 dicembre, qualcosa si è mosso. Marco Bonacina, 62 anni, ha lasciato l’appartamento gelido di via Gazzera, a Ciriè, per una sistemazione temporanea al Gotha Hotel. Una soluzione che i servizi sociali e l’Amministrazione comunale gli hanno garantito fino al 9 gennaio.
Marco, segnato da anni di battaglie contro le difficoltà e un sistema spesso sordo alle sue richieste, non si illude.
“E dopo? Cosa farò dopo? Io in via Gazzera non ci torno. Voglio un luogo dignitoso e possibilmente in centro, vicino ai servizi”, ci dice con voce ferma, ma intrisa di amarezza.
Perchè in quell'appartamento, Marco ha vissuto una realtà che definire disumana è persino riduttivo: radiatori arrugginiti, finestre marce che lasciavano entrare vento e gelo, e una temperatura media di 13 gradi.
“Ogni notte rischio l’assideramento. Ho avvisato Carabinieri e Vigili del Fuoco, ma nulla si è mosso”, ci diceva solo pochi giorni fa, mostrando con rabbia le foto di un bagno fatiscente e di un termometro che testimonia il freddo insopportabile.
La sua denuncia, un grido disperato a pochi giorni dal Natale, non poteva più passare inosservata.
“Non fatemi morire di freddo! Cambiate i radiatori! È il vostro dovere e un mio diritto!”, urlava.
Ora, quel grido sembra aver smosso qualcosa, ma il problema resta: al Gotha Hotel, Marco ha trovato calore e un letto, ma solo per una manciata di giorni.

Le sue mani sono screpolate, il piede destro, bloccato dalla paresi, non gli dà tregua.
“Non è possibile vivere così. La dignità umana, la sicurezza, la salute devono essere sempre tutelate!”
Marco non è nuovo alle difficoltà. Dopo aver lavorato per più di 25 anni come dipendente comunale, la sua vita è stata stravolta nel 2007 da gravi crisi epilettiche che lo hanno costretto a lasciare il lavoro.
Da allora, ha affrontato quattro sfratti, ognuno più doloroso del precedente, e vissuto in sistemazioni provvisorie trovate dai servizi sociali: da San Maurizio a Front, poi Lanzo, fino all’ultimo appartamento di via Gazzera, che doveva rappresentare una stabilità, ma si è rivelato un incubo.
Il prezzo di questa precarietà? Oltre 14 mila euro di spese accumulate per sistemazioni temporanee. Un conto che Marco ha pagato di tasca propria, con una pensione di appena 1.115 euro al mese.
Nonostante la paresi spastica al braccio e alla gamba destra, le crisi epilettiche e un corpo segnato dalla fatica e dal dolore, Marco non ha mai smesso di lottare.
“La dignità umana, la sicurezza, la salute devono essere sempre tutelate!”, ripete con forza. Eppure, le Istituzioni non sono riuscite a garantirgli neanche l’essenziale. Nel 2012, Marco ha vinto una causa contro il Cis e l’Asl per i diritti negati, ma non ha mai visto il risarcimento che gli spettava. Oggi, pur avendo diritto all’assegno di cura, non riesce a ottenerlo.
“Quando non avevo soldi per mangiare, l’ex sindaco Luigi Chiappero mi diede 50 euro di tasca sua. Un signore, davvero”, ricorda con gratitudine.
Ma la sua è una memoria amara, che sottolinea l’abbandono da parte di chi dovrebbe proteggerlo oggi.
Marco non cerca compassione; chiede solo ciò che è giusto: “Non chiedo altro che una casa dove non debba morire di freddo”. E questo appello non dovrebbe cadere nel vuoto.
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