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Dibattito

Chiacchiere sul Movicentro: tra risse, chitarre, libri e bottigliate

Violenza, degrado e dibattiti infuocati in Consiglio comunale sulla gestione degli spazi del Movicentro. Bocciata la mozione De Stefano per il presidio della Polfer.

Massimiliano de Stefano

Massimiliano de Stefano

Una nuova aggressione nel pomeriggio di lunedì 25 novembre, nella zona del Bennet, a Ivrea. Una lite violenta tra due persone e una è rimasta ferita. I protagonisti sono gli stessi di alcuni giorni fa, coinvolti in una rissa, poco più in là, al Movicentro finita con due accoltellati in ospedale. Tant’è! Di risse, la scorsa settimana, ce ne sono state altre. Da queste parti sono all’ordine del giorno.

Il fatto è che capitava tutto questo (legge di Murphy) poche ore prima di un consiglio comunale che di questo voleva parlare. All’ordine del giorno, la famosa mozione del consigliere comunale Massimiliano De Stefano, in cui si chiedeva di valutare di togliere, nella stesura del bando di assegnazione del Movicentro, uno dei locali, da utilizzare per una forza di polizia, con un occhio di riguardo alla Polfer.

Una mozione inutile, considerando che la si sarebbe dovuta discutere prima che la giunta deliberasse le linee guida. Ma, come si ricorderà, al consiglio comunale in cui era stata calendarizzata, di mozioni ne erano state presentate altre due e il presidente Luca Spitale aveva deciso di rinviarla a data da destinarsi.

“Questa sera” – ha acceso il dibattito De Stefano“nei pressi del Movicentro si sono di nuovo presi a bottigliate in faccia. Non ho ritirato la mozione perché vorrei sapere che cosa ne pensate voi…”

Erna Restivo

Erna Restivo

E che cosa ne pensano loro lo ha detto chiaro e tondo Erna Restivo, mettendo i puntini sull’unica “i” di sicurezza. Perchè è un tema trasversale e interessa a tutti. Perché nessuno ama vivere in un luogo insicuro.

Detto questo, Restivo ha salvato il bando e soprattutto l’idea che al Movicentro si operi per aggregare, per socializzare, per fare prevenzione, per costruire alternative: “Se la Polfer ritenesse necessario un presidio al Movicentro accoglieremmo favorevolmente la decisione, ma non negli spazi oggetto di bando…”

Restivo è andata oltre, indicando la vecchia stazione o lo la biglietteria in uso a Rfi al Movicentro. Insomma, non è un no alla Polfer, è un no a dare loro i luoghi in cui oggi opera lo Zac!

“Al momento però” – ha ribattuto De Stefano“quei locali non sono nostri. Rfi non ce li ha ancora dati in comodato d’uso. Se esistessero dei locali fuori dal bando sarebbe una bella notizia…”

E poi, sempre De Stefano, sulla marginalità: “I problemi di marginalità vanno affrontati con le politiche sociali che oggi sono carenti…”.

E poi ancora De Stefano, rivolgendosi al sindaco: “Aveva detto che si dovrebbero portare più chitarre e libri. Quando ci si trova di fronte a un fatto grave, si va lì con le manette e poi si inizia un processo riabilitativo. La situazione deve essere risolta pensando alle politiche sociali, ma non solo…”

Peraltro sulle chitarre e sui libri ci è andato giù secco anche il consigliere comunale Andrea Cantoni: “Occhio” – si è lanciato in una battuta – “potrebbero essere utilizzati come oggetti contundenti…”

Cantoni si è poi concentrato sui consiglieri comunali che sono soci o alle dipendenze della Cooperativa.

“Mi sarei aspettato un’astensione dei colleghi in conflitto di interesse…” ha stigmatizzato, riferendosi a Erna Restivo, che per la verità e per sua stessa ammissione è socia dello Zac!, ma non ha mai partecipato a un’assemblea.

