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Carnevale di Ivrea

Si sono sbarazzati dell'Ufficiale Massimo Lova in 47 secondi. Anche lui era un amico di Ceratti...

Venticinque anni di servizio spazzati via in 47 secondi, tra giochi politici e vendette personali

Massimo Lova

Massimo Lova

Eporediese doc, 25 anni di servizio e una passione per il Carnevale che scorre nelle vene. Ma questo non è bastato a Massimo Lova per sfuggire alla scure del Circolo Ufficiali, che ha deciso di "uniformare" lo Stato Maggiore con i suoi standard, a colpi di telefonate di 47 secondi e bottoni obbligatori. Morale? Quella che dovrebbe essere una festa di inclusione e rinnovamento continua ad essere una giostra di personalismi e dinamiche di potere che non risparmiano nessuno.

Ma facciamo un passo indietro.

Tutto viene alla luce nel 2019, quando il Generale Vincenzo Ceratti, di comune accordo con il sindaco e con l'allora presidente della Fondazione dello storico Carnevale, rompe il consolidato potere del Circolo Ufficiali, estromettendolo dalle decisioni riguardanti lo Stato Maggiore.

Via la gabella obbligatoria per l’affiliazione al Circolo, avanti giovani volenterosi pronti a rinnovare le truppe del corteo storico.

Sembrava l’alba di una nuova era, ma, a distanza di pochi anni, questa rivoluzione ha subito un contraccolpo pesantissimo.

I giovani sono quasi tutti spariti, i costi sono tornati a salire e, tra un clima di nonnismo e sottili vendette, il Circolo ha ripreso il controllo, piegando lo Stato Maggiore alle sue regole.

Massimo Lova ha raccontato la sua vicenda con una lettera che non può lasciare indifferenti.

Venticinque anni di servizio scaricati in pochi secondi, senza un grazie, senza una spiegazione, senza un briciolo di rispetto per chi, come lui, trepida al suono dei pifferi.

La comunicazione è arrivata con la telefonata di rito che fa il Sostituto per comunicare gli arruolamenti: “Mi hanno detto che non facevo più parte dello Stato Maggiore. È durata 47 secondi. Nessun ringraziamento, nessun riconoscimento per 25 anni di impegno e sacrificio. Questi metodi si possono definire di prepotenza e di dominio assoluto sulla componente Stato Maggiore. Un più nobile comportamento avrebbe richiesto di lasciare le persone al loro posto fino a fine mandato, sia nel 2024 che nel 2025...”, racconta Lova con amarezza.

Il problema? Forse non essere nel “cerchio magico” degli amici giusti, quello che, oggi, sembra essere il vero lasciapassare per restare nello Stato Maggiore.

"Nello Statuto della Fondazione - scrive - il Circolo Ufficiali è una componente e lo Stato Maggiore è un’altra componente, di pari importanza, che sale in carica all’arruolamento di dicembre e decade con il Mercoledì delle Ceneri. Questo fatto è stato sottolineato da più persone, compreso il Generale Ceratti, che sottolineavano la distinzione dei due enti, in quanto non c’è scritto da nessuna parte nel Cerimoniale “Circolo Ufficiali”, perché è previsto solo lo Stato Maggiore, né tantomeno che il Circolo Ufficiali abbia il potere di gestire lo Stato Maggiore. Non si capisce perché debba essere invece così. Oggi è la Fondazione che ha deciso di rimettere sotto il cappello del Circolo Ufficiali la componente Stato Maggiore, ridandogli le deleghe. Non è stata lasciata la possibilità ad alcuni Aiutanti di Campo in carica di finire i loro 5 anni di mandato, ma si è provveduto a lasciare a casa prima uno degli Aiutanti per sostituirlo con uno dei loro, poi anche l’altro per non sostituirlo con nessun altro. Tutto questo con vera maestria per tenere a bada l’opinione pubblica...”.

Chiaro il riferimento ad Alberto Tosin, grande amico di Vincenzo Ceratti, la cui testa era già saltata lo scorso anno.

E non è tutto. Tra le nuove "innovazioni" si trovano misure che sembrano studiate più per esercitare controllo che per garantire inclusione. Tra le altre, “la pretesa di uniformare i bottoni della giubba obbligando coloro che avevano apposto i bottoni con la ‘N’ centrale nel 2019 a sostituirli con i bottoni che riportano il simbolo del Circolo, che non rientra assolutamente nel cerimoniale...”.

Come se non bastasse, la gestione degli arruolamenti ha introdotto un sistema di pagelle che discrimina apertamente tra gli ufficiali “graditi” e quelli “sgraditi”.

“Non si tratta solo di bottoni o pagelle, si tratta di un sistema che mette in discussione l’essenza stessa del Carnevale”, sottolinea Lova. Quelle che un tempo erano scelte basate su passione e merito sembrano oggi dipendere da logiche di potere e appartenenza a certi gruppi.

