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06 Dicembre 2024 - 00:23
Nevio Perna e Andrea Grigolon
Lo scorso settembre, l’assemblea dei rappresentanti dei 57 Comuni serviti dalla Società Canavesana Servizi (SCS) ha approvato un Piano Strategico che promette di rivoluzionare la gestione dei rifiuti entro il 2041.
Al centro del piano c’è una decisione che ha subito sollevato dubbi e critiche: il ritorno al sistema di raccolta stradale attraverso l’uso di cassonetti definiti “intelligenti”, dotati di chiavette digitali per il controllo degli accessi.
Una novità che, secondo quanto sottolineato in una lettera aperta firmata da Legambiente Dora Baltea ODV e dal circolo Pasquale Cavalieri di Caluso, avrebbe meritato una discussione più ampia sia a livello istituzionale sia tra i cittadini.
“Un cambiamento così radicale non può essere deciso senza un confronto approfondito con chi ne sarà direttamente coinvolto”, dichiarano gli ambientalisti, che si appellano ai sindaci, al presidente Calogero Terranova e al direttore Andrea Grigolon di SCS affinché il piano venga rivisto e migliorato.

Nella lettera, inviata lo scorso 29 novembre, viene sollevata una domanda cruciale: “Perché un progetto di tale portata non è stato sottoposto a un dibattito pubblico, né discusso a fondo nei Consigli Comunali, che dovrebbero essere il cuore delle decisioni per la comunità?”. La gestione dei rifiuti, proseguono le associazioni, “non è solo una questione tecnologica o organizzativa, ma un tema politico e sociale, che coinvolge direttamente i cittadini”.
Gli ambientalisti ricordano che nei primi anni 2000, nell’Eporediese, il sistema di raccolta stradale era la norma. All’epoca, la percentuale di raccolta differenziata si attestava intorno al 30% ed era caratterizzata da una qualità molto bassa, che rendeva difficoltoso il recupero dei materiali. Il vero cambio di paradigma arrivò con l’introduzione del sistema porta a porta, anche se solo parziale, che permise di raggiungere percentuali vicine al 70%. Questo miglioramento fu possibile grazie al coinvolgimento attivo delle famiglie, un elemento che ora rischia di essere completamente trascurato con il ritorno ai cassonetti stradali. “Tornare al sistema stradale è un passo indietro”, avvertono i firmatari della lettera, evidenziando come la scelta della SCS potrebbe vanificare i progressi ottenuti negli ultimi vent’anni.
La SCS, dal canto suo, difende il piano strategico, sostenendo che l’attuale sistema di raccolta porta a porta parziale non è più sufficiente per raggiungere gli obiettivi stabiliti dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRUBAI).
Gli obiettivi, che includono il 75% di raccolta differenziata e un massimo di 100 kg di rifiuto indifferenziato pro capite entro il 2030, nonché l’82% di raccolta differenziata e 90 kg di rifiuti indifferenziati entro il 2035, richiedono un cambio di passo. Secondo SCS, i cassonetti intelligenti, già sperimentati nel Comune di Banchette dal 2022, rappresentano la soluzione ideale per raggiungere tali traguardi. Tuttavia, gli ambientalisti mettono in guardia da un’interpretazione superficiale dei dati.
Nel caso di Banchette, infatti, si è registrata una riduzione del rifiuto indifferenziato pro capite e un aumento della raccolta differenziata, ma i numeri vanno contestualizzati.
Essendo un Comune di attraversamento, Banchette ha beneficiato dell’eliminazione del conferimento da parte di cittadini non residenti, grazie all’introduzione dei cassonetti con chiave digitale. Questo, però, non significa che quei rifiuti siano scomparsi: si sono semplicemente spostati nei Comuni limitrofi.
I dati mostrano infatti un aumento dei rifiuti indifferenziati raccolti a Ivrea (+45.678 kg), Pavone (+10.846 kg) e Samone (+7.680 kg) nello stesso periodo. “Il problema non è stato risolto, è stato solo spostato altrove”, accusano gli ambientalisti.
Un altro nodo critico è rappresentato dalla qualità della raccolta differenziata. Sebbene i cassonetti intelligenti siano progettati per controllare gli accessi, non possono verificare il contenuto dei sacchi conferiti. “L’intelligenza non risiede nei contenitori, ma nei cittadini”, sottolinea la lettera. La distanza tra i punti di raccolta e le abitazioni rischia inoltre di ridurre la qualità della differenziata, una legge non scritta che si è dimostrata valida in numerosi contesti. Nel caso della plastica, ad esempio, impurità superiori al 22% comportano la perdita di incentivi economici significativi, stimati in circa 700.000 euro a livello consortile.
A destare ulteriori perplessità è la visita organizzata dalla SCS all’inceneritore di Torino, un impianto destinato alla combustione dei rifiuti residui.
Gli ambientalisti contestano l’approccio: “Dovremmo puntare a ridurre al minimo il ricorso all’incenerimento, privilegiando il riciclo e il recupero di materia”.
Avrebbero preferito, invece, che i rappresentanti dei Comuni fossero accompagnati a visitare i quartieri torinesi dove i cassonetti ad accesso controllato sono già stati installati. Qui, avvertono, si sarebbero potuti osservare problemi strutturali diffusi, come il degrado delle bocche di accesso e i guasti generalizzati, che contribuiscono a peggiorare la qualità della raccolta e ad aumentare i costi di manutenzione.
Infine, il piano strategico solleva dubbi anche dal punto di vista economico. La riduzione del personale operativo, giustificata dall’età avanzata dei dipendenti, e l’investimento massiccio in tecnologia sembrano seguire una logica più aziendale che ambientale. “L’obiettivo non può essere solo quello di far quadrare i conti: la gestione dei rifiuti deve rispondere a principi di sostenibilità e coinvolgimento sociale”, ribadiscono gli ambientalisti.
Nella lettera, si invita la SCS a considerare scenari alternativi, come un sistema porta a porta migliorato e integrato con cassonetti ad accesso controllato solo in contesti specifici.
Il modello adottato dal Consorzio CISA di Cirié potrebbe rappresentare un esempio virtuoso, dimostrando che esistono soluzioni diverse e più inclusive. “SCS deve avviare un confronto aperto con amministratori e cittadini, perché solo attraverso il dialogo si possono raggiungere gli obiettivi di recupero di materia e riduzione delle emissioni”, concludono i firmatari.
Legambiente Dora Baltea ODV e il circolo Pasquale Cavalieri di Caluso, dunque, lanciano un appello chiaro: “Fermiamoci e riflettiamo. Una decisione così importante non può essere presa senza un vero coinvolgimento della comunità”.
La palla ora passa ai sindaci e ai cittadini del Canavese, chiamati a decidere quale futuro immaginano per la gestione dei rifiuti nel loro territorio.
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