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10 Dicembre 2024 - 17:56
I siti industriali ex Olivetti dismessi di Scarmagno e di San Lorenzo?
Nella sezione "vendite" del sito internet del Fondo Prelios non ci sono più. Spariti! Cancellati! Puff…
Secondo voci sempre più insistenti, diffusesi in questi giorni, a metterci le mani sarebbe stata la stessa società, la O Srl che di recente ha acquistato Palazzo Uffici Uno, Palazzo Uffici Due e il Centro Elaborazione Dati di Ivrea, per un ambizioso progetto di recupero e riqualificazione per il quale sarebbero già stati stanziati più di 20 milioni di euro.
Con O srl anche Hubo srl, un'altra società dello stesso gruppo, entrambe con base a Salerno, in Campania.
Un’operazione che sembrerebbe puntare a costruire un ponte tra il glorioso passato industriale della Olivetti e un futuro proiettato verso innovazione e sviluppo.
“Sì! È vero. Entrambi i siti sono stati acquisiti da O Srl e da Hubo, un’altra società del gruppo. L'operazione è del 30 ottobre scorso. Per il momento è da considerarsi una semplice operazione immobiliare. Ci sono delle idee, ma è presto per parlarne. Si potrebbe anche decidere di ristrutturare e rivendere…” conferma tutto, ci dice e ci spiega Gennaro Palmieri di Tower RE, la società incaricata di gestire e manutenere i beni acquistati dalla O Srl
Il sito di Scarmagno, progettato negli anni '60 dagli architetti Marco Zanuso ed Eduardo Vittoria, è un esempio di integrazione tra design industriale e paesaggio.
Con una superficie di oltre un milione di metri quadrati, è stato uno dei più importanti poli produttivi dell’Olivetti. Qui, si assemblavano macchine da scrivere e calcolatrici, simboli della capacità italiana di innovare e competere sui mercati internazionali. Durante il suo periodo di massimo splendore, Scarmagno rappresentava non solo un centro produttivo, ma anche un modello di welfare aziendale, in linea con la filosofia di Adriano Olivetti: un luogo di lavoro che rispettasse le persone e l’ambiente.
Il declino della Olivetti ha però travolto anche questo sito, lasciandolo in una condizione di progressivo abbandono.
Negli ultimi anni, è salito alla ribalta grazie al progetto di una gigafactory targata Italvolt, guidata dall’imprenditore svedese Lars Carlstrom.
L’idea era grandiosa: creare un polo per la produzione di batterie al litio destinato ai veicoli elettrici, con una capacità produttiva tra le più grandi d’Europa.
Un progetto che prometteva di creare migliaia di posti di lavoro e rilanciare l’area come centro nevralgico della transizione energetica. Tuttavia, difficoltà burocratiche, incertezze finanziarie e ostacoli organizzativi hanno portato al naufragio dell’iniziativa, lasciando l’area nuovamente in stallo.
Il sito di San Lorenzo, invece, è conosciuto come ex Elea, dal nome del primo calcolatore elettronico progettato e realizzato interamente in Italia.
San Lorenzo era il cuore tecnologico della Olivetti, un luogo in cui si respirava innovazione e avanguardia.
Qui si concepivano e sviluppavano i progetti più ambiziosi, quelli che hanno proiettato l’azienda eporediese nella storia dell’informatica mondiale. Il sito, benché di dimensioni più contenute rispetto a Scarmagno, ha un enorme valore simbolico: rappresenta un’epoca in cui Ivrea era sinonimo di modernità, creatività e progresso.
Ma anche San Lorenzo, come Scarmagno, è rimasto prigioniero del tempo, segnato dal declino e dall’abbandono.
Nel frattempo, i progetti per il Palazzo Uffici proseguono a pieno ritmo. L’edificio, simbolo del design industriale italiano, vedrà un restauro della sala monumentale, la creazione di un bistrot nell’ala ovest, nuovi spazi per il pubblico e persino stanze e mini appartamenti nel Palazzo Uffici Due, che potrebbe diventare un hub ricettivo. Non meno interessante è la trattativa in corso con il Politecnico di Torino per trasformare il complesso in un centro legato all’intelligenza artificiale.
Rimane da capire quale sarà il destino di Scarmagno e San Lorenzo.
O Srl e Hubo srl sembrano intenzionate a ragionare con cautela, senza escludere né un rilancio né una successiva vendita. Ma se davvero questi siti entreranno a far parte di un progetto più ampio di riqualificazione, il Canavese potrebbe ritrovare il suo ruolo di protagonista nell’innovazione, trasformando luoghi di memoria industriale in motori di futuro.
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