"Inclusione e rinnovamento" erano gli slogan della campagna 2024, ma oggi tutto questo suona come un triste paradosso. “Hanno parlato di unità e di valorizzazione, ma nei fatti assistiamo all’esclusione sistematica di chi non si piega a certi meccanismi”, scrive Lova nella sua lettera.

E la sua non è solo una denuncia personale, ma un grido d’allarme per il Carnevale stesso.

“Non è questa la festa che abbiamo amato e servito. Non è questo il modo di onorare una tradizione che dovrebbe unire, non dividere”.

Lova non risparmia critiche nemmeno alla gestione complessiva dello Stato Maggiore: “Quando il Generale Ceratti era al comando, nessuno veniva escluso senza motivo. Si lavorava per il Carnevale, non per interessi personali”.

E questo è, se proprio vogliamo dircela tutta, il lato meno festoso del potere. La lettera di Lova è una denuncia, se vogliamoanche una richiesta di attenzione rivolta al sindaco Matteo Chiantore....

“Gli incantatori di serpenti non si stancano mai”, conclude amaramente, “ma noi, quelli che amano davvero il Carnevale, non smetteremo di crederci”.

Che dire! Che la storia degli ultimi anni non ha insegnato proprio un bel cavolo di nulla e continua, in modi diversi, la battaglia tutta politica tra ufficiali di "centrodestra" e ufficiali di “centrosinistra”.

E se qualcuno non la vuole considerare una questione politica, beh!, allora, sarebbe anche peggio perchè la “guerra” che si combatte ormai da anni intorno allo Stato Maggiore (con tanto di ricorso al Tar) avrebbe dei risvolti tutti personali, di ambiente chiuso, di roba che nulla ha a che fare con una manifestazione che è soprattutto festa.

Ci si chiede a questo punto se Matteo Chiantore sia stato interpellato o meno e come gliel’hanno venduta.

Perchè il sindaco? Perchè è a lui che spetta ogni decisione sui personaggi, sugli aspetti e sui momenti della Storica Manifestazione non codificati nel Cerimoniale, evidentemente non prima di aver consultato gli Organizzatori, il Generale ed il Sostituto Gran Cancelliere.

E delle due l’una: o ha condiviso tutto o il suo tacito assenso potrebbe essere considerato come un’Ok alla guerra.

Della serie: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi....”. Un po’ come l’abate cisterciense Arnaud Amaury, principale responsabile politico della crociata contro gli albigesi (eretici catari) in Occitania (1209-1229), rispondendo a un soldato durante al battaglia di Béziers del 1209...

In Fondazione...

E sembra un po' quasi di vederli quelli della Fondazione dello storico carnevale e del Circolo Ufficiali con i bigliettini in mano: “Quello sì, quello no!, quello boh”.

La verità? Cambia chi comanda ma non la musica ed è di nuovo un gioco ad excludendum sulle “braje bianche” o “aiutanti di campo” che dir si voglia.

Nel 2023, più o meno di questi tempi, sul tavolo, o meglio, alla segreteria del sindaco Matteo Chiantore, erano arrivate, così come previsto dal Bando di arruolamento emanato dal cittadino designato al ruolo di Generale Alberto Bossino,  sei domande.  Di Marco Campanella, Massimo Lova, Alberto Tosin, Riccardo Paglia, Vito Donato Mastrofrancesco e Riccardo Zannini.

Alberto Tosin

Alberto Tosin

E siccome nell’edizione del 2023 le braje bianche erano state indossate da Dario Vallino (Addetto del Generale) alla sua quinta e ultima esperienza e poi da Alberto Tosin (Addetto allo Stato Maggiore), Riccardo Paglia (Addetto alla Mugnaia) e Massimo Lova (Addetto del Generale), si era ipotizzato che tutti e tre sarebbero stati confermati, con l’aggiunta di Riccardo Zannini per fine espiazione delle colpe che avevano portato ad una sua “condanna” firmata dall’ex vicesindaca Elisabetta Ballurio travolta da un messaggio sessista sul suo conto firmato su whatsapp proprio da Zannini.

Stando ad una tradizione non scritta, infatti, avendo fatto sole tre campagne, Tosin, Paglia e Lova avrebbero dovuto farne almeno altre due.

E invece no! Non è andata così. In perfetto clima di “restaurazione” ci voleva un patibolo ed almeno una testa da tagliare, vennero confermati Riccardo Paglia e Massimo Lova ma non Alberto Tosin. A loro si aggiunse proprio quel Riccardo Zannini e, in primanomina,  Vito Donato Mastrofrancesco.  

Oggi il patibolo è tutto per Massimo Lova...

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Commenti all'articolo

  • aldo maggi

    10 Dicembre 2024 - 19:41

    caro Massimo, non perdere la speranza, alla testa della grande Armée il generale Bonaparte ridurrà a più miti consigli questi sanculotti. Ma a parte l’ironia, che viene da chi ha idee politiche diametralmente opposte alle tue e non si è mai sognato di farti la guerra. Guerra che svilisce e ridicolizza lo storico carnevale di IVREA. Io sarò dalla tua parte disertando il carnevale 2025. Aldo Maggi.

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