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Dibattito politico

Il diritto di appartenere: Ivrea in prima linea per semplificare la vita ai cittadini stranieri

Ogni attesa è una vita sospesa: una mozione per restituire dignità e certezze a chi vive intrappolato nei ritardi delle istituzioni. Habib Benoukaiss propone una rivoluzione silenziosa per rendere Ivrea un modello di integrazione e umanità.

Habib Benoukaiss

Habib Benoukaiss

Nove mesi. Tanto, a Torino, serve per ottenere un appuntamento in Questura per il rinnovo del permesso di soggiorno. Altri tre mesi si aggiungono per il rilascio del documento. Un anno intero per un pezzo di carta. Dodici mesi durante i quali il tempo sembra fermarsi. Ma per chi aspetta, la vita non si ferma affatto: bollette da pagare, famiglie da mantenere, sogni da rincorrere. È un’attesa fatta di silenzi, in cui le speranze si scontrano con una burocrazia lenta, rigida, spesso disumana.

Dietro questi numeri ci sono persone. Madri, padri, lavoratori, giovani cresciuti in Italia che continuano a sentirsi dire che non appartengono a questo paese.

Una manifestazione

Una manifestazione di qualche tempo fa

A Ivrea, come in molte altre città italiane, la questione è ormai quotidiana. Qui i cittadini stranieri residenti sono 1.987, un numero che non racconta solo statistiche ma storie di vita, integrazione e fatica. È per loro che il consigliere comunale Habib Benoukaiss ha deciso di presentare una mozione che, per molti, potrebbe rappresentare una svolta: trasferire ai Comuni, almeno in via sperimentale, il compito di gestire i rinnovi dei permessi di soggiorno per motivi familiari.

La proposta è tanto semplice quanto ambiziosa: permettere agli uffici comunali di occuparsi direttamente di pratiche che oggi ingolfano le Questure, rendendo il processo più veloce e accessibile. “Non si tratta solo di burocrazia, ma di dignità”, si legge nella mozione. Ed è proprio la dignità, quella troppo spesso calpestata, il cuore del problema.

Immaginate una madre che, durante il rinnovo del suo permesso di soggiorno, si vede sospendere dall’INPS gli assegni familiari per mesi. Immaginate un lavoratore che non riesce a presentare il contratto necessario per mantenere il proprio permesso, perché l’attesa per un Nulla Osta supera l’anno.

Sono storie comuni, ma dietro ogni storia c’è un dramma personale.

“Il sistema attuale non solo non funziona, ma crea precarietà, alimenta sfiducia e mina la coesione sociale”, denuncia il consigliere.

Questa precarietà non è solo emotiva, ma anche materiale. I ritardi nella gestione delle pratiche hanno conseguenze dirette sulla vita delle persone. Per chi possiede permessi di breve durata, come quelli familiari di due anni, ogni rinnovo diventa una corsa contro il tempo, un ostacolo che si ripete all’infinito. E non si tratta solo di attese. Ogni passaggio burocratico comporta costi aggiuntivi: marche da bollo, certificati, sopralluoghi. “Le difficoltà amministrative si sommano ai costi economici, lasciando molte famiglie in condizioni insostenibili”, sottolinea Benoukaiss.

Il caso del certificato di idoneità alloggiativa è emblematico. Sebbene i tempi per ottenerlo a Torino siano migliorati – da quattro mesi nel 2021 a meno di trenta giorni nel 2023 – le rigidità restano.

“Il certificato ha validità solo annuale e, per ogni nuova pratica, bisogna ripetere l’intero iter da capo. Altri costi, altre attese”, spiega la mozione. Questo meccanismo, oltre a essere inefficiente, finisce per penalizzare proprio chi avrebbe più bisogno di supporto.

La mozione punta a invertire questa tendenza.

“Ivrea, con meno di 2.000 cittadini stranieri, è il luogo ideale per sperimentare un nuovo approccio”.

Le cifre parlano chiaro: circa 1.000 di questi cittadini potrebbero beneficiare della gestione diretta dei rinnovi da parte degli uffici comunali. Una soluzione che, secondo Benoukaiss, sarebbe non solo più efficace, ma anche più umana.

La proposta include anche un protocollo d’intesa con le Questure, per garantire che la trasmissione delle pratiche avvenga senza intoppi. Questo passaggio, oltre a semplificare le procedure, eliminerebbe un rischio spesso sottovalutato: la cancellazione automatica dei cittadini stranieri dalle liste dei residenti.

“Perdere la residenza significa perdere il diritto di chiedere la cittadinanza italiana. È un’ingiustizia che dobbiamo fermare”, afferma il consigliere.

L’idea non nasce dal nulla. A Torino, il programma Spazio Comune, promosso dall’UNHCR, ha già dimostrato che una collaborazione tra enti locali, Questura e associazioni può funzionare. Grazie a questo progetto, molti cittadini stranieri hanno potuto accedere a un supporto concreto per velocizzare le pratiche e risolvere i problemi burocratici.

“Ivrea potrebbe seguire questo esempio, diventando un modello per gli altri Comuni della Città Metropolitana”, propone la mozione.

Ma la vera sfida va oltre la burocrazia. Questa proposta vuole cambiare il modo in cui si guarda ai cittadini stranieri.

“Non sono numeri, ma persone che contribuiscono alla nostra comunità con il loro lavoro, le loro famiglie, le loro aspirazioni”, ricorda Benoukaiss. “Semplificare le loro vite non è un favore, ma un dovere”.

Non da meno la questione è anche simbolica. Ogni attesa, ogni ritardo, rappresenta un colpo alla fiducia verso le istituzioni. E in una società che vuole definirsi inclusiva, questa fiducia è fondamentale.

“I ritardi burocratici non sono solo una perdita di tempo, ma un attacco alla coesione sociale. È ora di cambiare”.

Insomma Ivrea ha l’opportunità di fare la differenza, di dimostrare che un sistema più giusto è possibile. La mozione vuole essere un primo passo, una speranza per chi, ogni giorno, affronta il peso di un’attesa che sembra non finire mai.

“Restituire dignità significa restituire tempo, certezze e speranze. Ed è proprio questo che dobbiamo fare”, conclude il consigliere Benoukaiss.

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