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Sanità
09 Dicembre 2024 - 07:00
Stefan Scarpetta e Luigi Vercellino
Altro che regali sotto l’albero e cene con i parenti: in Piemonte, il vero spirito natalizio si manifesta nei corridoi della sanità, dove il risiko delle poltrone si anima con movimenti più rapidi delle renne di Babbo Natale.
Commissioni, liste di candidati, trattative segrete e qualche inevitabile promessa scivolata sotto il tavolo sono gli ingredienti di una danza che non conosce pause, nemmeno in vista delle festività.
A coordinare l’orchestra c’è Massimo Annicchiarico, direttore della Sanità del Veneto, chiamato a fare da arbitro imparziale (si spera) nella selezione dei 39 nuovi aspiranti manager che completano la rosa dei candidati già in elenco. Un compito delicato, visto che ogni nomina deve bilanciare competenze, interessi politici e qualche inevitabile pressione da parte dei partiti. Perché in questa partita, più che i meriti, contano i “meriti”.
E così, mentre i candidati lucidano i loro curricula come palline per l’albero, una certezza emerge sopra ogni incertezza: Antonino Sottile, il direttore regionale della Sanità, resterà saldo al suo posto. Nonostante la verifica di metà mandato voluta da Fratelli d’Italia, l’assessore Federico Riboldi non ha dubbi. "Sottile ha portato risultati straordinari: 350 milioni di euro aggiuntivi, 60 milioni di revisione mutui e oltre 600 milioni per nuovi ospedali grazie all’Inail". Tradotto: se ci fosse un premio per il miglior “Babbo Natale della Sanità”, Sottile lo vincerebbe a mani basse.
Ma mentre il futuro di Sottile è già scritto, quello degli altri manager è un rebus tutto da risolvere.
Alla Città della Salute di Torino, l’attuale direttore generale Giovanni La Valle è dato per certo in partenza, forse verso l’Asl To3, dove siede Franca Dall’Occo, una delle poche manager capace di resistere alle folate del vento politico.
O forse no, visto che anche per lei si parla di un possibile spostamento. Nel frattempo, tra i candidati per Torino spunta il nome di Thomas Schael, il “tedesco” con un curriculum che sembra scritto apposta per impressionare Riboldi. "Abbiamo bisogno di uno come lui", avrebbe confidato l’assessore. "Sarà pure teutonico, ma sa come si fanno le cose".
E mentre Schael si prepara a tornare, le voci si rincorrono anche all’Asl To4, dove Luigi Vercellino potrebbe riprendere il posto lasciato da Stefano Scarpetta, destinato al Maggiore della Carità di Novara.

Che dire? Solo una cosa. Vercellino ha governato la To4 prima di Scarpetta ed è quel direttore che aveva stretto rapporti pappa e ciccia con il Policlinico di Monza, ma questa è un'altra storia.
Detto questo, la mossa avrebbe già fatto storcere il naso alla Lega novarese, che vuole garanzie sulla permanenza di Angelo Penna.
Un gioco di equilibrio che richiede la destrezza di un acrobata da circo, più che di un amministratore pubblico.
Ad Alessandria, il direttore Valter Alpe sembra ben saldo al suo posto, ma l’eventuale ritorno di Stefano Manfredi, attualmente al San Matteo di Pavia, potrebbe complicare la situazione. Manfredi è il classico “pezzo grosso” che non passa inosservato, e il suo rientro in Piemonte rischia di trasformare ogni poltrona in un campo di battaglia.
Non va meglio a Cuneo, dove il direttore del Santa Croce e Carle, Livio Tranchida, resiste alle lusinghe sarde, mentre alla Cuneo2 la commissaria Paola Malvasio attende una promozione che potrebbe arrivare solo con un benestare del presidente Alberto Cirio. Nel frattempo, Biella sembra più tranquilla: Mario Sanò è destinato a rimanere, mentre l’Asl To5 e altre aziende territoriali aspettano i nuovi nomi della lista regionale per scoprire chi guiderà il futuro della sanità.
E il Mauriziano?
Qui il risiko si fa ancora più intricato. Se Carlo Picco resterà alla guida dell’Asl Città di Torino, la poltrona potrebbe andare a Roberto D’Angelo, attuale commissario. Altrimenti, largo ai nuovi volti, pescati tra chi ha già dimostrato di saper ballare al ritmo dei valzer politici.
Ogni nomina è una partita a sé, dove non basta il curriculum giusto per vincere.
Serve il “supporto morale” dei partiti, una buona dose di pazienza e, perché no, la capacità di saper stare al gioco. Perché, come si dice nei corridoi del potere, "qui non si vince per merito, ma per meriti reciproci".
E così, tra una trattativa e un casqué, il risiko delle nomine continua.
Con una certezza: in Piemonte, il Natale non porta solo regali, ma anche poltrone da scartare.
Chissà se tra i candidati qualcuno ha già chiesto una sedia ergonomica come regalo sotto l’albero.
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