“Prima che il Movicentro fosse affidato allo Zac non era bello passarci” – si è difesa la consigliera – “Io ci passo tutti i giorni e mi sento sicura perché c’è un presidio di legalità. Non possiamo sapere cosa sarebbe oggi quel luogo lì senza una gestione di tipo culturale, sociale e di intercettazione della marginalità. Io personalmente non ritengo di avere alcun conflitto di interesse su questo tema. È una cooperativa di 300 soci, mi sono associata all’inizio per simpatia e non ho interessi economici. Se applichiamo questa regola per lo Zac, allora quando si vota per le CER dovrebbero uscire tutti. Siamo tutti soci di AEG e lei è nel cda…”

E di rimando Cantoni. “Io non sono socio di Aeg. Le ricordo che la legge non parla solo di conflitto economico” – ha provocato Cantoni – “Il suo conflitto inizia con il fatto che lei è socia. E lei qui rappresenta la cooperativa. È una vergogna che siano lorsignori a definire quali spazi vadano o non vadano inseriti nel bando. La mozione è un atto di indirizzo… Se non è conflitto d’interessi questo, mi dica lei cos’è?”

Chiaro il riferimento alla Carta di Pisa, peraltro approvata quando tra i banchi dell’Opposizione sedeva Francesco Comotto, oggi assessore. Cantoni, in ogni caso, ne ha avute un po’ per tutti, soprattutto sull’idea che un luogo che attira marginalità, con l’inserimento di uno spazio legato alle marginalità, altro non fa che attirarne di nuove.

Andrea Cantoni

Andrea Cantoni

Sulla prevenzione e sulla repressione – ha insistito – “ci avete capito con qualche mese di ritardo, ma l’importante è arrivarci. Se il gestore (lo Zac!) si prefigge l’obiettivo di prevenire situazioni di criminalità, forse non lo sta facendo nel modo migliore…”

Tutto chiaro?

Non tanto. Abbastanza, però, per il sindaco Matteo Chiantore, che nel gran finale ha bollato tutta la discussione come “chiacchiere”, ripartendo dalle chiacchiere già fatte sulla mozione presentata prima che la giunta deliberasse le linee guida del bando, a detta di tutti, rinviata apposta.

“La giunta ha preso una decisione legittima. Il Movicentro? Ci sono dei problemi come in una qualsiasi altra stazione italiana. Lasciare vuoto un locale che può essere adibito a un servizio perché forse un giorno arriva la Polfer o perché c’è una mozione che parla di nulla, non mi sembra una buona idea. Se la Polfer vuole venire, ci sono altri locali, come la biglietteria, che è enorme…”

Tutto chiaro per De Stefano?

Più o meno, a cominciare dalle chiacchiere.

Ok! Stiamo facendo chiacchiere” – lo ha redarguito – “Ci permetta di disquisire una volta al mese…”.

C’è da dire che sulle chiacchiere Chiantore arriva secondo. Prima di lui, a sferrare loro un attacco, ci aveva pensato addirittura Silvio Berlusconi. “Non perdo tempo a smentire sciocchezze. Anzi, proporrò una tassa sulle chiacchiere”, disse, e tutti i giornali di sinistra gli vomitarono addosso le peggiori cose: pirla, dittatore, ladro e via discorrendo. Perché sì, nel dibattito politico, le chiacchiere son sostanza. Guai a pensare il contrario, ancor di più in un partito, il Pd, in cui da sempre il dibattito è tutto.

Detto questo, e di contorno, la consigliera comunale Elisabetta Piccoli ha nuovamente proposto, inascoltata, di togliere dal bando l’atrio, dando alla Polfer un gabbiotto.

“Sono convinta anche io - ha spiegato - che sia necessaria l’integrazione, che sia utile agire su un piano sociale e di recupero, ma di fronte a quel che sta succedendo,  violenza e spaccio, non è sufficiente. Non serve solo la repressione, ma ci vuole anche quella.”

Barbara Manucci

Barbara Manucci

E se la consigliera comunale Barbara Manucci ha ricordato che le stazioni sono in genere luoghi di interscambio di marginalità (“È una situazione preoccupante che solo marginalmente possiamo coordinare e controllare. Queste persone non le possiamo reprimere, ma aiutarle, seguirle…”), Paolo Noascone si è concentrato sui fatti di cronaca che non vengono segnalati, infine Emanuele Longheu ha puntato tutto sui ricordi di 10 anni fa, quando di aggressioni ce n’erano di più (“Dei miei compagni di scuola erano finiti al pronto soccorso. Oggi la situazione è migliorata…”).

La mozione, manco a dirlo, è stata bocciata. Andrea Gaudino e Vanessa Vidano, che lavorano per la Cooperativa Zac!, si sono astenuti.

“La battaglia a cui si partecipa anche sapendo di perdere è l’unica che va combattuta…” ha concluso Andrea Cantoni.

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