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Il personaggio

Vanessa Vidano: ribelle, consigliera e sognatrice. La politica come sfida e vocazione

Dalla perdita della madre all’impegno per la comunità: una storia di resilienza, politica e passione per il cambiamento. Tra sogni, sfide e un futuro ancora tutto da scrivere.

Vanessa Vidano

Vanessa Vidano

Qualcuno del centrosinistra (non diciamo chi...), quando l'ha sentita per la prima volta intervenire in pubblico, l’ha ascoltata e, senza troppi preamboli, si è detto tra sé e sé: “Questa è proprio brava!”.
Oggi, c’è chi la vedrebbe bene addirittura come futura candidata a sindaca, beninteso dopo Chiantore, tra 8 anni e mezzo.
“Così mi bruci!” ride. “È vero che non riesco a immaginarmi senza politica, ma… vabbè, dai, si vedrà”.

Lei è Vanessa Vidano, 40 anni. Oggi è così, ma nei primi anni delle superiori tutto si poteva dire, tranne che fosse una secchiona.

A pesare, e pure tanto, la perdita della mamma quando aveva appena 12 anni. Anima ribelle, Vanessa Vidano, al liceo scientifico Gramsci, si è poi diplomata, ma più di una volta ha pensato di abbandonare. Per questo dice ancora grazie a quei professori che le stettero addosso.
“Quando li vedo, li ringrazio…”.

Da lì in avanti, la sua vita è cambiata radicalmente, fatta eccezione per quell’atteggiamento un po’ ribelle che andava a braccetto con la passione per la politica, che si è sempre portata dietro senza neanche sapere il perché. Schierata a sinistra, decisamente a sinistra.
“Mi sono messa in riga. Mi sono iscritta a Scienze Politiche”.

Di giorno all’università e, nel tempo libero, al Castellazzo.
“Anni bellissimi” - ci racconta - “le prime occupazioni… le prime marce della pace. E c’era già lui, Pierangelo Monti. Mi ricordo di lui nel 2003, ad organizzare una manifestazione contro la guerra in Iraq nella chiesa valdese…”.

A Torino, Vanessa Vidano orbita nel centro sociale Gabrio e partecipa a tutte le manifestazioni con la “Torino Samba Band”, uno di quei gruppi che scendeva in corteo con tamburi, chitarre, campane e fischietti.
“Suonare - specifica Vidano - significava portare gioia e serenità. Ci vestivamo proprio come stessimo ballando una samba. Facevamo festa durante le manifestazioni, e non sai quante ne ho fatte in Val di Susa… Proteste pacifiche, non violente”.

Poi, arriva la svolta, chiamiamola “europeista”. Comincia con un Erasmus a Madrid di un anno e mezzo, e prosegue con un altro anno a Cuba, dove studia “il doppio mercato cubano”. Correva il 2010.

Vanessa Vidano

Nel 2012 muore il padre. Dopo una breve parentesi eporediese, riparte: questa volta va a vivere a Barcellona, dove lavora nel mondo della cooperazione e delle Ong. Ci rimane fino al 2017, quando torna a casa per stare accanto alla nonna.
“Se non fosse stato per lei, sarei rimasta a vivere a Barcellona”, ci racconta.

A 32 anni, a Ivrea, che cosa si può fare? La giornalista? Perché no? Magari alla Sentinella? Si guarda intorno, va da Cuccurullo e ricomincia un’altra storia. Si butta nella scrittura a capofitto e a lavorare nella cooperativa Pollicino.

Nel 2019 conosce Fabrizio Zanotti, con cui comincia a collaborare a una serie di lavori, tra cui i podcast. Lascia il giornalismo ed entra in politica. A farle conoscere l’associazione Viviamo Ivrea di Francesco Comotto è proprio lui. Ed è con lui che mette su casa: Vanessa, Fabrizio e Sinkè, il cagnone.

E siamo all’oggi: consigliera comunale e impiegata allo Sportello Help con lo Zac!

Tutto bene, ma la domanda è: perché candidarsi?
“Ti dico la verità - ci spiega - io sono una abbastanza timida. Stare al centro dell’attenzione mi mette ansia, ma la politica mi ha sempre appassionato. Se non l’avessi fatto, avrei vissuto una vita di frustrazioni. Avrei passato le giornate a lamentarmi. Mi sono candidata seguendo il flusso, e mi sarei candidata solo per una civica. Oggi apprezzerei anche una struttura organizzata, anzi ti dirò: la struttura mi servirebbe per non perdermi. Rischio di non essere efficace… In un partito strutturato mi ci vedo di più”.

Che detta così sembra quasi che Vidano stia per passare al Pd
“Non vorrei sbilanciarmi e neanche decretare un funerale. Credo che i movimenti abbiano cicli naturali. Iniziano e finiscono. Non sono partiti…”.

E poi c’è il consiglio comunale.
“Che io a volte patisco - ci spiega - patisco gli attacchi personali e non mi sento a mio agio. E poi devo ancora capire come andare sul concreto. Troppe volte si discute di cose fuffose, e mi piacerebbe avere confronti costruttivi. Detto questo, ho visto tanti consigli in passato e penso che, ahimè, siano sempre stati così e saranno sempre così… Dovessi dire, mi piace di più quel che c’è fuori dal consiglio: fare le cose insieme, imparare a stare insieme e a gestire i propri spazi in equilibrio con gli spazi degli altri. Di fronte a certi problemi ci scervelliamo tutti alla ricerca di una sintesi, e non è mai così facile”.

E dell’opposizione?
“L’opposizione fa l’opposizione, e devo dire che mi piace come la fanno. Sono molto sul pezzo, anche se ultimamente stanno fomentando delle polemiche in maniera molto strumentale, e questa cosa un po’ mi fa incazzare. L’uso strumentale di certi argomenti è un po’ meschino, non tanto bello”.

Poco, quasi nulla, da dire su tutto il resto, nonostante sia risaputa la sua battaglia all’interno delle commissioni per fare e dare molto di più alla lotta contro il randagismo.
“La giunta sta lavorando molto bene, anche se molte volte alcune cose non le sappiamo e le veniamo a conoscere dopo. Ci sono assessori con una forte propensione alla condivisione e altri un po’ meno. C’è chi galoppa e chi cammina, ma si muovono tutti…”.

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