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27 Novembre 2024 - 10:56
Luca Spitale
Lo abbiamo già scritto, ma non sufficientemente sottolineato. L’altra sera, in consiglio comunale, la star è stata di nuovo lui, il presidente del consiglio "alias marchese del Grillo", Luca Spitale.
Rivolgendosi a Cantoni, gli ha detto: “Vuole sfiduciarmi? Non si minaccia, lo faccia...”.
E poi, a muso duro: “Si tratta di un uso totalmente mediatico di questo strumento. Mi si contesta di non seguire il regolamento, quando invece l'ho sempre seguito in maniera precisa: non ho mai impedito a nessuno di esprimersi, semplicemente ho chiesto di terminare gli interventi nei tempi previsti dal regolamento. Non solo: poco tempo fa si è tenuta la riunione della commissione controllo e garanzia, richiesta dalla minoranza, dove si è parlato anche della gestione dei tempi di intervento. Durante l'ultimo Consiglio ho infatti voluto lasciare spazio a qualsiasi risposta, ponendo limiti di tempo molto ampi. Il risultato? Un Consiglio che poteva finire in poco tempo, perché non vi erano molti punti da trattare, è durato sette ore”.
Non era finita qui, mancava lo show, il colpo di teatro e non tanto di genio.
Spitale si è alzato in piedi e si è preso 10 minuti per raccontare la storia della sua famiglia: padre e madre siciliani e calabresi che, nel 1950, emigrarono a Ivrea. Quindi, dei problemi incontrati, che erano simili ma non uguali a quelli degli extracomunitari, con una differenza: loro avevano la carta d’identità e non il permesso di soggiorno.
“Loro avevano gli strumenti per integrarsi e questi altri no. E ci stupiamo se una generazione matura l’odio. Abbiamo impedito loro di integrarsi e oggi ne raccogliamo gli esiti…”.
In sequenza, una lunga serie di frasi fatte: “Generiamo clandestini artificialmente”, e accuse esplicite ai consiglieri comunali di voler portare avanti una “tiritera” sulla sicurezza. Proprio così, “tiritera”.
“Abbiamo tutti la sensazione che qualcosa stia cambiando. Siamo divisi sulle motivazioni. E vogliamo incidere su quelle reali. Farsi dire che la colpa è nostra è stucchevole. Il problema della sicurezza lo percepiamo esattamente come voi. La necessità di perseguire a tutti i costi la sicurezza è una necessità comune, ma sta diventando una battaglia teorica. La competenza non spetta al Comune. Si chiedono risorse che questo ente non ha…”.
Improbabile il paragone. Esagerata la doglianza. Incredibilmente fuori dai tempi tutto.
Ci si chiede: perché? Perché un presidente del consiglio comunale abbia voluto piazzare questo pippozzo nel bel mezzo di una serata dedicata alla sicurezza? Perché abbia voluto offendere l’Opposizione bollando le argomentazioni come “tiritera”?
Si sarà reso conto che nel denigrare il suo consiglio ha denigrato anche sè stesso?
Che, poi, delle due, meglio la tiritera del pippozzo non richiesto, non c'è dubio.
E in tutta onestà: ma chi se ne frega della sua vita e dei suoi genitori. E poi, a chi la stava raccontando? Tant’è.
Il consigliere comunale Massimiliano De Stefano gli è subito volato addosso, non prima di aver sottolineato che ciò che si dice in commissione di garanzia non dovrebbe uscire da lì: “Quello che ha detto lei avrebbe dovuto dirlo la sua maggioranza. Da presidente è inaccettabile. Da capogruppo avrebbe preso degli applausi anche da me. Cominciamo con il risolvere il buio in corso Massimo e in corso Nigra. Grazie alle luci di Natale si vede qualcosa, ma c’è buio pesto. Diversi commercianti chiudono un’ora prima la sera per paura di essere rapinati. Posso dirlo che anche mia moglie è stata importunata. Non è una bella cosa…”.
Peggio ancora Cantoni: “Grazie, presidente, per aver reso pubblica una discussione all’interno della commissione di garanzia. Le avevamo concesso tutte le attenuanti, ma è riuscito a far crollare tutto. Parlare di ‘tiritera’ e ‘stucchevole’ è oltraggioso verso chi qua ci ha mandati. Ci dovremmo aspettare le sue dimissioni…”.
Che poi Cantoni aveva semplicemente ricordato a Spitale ciò che può o non può fare: “Non può essere il presidente del consiglio, dall'alto del suo ruolo, a stralciare un emendamento. Al massimo lo fa chi quell'emendamento l'ha proposto. Non si tratta solo di un caso isolato: sono state diverse le occasioni in cui il presidente Spitale non ha applicato il regolamento. Tempi non rispettati e non fatti rispettare, consiglieri di minoranza ai quali è stato impedito di esprimere un'intenzione di voto, non da ultimo lo stralcio dell'emendamento, gesto irrispettoso del consiglio stesso. Ci rendiamo conto che il presidente si trovi a ricoprire un ruolo di leadership di fronte ad alcune oggettive debolezze della maggioranza, ma non è tollerabile che questo venga fatto in maniera tanto spudorata e irrispettosa del dibattito consiliare”.
A Cantoni, per la “sfiducia”, basterà l'appoggio della minoranza. Non passerà, questo è certo, ma Spitale ci rimetterà in immagine.
Di sottofondo resteranno, le accuse a un presidente che fa il capogruppo di maggioranza e, sempre più spesso, parla a titolo personale. Un presidente che perde le staffe a consigli comunali alterni, che usa parole come “le concedo la parola” e “ha diritto a parlare”, come se sedesse nello scranno più alto di Montecitorio. Un presidente del consiglio che sta interpretando il ruolo come nessuno mai lo aveva interpretato fino ad oggi, fuori da ogni logica bipartisan e con tanta, troppa strategia.
Un presidente post-ideologico che con il centrosinistra non c'entra nulla...
E se questo fosse davvero il nuovo Pd che avanza, beh siamo rovinati
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