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Il caso
19 Novembre 2024 - 12:36
Il tema dei piccioni è molto sentito a Torrazza. In foto Baesso, Rozzino e Gavazza
A Torrazza Piemonte i colombi non sono solo una presenza ingombrante sulle facciate e nelle piazze. No, qui i piccioni sono molto di più: sono anche un tema di acceso dibattito politico. A sollevare la questione è stata Martina Gavazza, consigliera di opposizione, che con una dettagliata interrogazione ha portato in Consiglio comunale un problema che, per quanto curioso, tocca aspetti non trascurabili di igiene e sicurezza urbana.
La risposta del vicesindaco Alberto Baesso, però, ha fatto alzare più di un sopracciglio, suscitando non poche perplessità. Sentite un po' qua...
L’interrogazione di Martina Gavazza parte da un presupposto scientifico e urbano: i colombi, con la loro massiccia presenza, sono un fattore di inquinamento biologico e danneggiano le strutture architettoniche, specialmente nei centri storici.
Scrive Gavazza: "Sottotetti, cornicioni e illuminazione pubblica offrono le migliori condizioni per proliferare". La consigliera elenca con precisione le problematiche connesse: "Il guano, prodotto dai colombi, intasa le grondaie e cade sull’asfalto, sui marciapiedi e sulle facciate, creando condizioni igieniche precarie per la comunità". E non manca di sottolineare i rischi sanitari: "I piccioni sono portatori di circa 60 malattie contagiose per l’uomo, ma anche per i nostri animali domestici".
Un tema che potrebbe sembrare di nicchia ma che, in realtà, riguarda molti centri urbani. E allora, alla fine della sua interrogazione, la consigliera di minoranza lancia la domanda chiave al Comune: "Alla luce di quanto illustrato sopra, l’Amministrazione comunale come intende agire?".

La massiccia presenza di piccioni è un tema molto sentito a Torrazza Piemonte
La risposta del vicesindaco Alberto Baesso, più che risolutiva, è stata "sorprendente". E diciamo "sorprendente" per non dire altro.
Dopo una lunga introduzione in cui ha riconosciuto la complessità del problema – "Il tema dei colombi è noto sia a livello locale che nazionale" – Baesso ha elencato alcune tecniche che altre città hanno adottato: mangimi sterilizzanti, introduzione di predatori naturali, interventi strutturali. Tuttavia, ha concluso con una domanda che ha fatto sorridere (e non poco) i presenti: "Voi, cosa pensavate di fare?"
Sì, avete capito bene. Invece di fornire soluzioni concrete, il vicesindaco ha girato la palla alla consigliera Gavazza, chiedendo a lei – che è in minoranza – di proporre idee. Una mossa che ha tutto il sapore del classico "scaricabarile". O dello "sfottò", soprattutto considerando che il problema dei colombi è stato inserito nel programma elettorale dell’attuale amministrazione.
E qui sta il cuore del paradosso politico. Se l’Amministrazione comunale non ha idee per risolvere problemi come quello dei colombi, allora che ci stanno a fare il sindaco Massimo Rozzino e il suo vice Alberto Baesso?
Forse i cittadini di Torrazza dovrebbero rivolgersi direttamente alla minoranza per chiedere piani d’azione e non più all'esecutivo?
La situazione assume toni grotteschi: un’Amministrazione che, anziché governare, si rivolge all’opposizione per chiedere suggerimenti. Un caso più unico che raro.
La consigliera Gavazza, dal canto suo, non ha risposto direttamente alla provocazione, ma il suo documento parla chiaro. L’interrogazione non è solo una critica, ma anche un invito ad affrontare seriamente il tema, senza lasciarlo cadere nel dimenticatoio o relegarlo a dibattiti vuoti.
La vicenda dei colombi, con il suo intreccio di accuse e risposte ambigue, diventa quasi una metafora della politica locale. Un piccolo problema concreto, che avrebbe bisogno di soluzioni pratiche, si trasforma in un simbolo dell’immobilismo e della mancanza di progettualità. Se la risposta a una questione come questa è "Voi cosa fareste?", cosa possiamo aspettarci su temi più complessi?
La domanda finale resta: chi vola più alto, i colombi o l’Amministrazione di Torrazza Piemonte?
Per ora, i piccioni sembrano avere la meglio, mentre i cittadini restano a guardare, sperando che qualcuno, da una parte o dall’altra, si decida a sporcarsi le mani – magari non di guano, ma di impegno concreto.
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